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Quali sono le repubbliche dell'ex Unione Sovietica contese ancora oggi

Si tratta di Donetsk e Lugansk, Crimea Transnistria, Nagorno-Karabakh, Abcasia, Ossezia del Sud

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato:

Non soltanto i territori a est dell’Ucraina. Quelli contesi tra entità statali, che reclamano indipendenza, che finiscono nella sfera di influenza del gigante nato dalle ceneri dell’Urss sono diversi. Ecco un elenco che ci permette di mappare i conflitti di un assetto che, dopo l’Unione Sovietica, fatica a essere trovato.

Donetsk e Lugansk

Nella mappa, La Repubblica Popolare di Donetsk e La Repubblica Popolare di Lugansk.

La Repubblica Popolare di Donetsk, autoproclamatasi indipendente il 7 aprile 2014, ha come presidente Denis Pusilin (il suo predecessore, Aleksandr Zacharcenko, è stato ucciso in un attentato con un’autobomba).

Si estende su un’area di 8.539 km² e ha una popolazione di 2.244.547 abitanti. La lingua ufficiale è il russo e la moneta è il rublo. La capitale è Donetsk, altre città importanti sono Makeevka, Gorlovka e Enakievo.

La Repubblica Popolare di Lugansk si è autoproclamata indipendente il 12 maggio 2014, e l’attuale presidente è Leonid Pasecnik.

Si estende su un’area di 8352 km² e ha una popolazione di 1.506.549 abitanti. La lingua ufficiale è il russo e la moneta è il rublo. La capitale è Lugansk e le altre città importanti sono Krasnyj Luc e Alcevsk.

Entrambe le repubbliche popolari si trovano nell’est dell’Ucraina, nell’area del Donbass, ed effettivamente non sono riconosciute come indipendenti dalla maggior parte della comunità internazionale, Italia compresa, in quanto il referendum che ne ha decretato l’indipendenza è stato ampiamente contestato e dichiarato illegittimo.

Gli stati che riconoscono le due repubbliche sono invece la Russia, l’Ossezia del Sud e la Siria. L’Ucraina rivendica l’intero territorio come parte integrante dello Stato, mentre Onu ed Unione Europea hanno rifiutato il riconoscimento delle repubbliche di Donetsk e Lugansk.

Crimea

Nella mappa, la penisola di Crimea, sul Mar Nero.

La penisola che si affaccia sul Mar Nero ha una storia simile a quella delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk. Alla fine del febbraio del 2014, i russi, in uniformi non contrassegnate, sono entrati in Crimea sostenendo i separatisti locali. Un mese dopo, la Russia ha annesso la Crimea, all’esito di un contestato referendum.

Si tratta dell’ennesimo tassello che ci dà il quadro della situazione nell’Ucraina orientale, dove i separatisti operavano con il sostegno della Russia in territori di confine e per questo assai contestati.

Transnistria

Nella mappa, la Transnistria.

Compresa tra l’Ucraina e la Moldavia, la Transnistria conta tra i 500mila e i 600mila abitanti. Si tratta di una regione non più grande della Valle d’Aosta, che però ha avuto una storia segnata da conflitti e spargimenti di sangue.

Sulla bandiera della Transnistria campeggia il simbolo con la falce e martello dei comunisti. Ha un’amministrazione autonoma, una propria moneta, linee di confine chiuse e una compagnia monopolistica e potentissima lo Sheriff (proprietario dello Sheriff Tiraspol, che l’anno scorso ha giocato la Champions League), fondata da un partito affiliato a Russia Unita (Rinnovamento), la forza maggioritaria in Russia.

La Transnistria è stata oggetto della contesa tra Urss e Romania, in alcune fasi ha addirittura fatto parte di entrambe le entità statali. Dopo il 1991 (anno della caduta dell’Unione Sovietica) lo stato di Tiraspol ha prima fatto parte della Russia, quindi si è dichiarato indipendente.

La mossa ha scatenato una guerra tra ucraini e russi, che si erano proclamati autonomi, e romeni e moldavi, contrari alla scelta. Era il 1992, il conflitto durò alcuni mesi, provocando circa mille morti.

Ossezia del Sud

Nella mappa, l’Ossezia del Sud (in Georgia) e l’Ossezia del Nord (che invece è in Russia).

In Ossezia del Sud vivono circa 50mila persone. Appartenente alla Georgia, si tratta di un territorio che godette ai tempi dell’Urss di ampia autonomia e che dopo la caduta dell’Unione Sovietica ha dichiarato la propria indipendenza (era il 1991, lo stesso anno della caduta dei comunisti).

Seguì una dura reazione repressiva del governo della Georgia, che portò allo scontro militare. Nello scontro, una parte fu giocata dall’Ossezia del Nord, che prese apertamente posizione a favore dell’Ossezia del Sud. L’Ossezia del Nord si trova in Russia e il governo georgiano accusò Mosca di aver aiutato i rivoltosi tramite la fornitura di mezzi e armi.

Nel 1992 la proposta della Russia al governo georgiano di un cessate il fuoco (Sochi, 24 giugno). L’accettazione dell’esecutivo della Georgia dipese anche dal fatto che, contemporaneamente, in un paese caratterizzato dalla presenza di diverse etnie, la situazione si stava aggravando in un altro territorio: l’Abcasia.

L’accordo lasciò l’Ossezia del Sud in una posizione ibrida, con un governo locale non riconosciuto. La situazione si aggravò nel 2008, quando l’intervento della Russia fu più deciso e portò a una nuova fase di rapporti tesi tra l’Occidente e il Cremlino. Lo scontro in Ossezia del Sud durò cinque giorni e provocò una tragedia umanitaria, con morti e sfollati.

Abcasia

Nella mappa, l’Abcasia (in Georgia).

L’Abcasia è un altro capitolo del conflitto tra Russia e Georgia, infatti noto come Seconda guerra russo-georgiana (dopo quella in Ossezia del Sud). Alla Seconda guerra russo-georgiana parteciparono truppe provenienti da Cecenia e Russia. Il conflitto era stato provocato dalle richieste di indipendenza dell’Abcasia, che, come l’Ossezia del Sud, con i comunisti aveva goduto di una certa autonomia, negli anni Novanta sentendosi invece oppressa dai toni nazionalistici del governo della Georgia. La guerra andò avanti dal 1991 al 1993 ma il conflitto appare tutt’oggi congelato.

Il territorio è tutt’oggi conteso: la Georgia lo considera occupato dai russi, mentre la Russia lo riconosce come indipendente. Inoltre vi mantiene un contingente armato, che Mosca considera una forza necessaria a mantenere la pace (quindi non di occupazione).

Nagorno-Karabakh

Nella mappa, il  Nagorno-Karabakh.

Nel 2020 la Russia interviene nel Nagorno-Karabakh e attualmente il territorio caucasico, che formalmente si trova in Azerbaijan, ma che è controllato dall’Armenia, è diventato un protettorato russo.

I contrasti tra stati per il controllo del territorio sono continui. La guerra è durata due mesi e si è conclusa con una tregua negoziata dalla Turchia. Anche in Nagorno-Karabakh ci sono soldati russi – circa 2mila – ufficialmente per mantenere la pace (come in Ossezia del Sud e Abcasia), ma che in realtà sembrano operare un controllo del territorio tramite alcuni checkpoint. Inoltre i russi starebbero distribuendo ai cittadini del Nagorno-Karabakh passaporti di Mosca.

Fonte foto: Virgilio Notizie

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