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I sintomi della nuova variante Covid HV1 spiegati dagli esperti: cosa sappiamo sui contagi e quanto è diffusa

La nuova variante HV.1 di COVID-19 è in crescita negli USA. L'approfondimento su sintomi, diffusione e l'impatto possibile in Italia della mutazione

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Gabriele Silvestri

GIORNALISTA

Giornalista pubblicista, esperto di media, scrive di cronaca, politica e attualità. Laureato in comunicazione alla Sapienza, si è affermato come autore e conduttore di TG e programmi giornalistici. Collabora con diverse redazioni online, emittenti televisive e radiofoniche.

Una nuova variante del Sars-CoV-2, identificata come HV.1, sta rapidamente guadagnando terreno negli Stati Uniti e potrebbe assumere rapidamente una posizione dominante, superando le varianti precedenti. Secondo quanto rilevato dai Centri di Controllo delle Malattie (Cdc) alla fine di settembre, la presenza di HV.1 è cresciuta dal 7-8% al 12.9% in sole due settimane e continua a diffondersi. Questo nuovo lignaggio, che porta con sé una mutazione particolare simile alla variante Delta, è al centro dell’attenzione degli esperti e potrebbe cambiare il panorama della pandemia negli Stati Uniti.

Dove si è diffusa la nuova variante

HV.1 è stata individuata principalmente nella città di New York, dove sembra avere un leggero vantaggio in termini di diffusione rispetto alle varianti precedentemente circolanti.

Se HV.1 continuerà a crescere e ad attirare l’attenzione a livello internazionale, è probabile che riceva un nome più riconoscibile, seguendo la tradizione delle denominazioni date alle varianti del virus.


La variante HV.1 del Covid-19 rischia di diventare predominante negli Stati Uniti

La spiegazione degli esperti

La nuova variante del Covid è stata identificata come una sottovariante di EG.5 da Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di Statistica medica ed Epidemiologia della facoltà di Medicina e chirurgia presso il Campus Biomedico di Roma.

“Il problema, diciamo così, è che ha una mutazione che ricorda la Delta, ma ce l’aveva anche la sua ‘mamma’ EG.5” ha specificato Massimo Ciccozzi alla Adnkronos.  “Insomma non significa che per questo motivo torniamo indietro e che il virus, invece di attaccare le vie aeree superiori, scende di nuovo nei polmoni come all’inizio. Non ci credo, perché l’evoluzione fa sempre passi avanti e mai indietro”, ha chiarito l’esperto.

“Potrebbe accadere che la variante originaria EG5 si stabilizza, come accaduto con Omicron, e crea una serie di sottovarianti, tipo questa. Una cosa è certa, però – sottolinea Ciccozzi – a livello di evasione del sistema immunitario si comporta come l’intera famiglia Omicron. L’unica che un po’ si distingue immunogeneticamente da tutte le altre è Pirola, ma HV.1 è una sottovariante di EG5, quindi non mi preoccuperei più di tanto”, ha specificato Ciccozzi, aggiungendo che di varianti se ne vedranno ancora tante.

I sintomi di Omicron

“La variante Omicron è estremamente contagiosa, ha una contagiosità molto vicina a quella del morbillo” spiegava Ciccozzi in un’intervista a gennaio 2022.

“Le infezioni da da variante omicron sono più lievi, per questo si dice che il virus si stia ‘raffreddorizzando’, sta iniziando il suo adattamento all’uomo e quindi sta diventando un normale coronavirus”.

Ciccozzi spiegava che con il tempo, avremmo imparato a convivere con il virus. “Potrebbe volerci molto tempo o magari basterà quest’anno per completare l’adattamento, dipenderà molto dalla pressione che noi faremo, tra mascherine e vaccino. Queste due pressioni faranno sempre di più in modo che il virus andando avanti si endemizzi e diventi sempre di più un nostro normale compagno di viaggio, un coronavirus normale che ci darà un po’ di raffreddore, un po’ di mal di gola, una febbricola. ”

La situazione in Italia

Gli esperti stanno ora osservando attentamente come questa variante si evolverà e come si comporterà in confronto a altre varianti, tra cui BA.2.86 (Pirola).

Nel frattempo, in Italia, il ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno registrato un aumento del 13% nei casi di COVID-19. L’incidenza dei casi è aumentata da 66 a 75 per ogni 100.000 abitanti, con la maggior parte dei casi che coinvolgono pazienti tra gli 80 e gli 89 anni.

L’indice Rt è salito a 0,96, sebbene sia ancora al di sotto della soglia epidemica. L’occupazione in area medica è al 5%, con 3.146 ricoverati, in aumento rispetto al 4,4% della settimana precedente. L’occupazione in terapia intensiva rimane sostanzialmente stabile al 1,1% con 94 pazienti ricoverati, rispetto allo 0,9% della settimana precedente.

Nel corso della settimana, sono stati registrati 137 decessi, con un aumento del 6,2% rispetto alla settimana precedente. L’età media dei nuovi casi è di 56 anni.

Le reinfezioni da Covid 19

Un dato preoccupante è la percentuale di reinfezioni, che colpisce il 43% delle persone con COVID-19 che avevano già contratto il virus almeno una volta.

Tuttavia, va notato che il monitoraggio settimanale potrebbe sottostimare il numero effettivo di reinfezioni, poiché molte persone scelgono di fare test rapidi autonomamente senza comunicare il risultato alle autorità sanitarie.

Il peso delle varianti

Uno studio pubblicato su Science ha sottolineato che la capacità del sistema immunitario di combattere il virus dipende anche dalla variante del Sars CoV-2 incontrata in precedenza. Le varianti più diverse nelle mutazioni rispetto al virus originale possono rendere il contagio più probabile.

Nel frattempo, un nuovo studio ha messo in parallelo i casi di long-Covid con condizioni di sintomi sofferti nel lungo periodo, ma dipendenti altri tipi di infezioni, già ribattezzate “Long-raffreddore”.

Fonte foto: iStock

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