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"L'Ungheria non è più una democrazia", la condanna del Parlamento Ue: Lega e Fratelli d'Italia s'oppongono

Ue contro l'Ungheria: i partiti con a capo Giorgia Meloni e Salvini non votano contro Orban

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Mirko Vitali

GIORNALISTA

Giornalista esperto di politica e attualità, attento anche ai temi economici e alle dinamiche del mondo dello spettacolo. Dopo due lauree umanistiche e il Master in critica giornalistica, lavora e collabora con diverse testate e realtà editoriali nazionali

L’Ungheria “non può più essere considerata una democrazia”: questo il passaggio chiave del rapporto approvato nelle scorse ore dal Parlamento Europeo.

La situazione di Budapest si è degradata a tal punto che il paese guidato da Viktor Orban è ormai da considerarsi una “autocrazia elettorale”, si legge sempre nel documento che ha avuto 433 voti favorevoli, 123 contrari e 28 astensioni. Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro il rapporto.

Eurodeputati di Lega e Fratelli d’Italia non votano contro Orban

I gruppi ID ed ECR, che al suo interno ospitano gli europarlamentari del Carroccio e del partito di Giorgia Meloni, si sono infatti opposti in blocco al documento. Nella relazione è stato messo nero su bianco che l’atteggiamento fino ad ora tenuto dall’Ue nei confronti dell’Ungheria è stato votato alla “inazione”, che ha “peggiorato le cose”. Ora, però, si vuole agire.

Il rapporto raccomanda che l’erogazione dei fondi per la ripresa, a Budapest, sia sospesa “finché il Paese non si allineerà alle raccomandazioni dell’Ue e alle decisioni della giustizia comunitaria”. Per l’Aula “ogni ritardo nella procedura legata all’articolo 7 equivarrebbe ad una violazione dello Stato di diritto da parte del Consiglio”.

Vengono condannati gli “sforzi deliberati e sistematici” dell’Ungheria contro i valori europei e si chiedono “risultati” per quel che concerne la procedura ex articolo 7.

I deputati chiedono alla Commissione di utilizzare ogni strumento a disposizione, con particolare riferimento al meccanismo di condizionalità a tutela del bilancio Ue, ossia quel meccanismo che protegge i fondi comunitari dalle violazioni dello Stato di diritto.

Perché l’Ungheria spaventa l’Ue

Ciò che maggiormente getta ombre sul governo di Orban sono le preoccupazioni legate all’indipendenza della magistratura, alla corruzione, ai conflitti di interesse, alla libertà di espressione, al pluralismo dei media, alla libertà accademica, a quella religiosa, alla libertà di associazione, all’uguaglianza di trattamento, inclusi i diritti delle persone Lgbt, dei diritti dei minori, dei migranti e dei richiedenti asilo, del funzionamento del sistema elettorale e costituzionale.

“Conclusioni inequivocabili: l’Ungheria non è più una democrazia”

La relatrice Gwendoline Delbos-Corfield, francese dei Verdi, ha evidenziato che “le conclusioni della relazione sono chiare e inequivocabili: l’Ungheria non è più una democrazia. Era fondamentale che il Parlamento prendesse posizione, tenendo conto dell’urgenza e della gravità degli attacchi contro lo Stato di diritto in Ungheria”.

“Oltre a riconoscere la strategia autocratica di Fidesz (il partito guidato da Viktor Orban, che oggi nel Parlamento è tra i Non Iscritti dopo essere uscito dal Ppe, ndr), una grande maggioranza dei deputati sostiene questa posizione, che è una prima assoluta per il Parlamento. Dovrebbe essere un campanello d’allarme per Commissione e Consiglio”, ha concluso la relatrice francese.

Fonte foto: ANSA

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