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Roberto Vecchioni a Sanremo 2024 nella serata cover: quella volta che fu arrestato e incarcerato a Marsala

Roberto Vecchioni torna all'Ariston per la serata cover-duetti del Festival di Sanremo 2024: quella volta che il cantante fu arrestato e incarcerato a Marsala

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Simone Vazzana

GIORNALISTA

Giornalista professionista, è caporedattore di Virgilio Notizie. Ha lavorato per importanti testate e tv nazionali. Scrive di attualità, soprattutto di Politica, Esteri, Economia e Cronaca. Si occupa anche di data journalism e fact-checking.

Roberto Vecchioni ospite al Festival di Sanremo 2024 per un duetto col giovane Alfa sulla sua Sogna, ragazzo, sogna, nella quarta serata dedicata alle cover, venerdì 9 febbraio. Il professore di greco più famoso d’Italia, che il Festival è riuscito a vincerlo nel 2011 (con Chiamami ancora amore) ha avuto una vita piena, in cui non sono mancati colpi di scena. Come quella volta in cui fu arrestato a Milano e incarcerato a Marsala.

L’arresto di Roberto Vecchioni

Giugno 1977. Sul palco della Festa dell’Unità organizzata a Marsala sale il 34enne Roberto Vecchioni: dalla fortunatissima Luci a San Siro sono trascorsi 5 anni.

Due anni dopo, il 17 agosto 1979, la polizia lo preleva a casa sua a Milano, in via Casati: lo stava aspettando dal 10 luglio, ma l’artista era in tournée all’estero.

Lucio Dalla, Francesco Guccini e Roberto Vecchioni in uno scatto degli anni Settanta

Viene subito portato nel carcere di San Vittore e poi trasferito in Sicilia. A disporre il mandato d’arresto è il giudice istruttore di Marsala, Salvatore Cassata: il cantante era stato accusato sostanzialmente di spaccio da un ragazzo, che aveva raccontato di essersi visto offrire dell’hashish alla Festa dell’Unità.

Il racconto dell’arresto

In un’intervista del 2014 rintracciabile su YouTube, Roberto Vecchioni ha raccontato i momenti dell’arresto:

Arrivarono a casa mia senza preavviso di nessun tipo due bellissimi poliziotti. Io stavo per partire per le vacanze, mi presero così com’ero senza spiegarmi niente, senza lasciarmi fare una telefonata e mi portarono diritto a San VittoreQuella notte, a San Vittore, in uno stanzino che aveva il cesso in una condizione che nemmeno ti sto a dire… niente finestra, un buco nel muro e pioveva, quella notte. Tutta l’acqua che mi arrivava dentro. E io che ero lì e non sapevo perché ero lìIo non ho mai usato droghe in vita mia. Io sono della generazione del vino. La droga non m’è mai piaciuta, penso sia il massimo della minchioneria e dell’imbecillità di essere personeSono stato nella prigione di Marsala per tre giorni per un’accusa sbagliata e per una cosa per cui sono stato chiaramente riabilitato, però mi sono divertito moltissimo con quelli che eran lì, con i carcerati, con il direttore che era simpaticissimo: abbiam giocato a carte”.

Al Corriere della Sera, invece, Vecchioni aveva raccontato come il mandato d’arresto fosse “così pieno di errori che ho creduto a uno scambio di persona. Non era esatto l’indirizzo, mi avevano tolto 10 anni di età”.

Il rilascio e il ritorno a Milano

Il 20 agosto 1979 Vecchioni viene scarcerato e il giorno dopo torna a Milano. Racconta immediatamente tutto al Corriere della Sera:

Appena ho messo piede in carcere ho pensato al processo di Kafka, a come una persona che sa di essere innocente possa finire in carcere con tutti i presupposti per rimanervi a lungo. Mi sono detto: posso stare chiuso qui dentro anche per un anno, se esco prima tanto di guadagnato (…). La prima notte a San Vittore non ho dormito, ma non avevo paura, e tutti si erano dimostrati molto gentili con me. A Marsala sono stato accolto in un carcere con pochi detenuti, una quarantina in tutto. Tre erano dentro da alcuni mesi perché accusati dallo stesso giovane che aveva affermato di aver avuto uno ‘spinello’ da me”.

Quel ragazzo, un 17enne di nome Diego Di Dia, prima ritrattò le accuse, poi le riconfermo.

Ci vorranno due processi e cinque anni per dimostrare di non aver fatto nulla: Vecchioni è stato assolto perché il fatto non sussiste, ma “per quattro anni i carabinieri mi hanno fermato, perquisendo la macchina. Una serie infinita di scocciature”, aveva raccontato a Repubblica.

L’esperienza del carcere in due canzoni

Da artista, Roberto Vecchioni sfrutta la vicenda assurda di cui è stato protagonista e scrive due canzoni.

Una compare nell’album Robinson, si intitola Signor giudice ed è dedicata a Cassata (che fece interrogare il cantante da un sostituto, perché lui era in ferie).

L’altra, scritta mentre era in carcere, si intitola invece Lettera da Marsala.

Chi era il giudice Giovanni Cassata

Giovanni Cassata era stato un magistrato il cui nome era stato trovato nelle liste della P2 di Licio Gelli, tessera numero 2187.

È morto il 18 agosto 1989, due giorni dopo aver compiuto 50 anni, in un incidente sull’autostrada Trapani-Palermo.

Deceduto 10 anni dopo aver disposto l’arresto di Vecchioni, avvenuto il 17 agosto 1979.

Fonte foto: Getty / ANSA

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