NOTIZIE
SALUTE

La dieta alcalina tra presunti benefici e gli effetti anti-tumori: l'intervista alla dietista Monica Germani

La dieta alcalina può influenzare l’equilibrio del corpo, ma non ci sono prove che faccia bene: gli esperti smentiscono proprietà anti-tumorali

Pubblicato:

Eleonora Lorusso

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2001, ha esperienze in radio, tv, giornali e periodici nazionali. Conduce l’annuale Festival internazionale della Geopolitica europea. Su Virgilio Notizie si occupa di approfondimenti e interviste, in particolare su Salute, Esteri e Politica.

Di diete ne esistono di ogni tipo. Da quelle che prediligono i vegetali (sia vegetariane che vegane) a quelle si richiamano all’alimentazione dei primitivi, quindi con maggiori porzioni di cibi crudi (frutta, verdura, ma anche carne meno cotta) o ancora quelle prevedono alternanza tra pasti e digiuni, come nella intermittente. Ma da tempo e periodicamente si torna a parlare anche di dieta alcalina, che viene presentata dai suoi sostenitori come un toccasana per la salute, in grado persino di contrastare alcuni tipi di tumori. Ma cosa c’è di vero? Risponde Monica Germani, nutrizionista e dietista, ai microfoni di Virgilio Notizie.

Cos’è la dieta alcalina

La cosiddetta dieta alcalina si basa sull’assunzione di alimenti che, secondo chi la sostiene, dovrebbero portare il pH del corpo verso l’alcalinità (ossia, il contrario dell’acidità).

I presunti effetti anti-tumorali

Secondo alcuni, questa dieta avrebbe proprietà benefiche anche contro il cancro.

L’Airc, l’Associazione italiana per la Ricerca sul Cancro, ha smentito che possa esserci un effetto anti-tumorale.

Anzi, ha messo in guardia dai possibili rischi di un’alimentazione che mira a modificare il pH, cioè il rapporto acido-base che riguarda anche sangue e tessuti umani.

L’intervista a Monica Germani

La nutrizionista e dietista Monica Germani, ideatrice del metodo META (Medical Education for Transformative Action), spiega a Virgilio Notizie in cosa consiste, chiarendone i principi (e i limiti).

La dieta alcalina parte da un concetto di fondo: che sia possibile alterare e modificare il pH naturale tramite l’alimentazione. Cosa significa?

“Premettiamo che il pH del sangue nell’essere umano ha un valore di 7.5, poco più del neutro, a 7. L’organismo è in perfetto equilibrio in questa condizione, svolgendo le funzioni metaboliche. Se noi induciamo una forzatura, per esempio aumentando l’acidità con una dieta come quella chetogenica, il nostro corpo cercherà di riportare il pH al valore di equilibrio, innescando una serie di reazioni biologiche e fisiologiche per tornare alla condizione di “ordine”. La stessa cosa avviene quando proviamo ad aumentare l’alcalinità (o basicità) con la dieta alcalina: se il pH sale verso un valore di 8, il corpo tenderà a riassorbire le sostanze acide e a rimodulare i fluidi tra le cellule per riportarlo a 7.5”, chiarisce Germani.

Sembra di capire che si tratti di una forzatura che il nostro corpo non accetta. Secondo l’ideatore della dieta alcalina, il naturopata Robert Young, si può comunque indurre con il cibo. È così?

“Si tratta proprio di una forzatura che, come tale, è sempre controproducente per il corretto funzionamento dell’organismo. La dieta alcalina prevede di escludere i cibi acidi e aumentando quelli basici, che tendono ad alzare il pH, ritenendo che potrebbe ridurre lo stato infiammatorio in generale e migliorare le funzionalità biologiche del corpo. In particolare, poi, si spinge oltre, ipotizzando benefici in senso anti-tumorale”, spiega l’esperta.

Cosa c’entra la dieta alcalina con i tumori?

“Da studi che sono stati condotti alcuni anni fa, sembrerebbe che alcune tipologie di tumore possa svilupparsi meglio in un ambiente acido. Da qui l’idea di poter intervenire sull’acidità, riducendola in sede locale, cioè dove si formerebbe il tumore, per contrastarne la crescita – spiega Germani – Per questo si è pensato in prima battuta si intervenire sull’alimentazione, ma questa teoria si è rivelata infondata e inefficace. In un secondo momento si è anche pensato di contrastare quell’effetto utilizzando il bicarbonato, ma si è visto che se questo è assunto per bocca non è sufficiente ad alzare il pH e soprattutto in sede locale del tumore; ipotizzando un’assunzione a livello endovenoso, invece, è bene ricordare che si può incorrere in gravi rischi per la salute, perché si rischia l’alcalosi metabolica, che è potenzialmente mortale”.

Oltre a essere potenzialmente una pratica pericolosa, il cibo da solo non è dunque sufficiente a modificare il pH?

“Esatto. Anche ipotizzando che una maggior assunzione di alimenti alcalini possa avere un effetto benefico per la salute (il che è stato smentito anche dall’Airc, NdR), va detto che gli alimenti basici una volta arrivati nello stomaco vengono aggrediti dai succhi gastrici, che hanno un pH tra 1 e 2, quindi sono acidificati”, spiega la nutrizionista.

Ma quali sono i cibi più alcalini e quelli più acidi, e come sarebbero combinati nella dieta alcalina?

“Secondo la dieta alcalina si dovrebbe assumere l’80% di alimenti alcalini o basici e il 20% di quelli acidi. Rientrano nella prima categoria frutta, verdura, legumi, frutta secca, mentre sarebbero da eliminare in quanto acidi, carne, pesce, uova, formaggi e alcol. Tra le verdure e la frutta più alcaline ci sono i limoni, che diventano alcalini quando sono assunti (mentre avrebbero un pH acido prima di essere ingeriti), ceci, fagioli, piselli, lenticchie, fave. Anche tra i liquidi si potrebbe preferire un’acqua più alcalina. Ma attenzione: come detto questa è un’alimentazione sbilanciata e potenzialmente rischiosa”, prosegue l’esperta.

Quindi non c’è una dieta specifica ed efficace contro i tumori?

“In oncologia l’alimentazione e lo stile di vita contano, specie riguardo l’insorgenza, ma non c’è una dieta antitumorale specifica e univoca. I benefici di una certa alimentazione sono frutto dell’equilibrio e della sinergia dei nutrienti, come vitamine, minerali, carboidrati, proteine, grassi nelle giuste percentuali. La dieta può essere un coadiuvante, ma solo a discrezione dell’oncologo in funzione dello specifico tumore, della terapia prevista e del singolo caso. Bisogna rispettare il corpo umano e il so equilibrio naturale: non è alterandolo che si risolvono i problemi”, conclude l’esperta.

Fonte foto: Facebook / 123RF

© Italiaonline S.p.A. 2024Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963