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Variante Omicron: come è stata scoperta in Italia? Il racconto dal laboratorio dell'ospedale Sacco

La dirigente del laboratorio di Microbiologia del Sacco di Milano ha spiegato come è stato possibile rintracciare così in fretta la variante Omicron

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato:

È stata una notte insonne quella in cui per la prima volta il laboratorio di Microbiologia dell’ospedale Sacco di Milano ha sequenziato un tampone positivo e scoperto l’arrivo della variante Omicron in Italia. Lo ha spiegato Valeria Micheli, dirigente della struttura, dove tra l’altro era stato identificata per la prima volta nel nostro Paese anche la variante Delta. Al Corriere della Sera ha raccontato che era “di turno. La macchina ci ha segnalato un test anomalo tra le migliaia che processiamo”, e 19 ore dopo è arrivata l’importante scoperta.

Variante Omicron scoperta in Italia: cosa è cambiato dall’inizio della pandemia

“Stiamo facendo un lavoro sempre più trasversale. Dalla scoperta del caso di Mattia Maestri”, il paziente uno di Codogno, “è cambiato tutto. Quella volta si analizzava un tampone con le fondate possibilità che ce ne fossero altri intorno. Ora il grande numero di test e la possibilità di analizzarli tutti ci consente di alzare muri intorno al virus”.

In Lombardia tutti i tamponi vengono sequenziati, “esclusi quelli con una minima carica virale. La fotografia è piuttosto completa”, ha spiegato l’esperta.

Lavoriamo h24. All’inizio della pandemia il personale non era congruo alla sfida. Oggi la forza non è solo nella qualità della nostra attività ma nel network di sorveglianza con gli altri ospedali. Per questo il nostro sforzo non è frustrante. Siamo consapevoli di essere uno schermo sui movimenti del virus”, ha raccontato ancora.

Dal 21 dicembre 2020, dopo “l’esplosione della variante Alfa abbiamo iniziato a scavare dentro le caratteristiche del virus. Prima ci limitavamo al positivo o negativo”.

Variante Omicron scoperta in Italia: la nuova strategia per trovarla

Ora “per il sequenziamento vero e proprio ci vogliono tre giorni. Ci sono dei tempi tecnici che non si possono bruciare. Nei momenti in cui i casi scendono possiamo affinare la ricerca. Come quest’estate, quando è stato utile per analizzare la tenuta dei vaccini”.

Quando i contagi aumentano, invece, “possiamo usare uno screening che ci consente di evidenziare e mettere mano solo sui tamponi che mostrano anomalie. Analizziamo solo su quelli sospetti”.

Come nel caso del paziente di Caserta risultato positivo alla variante Omicron. “Appena abbiamo visto che aveva caratteristiche diverse, l’abbiamo isolato a tempo record. Ci sono arrivati i complimenti da colleghi di altri laboratori”.

Variante Omicron in Italia: “Il panico è controproducente”

Tuttavia non è possibile sapere se si tratta del vero paziente zero (qua i suoi spostamenti) con questo ceppo nel nostro Paese, perché “la storia di questo coronavirus ci insegna che lui corre veloce e noi rincorriamo. Ma come nel caso dei farmaci e delle metodologie di cura si sono fatti grossi passi avanti, anche dal nostro punto di vista abbiamo affinato gli strumenti”.

In Italia al momento “gira ancora e quasi esclusivamente la variante Delta. Più un sottobosco di tante simili, ma comunque riconducibili a quella”.

“Trovo controproducente il panico di questi giorni”, ha sottolineato la dottoressa Valeria Micheli. “Ho sentito anche informazioni confuse. Lo stesso caso veniva conteggiato più volte. La realtà è che la scienza ha i suoi tempi. La coltura in vitro ci darà risposte più complete fra un paio di settimane”.

“Se da un lato l’evidenza di tante mutazioni rende necessario prestare più attenzione, è vero anche che la risposta del paziente di Caserta e dei suoi familiari vaccinati ha dato una sintomatologia lieve“, ha spiegato la dirigente del laboratorio del Sacco.

Il paziente di Caserta, infatti, “aveva ricevuto la seconda dose a giugno, quindi aveva anche gli anticorpi in calo. Avrebbe voluto fare la terza dose in questi giorni”.

Adesso “continueremo a mappare tutti i casi. Ma è confortante la risposta collettiva a livello internazionale. L’errore con la variante Delta fu avere strategie diverse. Ora è importante monitorare i rientri. Come in passato si è fatto dall’Inghilterra o dal Brasile. Ma i laboratori si sono messi in rete. E bucare la sorveglianza è più difficile”.

 

Fonte foto: ANSA

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