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Sciopero benzinai confermato per il 25 e 26 gennaio: la protesta dopo la pubblicazione del decreto sui prezzi

A nulla è valso il tavolo "distensivo" di giovedì 12 gennaio: i distributori confermano lo sciopero per il 25 e 26 gennaio 2023

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Luca Bucceri

GIORNALISTA

Giornalista pubblicista esperto del mondo dello sport e della politica, scrive anche di attualità ed economia. Laureato in Scienze della Comunicazione, muove i primi passi nelle redazioni sportive di Palermo per poi trasferirsi a Milano e lavorare per importanti testate.

Dallo sciopero indetto al dietrofront, per poi tornare nuovamente sui propri passi e confermare lo stop per il 25 e 26 gennaio 2023 in segno di protesta contro il Governo. I benzinai, dopo giorni di tensione e colloqui con l’esecutivo della premier Meloni che avevano portato a distendere i toni, hanno quindi deciso di confermare lo sciopero per fine mese, due giorni nei quali incroceranno le braccia e metteranno in seria difficoltà la mobilità nazionale.

Il dietrofront e poi la conferma dello sciopero

La decisione della conferma dello sciopero dei distributori del 25 e 26 gennaio 2023 arriva al termine di una settimana in cui i sindacati avevano provato in qualche modo a trovare l’accordo col Governo. Dopo le parole della premier Meloni al Tg5 di mercoledì 11 gennaio e il tavolo congiunto col Governo del giorno successivo, infatti, si era deciso di congelare lo sciopero, ma con non poche riserve.

Riserve che alla fine, qualche giorno dopo, hanno portato i lavoratori del settore a confermare lo sciopero per due giorni, in segno di protesta contro il Governo che non ha ascoltato la loro voce per un tema delicato come quello del caro carburanti.

La protesta dei benzinai dopo il decreto

Come viene riferito dai sindacati, la decisione di confermare lo sciopero per il 25 e 26 gennaio non è di certo stata presa a cuor leggero, ma frutto di un segno di protesta per una mossa da parte del Governo che non può essere ignorata.

Dopo aver partecipato al tavolo con l’esecutivo di giovedì 12 gennaio, infatti, i distributori si aspettavano di più e invece si sono ritrovati a fronteggiare rischi e richieste contenute del decreto sulla trasparenza dei prezzi.

La protesta, infatti, si è fatta più aspra ed è stata confermata soprattutto dopo aver appreso della pubblicazione del decreto, documento che chiede chiare sanzioni ai benzinai che non andranno a esporre i prezzi nella totale trasparenza come voluto dal Governo.

Controlli a tappeto in Italia

Intanto, proprio mentre i distributori hanno deciso di confermare lo stop, L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si muove con la Guardia di Finanza per ispezionare le sedi di alcuni big del petrolio come Eni, Esso Italiana, Italiana Petroli, Kuwait Petroleum Italia e Tamoil Italia dopo che la stessa Guardia di Finanza aveva trasmesso “tempestivamente” la documentazione sulle infrazioni riscontrate nell’attività di controllo, nei mesi scorsi.

L’Autorità parla infatti di oltre mille pompe di benzina coinvolte, distribuite su tutto il territorio nazionale, alle quali viene imputato l’omessa diligenza sui controlli rispetto alla rete dei distributori, in violazione dell’art. 20 del Codice del Consumo.

Fonte foto: ANSA

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