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Cosa prevede il decreto Superbonus 110 appena diventato legge: scadenze e detrazioni fiscali, cosa cambia

Approvato anche in Senato il decreto Crediti, che stabilisce le nuove regole per il Superbonus 110. Per chi sono previste le proroghe e le deroghe

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Giulia D'Aleo

GIORNALISTA

Scrive su importanti quotidiani nazionali, si occupa di attualità con una particolare attenzione rivolta a temi sociali, diritti, marginalità.

Il Superbonus 110 è legge. Dopo l’approvazione alla Camera, mercoledì 5 aprile anche il Senato ha votato in maggioranza a favore del decreto Crediti, che disciplina i crediti legati ai bonus edilizi, tra cui il Superbonus. Approvato con 94 voti a favore, 72 contrari e 2 astensioni, è stato definito dal Movimento Cinque Stelle un “decreto osceno”. Cosa prevede e quali sono i cambiamenti principali.

Le nuove proroghe

Il nuovo decreto introduce una serie di novità rispetto al precedente Superbonus 110%. La prima riguarda i tempi, perché, mentre il testo approvato dal Consiglio dei ministri a febbraio prevedeva lo stop della cessione dei crediti e dello sconto in fattura, il nuovo decreto introduce delle proroghe per ricevere le agevolazioni.

Per le unifamiliari che al 30 settembre 2022 hanno raggiunto almeno il 30% del completamento dei lavori, sarà possibile richiedere l’agevolazione al 110% fino al 30 settembre 2023.

I deputati di M5S nell’Aula della Camera con giubbotti e caschetti da operaio per protesta al voto sul dl Superbonus

Per quanto riguarda la cessione dei crediti, se al 17 febbraio non era ancora arrivata l’approvazione del cessionario, sarà possibile averla fino al 30 novembre 2023, solo per le spese effettuate nel 2022. Sarà, però necessario il pagamento di una mora di 250 euro.

Si allungano i tempi anche per le detrazioni fiscali, che, solo per le spese del 2022, potranno essere spalmate su 10 anni invece che su 4.

Le deroghe previste

Oltre alle proroghe, il nuovo decreto prevede anche delle deroghe. Innanzitutto, potranno accedere al Superbonus anche le abitazioni che sono rimaste intaccate dai terremoti dal 2009 e dall’alluvione nelle Marche.

Possibilità di usufruirne anche per le case dell’Istituto Autonomo Case Popolari, per le strutture appartenenti alle Onlus e per quegli interventi che prevedano la rimozione di barriere architettoniche o lavori di rigenerazione urbana.

Rientrano nella cessione del credito e nello sconto in fattura anche gli interventi effettuati su caldaie, infissi e pannelli fotovoltaici. Necessaria, in questo caso, la prova di avvio dei lavori prima del 16 febbraio 2023.

Il problema dei crediti fiscali

A creare maggior scompiglio è la questione dei crediti fiscali, fermi per oltre 19 miliardi di euro nei cassetti fiscali di aziende e privati.

La soluzione ideata dal governo è quella di dare alle banche la possibilità di convertire i propri crediti in Btp almeno decennali, a partire dal 2028.

Si pensa, quindi, alla nascita di una piattaforma finanziaria gestita da privati dove sarà possibile acquistare o cedere crediti e sbloccare così parte di quelli rimasti fermi.

La risposta politica

Dopo l’approvazione alla Camera, sul decreto il governo aveva posto la questione di fiducia, bloccando di fatto la possibilità da parte dell’opposizione di proporre e votare eventuali modifiche in Commissione.

Gli attacchi più duri sono arrivati dal Movimento 5 Stelle, secondo cui “viene archiviato in fretta e furia da governo e maggioranza un provvedimento che porta in dote solo micro-correzioni che rischia di mandare gambe all’aria migliaia di imprese“.

Ma anche per il Partito democratico “il problema della cessione dei crediti non viene risolto: ci sono 19 miliardi di crediti, questo decreto non dice come salvaguardarli” aveva detto il senatore Pd Daniele Manca.

Fonte foto: ANSA

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