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La foto dell'anno mostra il corpo di una vittima di Hamas: polemica social, ma il padre difende i fotografi

Foto dell’anno è quella che riprende il corpo martoriato di una giovane donna portato via dai militanti di Hamas

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Maria Francesca Moro

GIORNALISTA

Giornalista professionista specializzata in cultura e ambiente, si occupa anche di cronaca, attualità e politica. Inizia il suo percorso nel mondo della carta stampata, per poi impugnare la telecamera e raccontare l’attualità su social e tg nazionali.

Ha fatto il giro del mondo lo scatto che ritrae il corpo di una giovane donna, martoriato e semi-nudo, trascinato via su un pick-up dai miliziani di Hamas per essere esibito come un bottino di guerra per le strade di Gaza. Adesso, la foto scattata durante l’attacco al rave del 7 ottobre, è stata eletta Foto dell’anno e la decisione ha fatto indignare molti, ma non il padre della vittima.

La foto dell’anno sulla vittima di Hamas

Il Reynolds Journalism Institute dell’Università del Missouri è al capo di uno dei concorsi di fotogiornalismo più antichi del mondo che, ogni anno, premia gli scatti più significativi dei reporter di tutto il mondo.

Il primo posto per la categoria Team Picture Story of the Year (foto dell’anno scattate in squadra) quest’anno è toccato ai reporter di Associated Press (AP).

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Premiata una raccolta di 20 scatti che raccontano dell’attentato del 7 ottobre e del successivo assedio di Gaza.

Ad aprire la raccolta è l’immagine del corpo di Shani Louk, la 23enne tedesco-israeliana, tra le vittime dell’attacco al rave Supernova nel deserto del Nagev.

Il suo corpo, esibito dai miliziani di Hamas, è stato immortalato dal fotografo palestinese Ali Mahmud e si è trasformato in una delle immagini simbolo del conflitto in Palestina.

Le critiche alla foto e le accuse al reporter

In seguito alla pubblicazione della foto che ritrae il cadavere di Louk, i profili social del premio sono stati inondati da indignati commenti.

I responsabili del premio si sono difesi ribandendo che “documentare le ultime notizie in tutto il mondo, non importa quanto orribili, è il nostro lavoro. Senza Ap e altre testate giornalistiche, il mondo non avrebbe saputo cosa stava succedendo il 7 ottobre”.

Ma secondo Hen Mazzig, del Tel Aviv Institute Social Media Laboratory: “Le foto che mostrano violenza e morte possono essere degne di nota o importanti quando umanizzano i morti o galvanizzano il pubblico”.

“La foto vincitrice di quel contesto non fa nessuna delle due cose; – prosegue Mazzig – disumanizza Shani che non è nemmeno nominata, ritraumatizza la sua famiglia e legittima le azioni di Hamas con il pretesto della neutralità giornalistica”.

Accuse anche nei confronti del reporter autore dello scatto, contro cui è in corso una causa intentata dallo Stato di Israele.

Il fotografo freelance Ali Mahmud è accusato di essere stato pre-informato dell’attacco da Hamas e di aver avuto così l’opportunità di scattare quelle foto.

Mahmud, che si trovava sul luogo assieme ad altre tre colleghi (che hanno in seguito venduto gli scatti ad AP, Cnn e Reuters), ha sempre negato ogni accusa.

Le parole del padre di Shani Louk

Estraneo alle polemiche e in accordo con la giuria del premio fotogiornalistico si è dichiarato Nissim Louk, padre della 23enne vittima di Hamas e protagonista dello scatto in questione.

L’uomo si è detto contento che la foto sia stata premiata: “È una delle immagini più importanti degli ultimi 50 anni. Un’immagine capace di plasmare la memoria umana. Simboleggia un’epoca”.

“Questa documentazione di Shani e il video di Noa Argamani portata via su una motocicletta – continua Louk – sono i simboli di quella tragedia. Tra 100 anni, chi le guarderà saprà cosa è successo qui. Tutti diranno immediatamente questa era Shani”.

Fonte foto: IPA

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