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Giorgia Meloni minacciata dai terroristi vicini all'Isis arrestati a Milano: al vaglio chat Telegram-WhatsApp

Gli arrestati sono due uomini fra i 40 e i 50 anni. Uno dei due avrebbe indottrinato l'altro. Facevano proselitismo, inviavano soldi all'Isis e pubblicavano minacce ai politici italiani

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Mauro Di Gregorio

GIORNALISTA

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Approdato a QuiFinanza e Virgilio Notizie dopo varie esperienze giornalistiche fra Palermo e Milano. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Dettagli inquietanti emergono dalle chat di due arrestati su ordine del tribunale di Milano: nei loro messaggi elogi ai guerriglieri dell’Isis, feroci critiche all’Occidente e minacce a personalità istituzionali e politiche italiane, fra le quali anche la premier Giorgia Meloni.

Due arresti per terrorismo a Milano

I due uomini arrestati nell’ambito dell’operazione antiterrorismo della procura di Milano condotta dalla Digos sono residenti in due città diverse dell’hinterland milanese e hanno tra i 40 e 50 anni.

Entrambi lavoravano nel settore delle pulizie: uno come dipendente di un’impresa e l’altro come titolare di una società oggi chiusa.

I due erano attivi in gruppi Telegram, Facebook e WhatsApp frequentati da estremisti.

Secondo quanto emerso dalle indagini, uno dei due avrebbe indottrinato l’altro.

Frequentando i gruppi online uno dei due avrebbe sottoscritto un giuramento di fedeltà e sottomissione all’Isis.

Le indagini, culminate con l’ordinanza del gip di Milano Fabrizio Filice, sono partite nel 2021 dalle analisi della polizia postale di Perugia e dell’Osint (Open source intelligence).

I due si sarebbero dichiarati “terroristi” dell’Isis e avrebbero frequentato i gruppi social per fare proselitismo e per commentare video di massacri e attentanti inneggiando e lodando i guerriglieri dello Stato islamico.

Oltre alle analisi sugli scambi online, sono state effettuate anche delle perquisizioni.

Ai due arrestati sono stati sequestrati smartphone e altri dispositivi informatici che saranno ora passati al vaglio degli investigatori.

Denaro inviato all’Isis

Ma l’inchiesta ha messo in luce anche i finanziamenti messi in atto dai due per offrire un sostegno concreto all’estremismo islamico.

I due arrestati avrebbero inviato denaro alle vedove dei guerriglieri islamici morti in azione.

E non solo: i due avrebbero inviato soldi anche a un uomo che, secondo le indagini delle autorità statunitensi, sarebbe effettivamente un membro dell’Isis.

Al di là delle generiche minacce, gli investigatori non hanno riscontrato attività che possano far supporre la preparazione di attentati.

Allerta altissima dopo l’attentato a Bruxelles

Ma l’allerta rimane altissima dopo l’attacco avvenuto a Bruxelles dove un uomo che ha rivendicato la sua appartenenza all’Isis ha ucciso due cittadini svedesi.

Si punta anche a capire se l’attività di proselitismo possa aver subito un’accelerazione negli ultimi giorni dopo lo scoppio lo scorso 7 ottobre della guerra fra Israele e Hamas.

Fonte foto: ANSA

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