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Variante Delta, l'allarme sui contagi in Europa: la previsione

Cresce esponenzialmente la diffusione della variante Delta del coronavirus: secondo l'Ecdc sarà dominante a breve in Euorpa

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato:

La variante Delta del coronavirus è sempre più diffusa: secondo l’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, c’è una “altissima probabilità” che la mutazione comparsa per la prima volta in India diventi a breve la forma dominante del virus in Europa.

Sulla base delle prove scientifiche disponibili, scrive l’Ecdc in un parere aggiornato sul rischio varianti del Covid, “si prevede che entro l’inizio di agosto il 70% delle nuove infezioni da Sars-CoV-2 in Ue sarà causato da questa variante”. Una percentuale che salirà al “90% entro fine agosto“.

La variante Delta, scrivono gli esperti, “è del 40-60% più trasmissibile rispetto alla Alpha”, o inglese, e “può essere associata” anche “a un maggior rischio di ricovero”.

“Inoltre – ricorda il Centro europeo – ci sono prove che chi ha ricevuto solo la prima dose di un ciclo vaccinale a due dosi è meno protetto contro l’infezione causata dalla variante Delta, indipendentemente dal tipo di vaccino. Tuttavia, la vaccinazione completa fornisce contro la variante Delta una protezione quasi equivalente” a quella data nei confronti di altre mutazioni del virus.

Variante Delta in Italia: la situazione

La variante Delta si sta diffondendo in Italia con un ritmo esponenziale: dall’1% rilevato il 18 maggio scorso dall’Istituto Superiore di Sanità, a metà giugno aveva raggiunto il 3,4% per salire al 9% pochi giorni dopo. Ciò solo sulla base delle sequenze depositate nella banca dati internazionale Gisaid ed elaborati dagli informatici del Ceinge.

I dati depositati ieri sera dal Piano di sorveglianza genomica della Regione Campania mostrano un incremento fino al 25%. Lo ha detto all’Ansa il presidente del Ceinge-Biotecnologie Avanzate di Napoli, Pietro Forestieri.

“Il quadro che emerge solo da questi dati, peraltro parziali, è preoccupante – ha osservato – considerando che dobbiamo aspettarci numeri progressivamente e costantemente più alti, con il deposito di ulteriori virus sequenziati”.

In Italia si fanno pochi sequenziamenti“, ha spiegato Forestieri. “Sei-sette mesi fa si sequenziava circa il 10% dei tamponi positivi con l’intento di identificare nuove varianti, ma nel contesto epidemiologico attuale credo che andrebbero sequenziati tutti i positivi nell’intento di tracciare tempestivamente una variante emergente (la Colombiana, ad esempio)”.

“Non del tutto paradossalmente il sequenziamento, se fosse rapido, potrebbe sostituire il tampone molecolare. È chiaro che per fare questo dovrebbe essere coinvolto un numero maggiore di Centri, con know how e tecnologie adeguati”.

Fonte foto: ANSA
Variante Delta: i rischi per l'Italia e l'efficacia dei vaccini

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