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Epatite acuta nei bambini, allarme in Italia: è legata al vaccino? La risposta della pediatra non lascia dubbi

L'epatite acuta arriva anche in Italia: cause sconosciute, in alcuni casi è stato necessario il trapianto di fegato. L’opinione dell’esperta

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Eleonora Lorusso

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2001, ha esperienze in radio, tv, giornali e periodici nazionali. Conduce l’annuale Festival internazionale della Geopolitica europea. Su Virgilio Notizie si occupa di approfondimenti e interviste, in particolare su Salute, Esteri e Politica.

Se fino a pochi giorni fa le segnalazioni provenivano solo dall’estero, nelle ultime ore si sono moltiplicati i casi di epatite acuta nei bambini anche in Italia. Si tratta di una patologia molto aggressiva e rara nella fascia pediatrica, ma della quale ora si assiste a una crescita. Individuata inizialmente nel Regno Unito, poi è stata registrata in diversi soggetti dai 2 ai 10 anni anche in Spagna, Scozia, Irlanda, Paesi Bassi e Danimarca, oltreché in Alabama, negli Stati Uniti. A preoccupare è soprattutto il fatto che non se ne conoscono ancora le cause scatenanti. Un caso sospetto arriva da Prato: un bambino di tre anni è stato poi trasferito in ospedale al Bambino Gesù di Roma. Virgilio Notizie ha intervistato Susanna Esposito, professore ordinario di pediatria all’Università di Parma, per capire gli eventuali legami con il Covid e con il vaccino e quando sia necessario un trapianto di fegato.

Epatite acuta, il boom di casi sospetti in Italia: quanti sono

Le segnalazioni di epatiti acute “sospette” (si parla di “natura da definire”) sono circa una decina in Italia, mentre nel Regno Unito si sono superati gli 80 casi. Si indagano le cause, ma soprattutto è scattato il monitoraggio: il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (ECDC) ha esortato a “segnalare e condividere informazioni” fin dopo il primo caso individuato lo scorso 5 aprile in Scozia, dove nel frattempo il numero è raddoppiato.

Epatite acuta, il caso del bambino trasferito da Prato a Roma

Cosa sta accadendo in Italia? L’ultimo caso è quello di un bambino trasferito da Prato a Roma. “Non è scattato alcun allarme, anche se fin dai giorni scorsi il Servizio Regionale di Sorveglianza delle Malattie infettive (Serermi) dell’Istituto Spallanzani di Roma ha inviato un monito di allerta a tutte le strutture del servizio sanitario regionale. In altre Regioni questo non ancora accaduto, ma stiamo monitorando la situazione anche come Tavolo Tecnico sulle Malattie infettive e le Vaccinazioni della Società Italiana di Pediatria” spiega a Virgilio Notizie la responsabile del Tavolo stesso, Susanna Esposito, professore ordinario di pediatria all’Università di Parma.

Cos’è l’epatite acuta e perché adesso scatta l’allarme

L’attenzione, però, è alta: “Manteniamo una guardia alta, come sempre in questi casi, cioè quando la diffusione sembra essere epidemica e interessa diversi Paesi” spiega ancora l’esperta, secondo la quale a preoccupare sono soprattutto i casi più gravi, nei quali si è reso necessario il trapianto di fegato: “L’epatite è un’infiammazione del fegato, di origine prevalentemente virale e si distingue, a seconda dei casi, in A, B, C, D, E e G. Ma in questo momento c’è maggiore attenzione perché sembra abbia un andamento epidemico ed è stata segnalata in diversi Paesi in bambini molto piccoli” aggiunge Esposito.

Quali sono le cause comuni di epatite acuta in adulti e bambini

Normalmente può avere origine infettiva, cioè causata da virus, batteri o parassiti, oppure può essere associata a patologie autoimmunitarie o ancora dalla “assunzione di farmaci, sostanze/droghe sintetiche o di origine naturale (piante o funghi velenosi”, come spiega l’Istituto Superiore di Sanità.

“Teniamo presente che, in genere, il ricorso al trapianto di fegato in età pediatrica avviene in meno del 10% dei casi di epatite, mentre adesso le segnalazioni sembrerebbero essere maggiori” spiega l’esperta della Società Italiana di Pediatria.

Come riconoscere l’epatite acuta e quando rivolgersi al pediatra

“I campanelli d’allarme sono quelli classici dell’epatite e si confermano anche in questo caso: nausea e vomito, dolore addominale, ingiallimento della pelle e della sclera dell’occhio (ittero), letargia e perdita di appetito, talvolta la febbre, ma anche a prurito diffuso e feci chiare. Se dovessero comparire è bene contattare il pediatra che, dopo una valutazione, deciderà se procedere con esami clinici come quelli del sangue o ecografia” dice ancora Esposito.

Le possibili cause dell’aumento di casi di epatite acuta nei bambini

In un primo momento si è ipotizzato un legame con il Covid, da momento che i primi casi si sono registrati in bambini positivi al virus Sars-CoV-2.: “Non sono stati riscontrati altri collegamenti, però, quindi la causa non sembra questa. Sarebbe escluso anche un effetto del vaccino, perché nessuno dei bambini con epatite acuta era vaccinato contro il Covid. Si sta valutando, però, se a scatenare i casi possano essere altri virus noti o mutati” dice la responsabile del Tavolo Tecnico sulle Malattie infettive e le Vaccinazioni della Società Italiana di Pediatria.

Tra le ipotesi non si esclude l’adenovirus, che normalmente colpisce le vie respiratorie e l’apparato gastrointestinale.

Come proteggersi e quali terapie seguire in caso di epatite

“Non esistono misure specifiche, ma basta seguire le normali misure igieniche: un adeguato lavaggio le mani, perché virus si trasmettono per contatto, per via fecale, orale e respiratoria. Se si frequentano luoghi affollati la mascherina è sempre utile, mentre per quanto riguarda l’alimentazione è bene privilegiare cibi cotti, lavando sempre molto bene frutta e verdura” sottolinea l’esperta.

Quanto alle cure, “non c’è una terapia mirata se non per i casi di epatite B e C, con antivirali. Esiste, invece, un vaccino ma solo per l’epatite B, che in Italia è disponibile per tutti i nati dal 1991, quindi under 18” conclude la professoressa Esposito.

Fonte foto: IPA

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