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Covid, Conte conferma: l'Italia nello scenario 3. Cosa comporta

Il premier Giuseppe Conte ha spiegato che siamo nel terzo dei quattro scenari sulla circolazione del coronavirus ipotizzati da Iss e Cts

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato:

In Italia siamo nello scenario 3 ipotizzato dal ministero della Salute e dall’Istituto superiore di sanità, quello prima del più grave che prevede un lockdown generalizzato. Lo ha confermato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte intervenendo durante il Question Time alla Camera per parlare del dl ristori.

Il premier ha spiegato che le misure contenute nel Dpcm del 24 ottobre sono state approvate dal Comitato tecnico scientifico e prese sulla base del documento con i quattro scenari relativi all’epidemia di coronavirus stilato sulla base dello studio dello stesso Cts.

Conte ha affermato che siamo nel terzo dei quattro scenari ipotizzati, quello in cui l’epidemia è diffusa, con l’indice Rt tra 1,25 e 1,50, e il sistema sanitario in difficoltà. Era quindi necessario introdurre alcune misure per evitare di arrivare alla situazione più grave ed evitare un nuovo lockdown totale.

“Lo studio – ha detto – prevede possibilità di interruzione di alcune attività particolarmente a rischio anche su base oraria, possibilità di lezioni scaglionate per la scuola, incremento dello smart working per decongestionare i trasporti”.

Coronavirus, i quattro scenari

Il primo scenario prevede un Rt poco sopra l’1 e contagi immutati da due o tre mesi. Si agirebbe in questo caso con la rimodulazione delle attività con quarantena dei contatti, uso di mascherine, distanziamento fisico, igiene individuale e sanifcazione ambientale. Con contagi in lieve aumento anche la Regione e le amministrazioni locali dovrebbero intervenire con valutazione del rischio relativo alla cricolazione tra comuni e focolai limitati, come nel caso delle scuole.

Il secondo scenario prevedere un Rt tra 1 e 1,25, con una trasmissione del coronavirus diffusa ma ancora gestibile. Per una costante crescita dell’incidenza di casi, si potrebbe osservare una aumento della percentuale dei sintomatici, con ospedalizzazione e ricoveri più frequenti. Si dovrebbre optare per la chiusura prima anticipata e poi totale dei locali notturni, di bar, dei ristoranti per disinnescare i pericoli della movida.

Poi arriverebbero le chiusure nelle scuole, iniziando con le singole classi, poi con interi plessi e dunque su base geografica. La mobilità subirebbe restrizioni locali temporanee, per almeno tre settimane, con circolazione ridotta o vietata da e verso le zone rosse.

Con l’Rt tra 1,25 e 1,50, si entrerebbe nel terzo scenario, con l’epidemia diffusa e il sistema sanitario al limite. Entro due o tre mesi si assisterebbe al sovraccarico dei reparti e delle terapie intensive. Verrebbero interrotte le attività sociali, culturali e sportive con rischio di assembramenti e scatterebbe l’interruzione di alcune attività produttive e commerciali.

Alcuni insegnamenti a rischio, come educazione fisica, laboratori, canto e strumenti a fiato, potrebbero essere sospesi a livello nazionale, e le lezioni scaglionate a rotazione tra mattina e pomeriggio. Potrebbe anche rivelarsi necessaria la chiusura temporanea delle scuole di ogni ordine e grado in base alla situazione epidemiologica.

Il quarto scenario, con trasmissibilità incontrollata e Rt superiore a 1,50, comporterebbe un sovraccarico di ospedali e servizi assistenziali nel giro di un mese e sarebbe impossibile proteggere le categorie più fragili. A quel punto scatterebbe un lockdown generalizzato, di con una durata definita dall’andamento dell’epidemia.

Fonte foto: Ansa
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