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CRONACA ESTERA

Protesta di 100mila persone in Israele davanti alla Knesset: chieste le dimissioni di Benjamin Netanyahu

In Israele migliaia di persone sono scese in piazza davanti alla Knesset, il parlamento a Gerusalemme, per chiedere le dimissioni di Benjamin Netanyahu

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Alberto Cantoni

GIORNALISTA

Giornalista professionista. Scrive di cronaca e attualità, ma le passioni più grandi sono la tecnologia e l’innovazione. Dopo una laurea in Comunicazione e un master in Giornalismo muove i primi passi nelle redazioni di alcune testate nazionali tra Milano e Roma. Attualmente collabora con diverse realtà editoriali.

Circa 100mila persone sono scese in piazza a Gerusalemme davanti alla Knesset, il parlamento di Israele, per chiedere le dimissioni del primo ministro Benjamin Netanyahu e nuove elezioni anticipate. Si tratta della più grande manifestazione antigovernativa dall’entrata in guerra del Paese in ottobre: tra le richieste dei manifestanti anche un accordo che permetta di arrivare al rilascio dei 130 ostaggi ancora nella Striscia di Gaza.

La protesta contro Netanyahu davanti alla Knesset, il parlamento di Israele

Il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu “non rappresenta l’opinione pubblica israeliana, ha affermato il leader della protesta Moshe Radman a margine della massiccia manifestazione organizzata nella giornata di domenica 31 marzo, come riferito dal The Times of Israel.

“Oggi sono tutti qui: Brothers in Arms, Kaplan Force, tutti”, ha spiegato Radman, citando vari movimenti di protesta. “Siamo qui fino a mercoledì. Prima di tutto, vogliamo le elezioni perché pensiamo che questo governo non rappresenti l’opinione pubblica”, ha aggiunto.

Manifestanti antigovernativi bloccano una strada principale di Gerusalemme durante la protesta

Le proteste si concentreranno intorno alla Knesset, il parlamento israeliano a Gerusalemme, ma si terranno anche in altri luoghi chiave, tra cui di fronte alla residenza di Netanyahu.

Un evento in grado di spostare l’ago della bilancia

Domenica 31 marzo il quotidiano locale Haaretz ha riferito di come Radman avesse comunicato a un piccolo gruppo di follower sui social media il fine ultimo delle manifestazioni, ovvero “creare un grande evento che sposti l’ago della bilancia“.

L’obiettivo è anche fare pressione sul governo per programmare le prossime elezioni prima del Giorno dell’Indipendenza, fissato per il 13-14 maggio.

Radman ha spiegato al Times of Israel che Netanyahu “non può ascoltare perché è nel bel mezzo della sua sopravvivenza politica e del mantenimento della sua leadership”.

Tuttavia, ha aggiunto, “spero che le persone della coalizione ci ascoltino e capiscano che l’unico modo in cui Israele si riprenderà da questo disastro sono le elezioni“.

Benjamin Netanyahu operato all’ernia

Nelle ultime ore è arrivata anche la notizia di come Netanyahu sia stato operato “con successo” all’ernia (comunicata dall’ufficio del primo ministro israeliano). Il premier è “in forma e comincia a riprendersi“, è stato precisato al termine dell’intervento eseguito in anestesia totale nella serata di domenica 31 marzo.

L’ernia è stata scoperta durante un check up di routine il 30 marzo e l’operazione è stata fissata il prima possibile.

Nel luglio scorso, Netanyahu era stato sottoposto a un altro intervento chirurgico presso l’ospedale Sheba Medical Center di Tel Aviv, per l’impianto di uno strumento per il controllo del ritmo cardiaco.

Fonte foto: ANSA

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