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Caso camici in Lombardia, accertamenti della Procura su Fontana

La Procura di Milano starebbe facendo accertamenti su un presunto ruolo attivo di Fontana nel 'caso camici' in Lombardia. Al momento non è indagato

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato:

“Agli inviati della trasmissione televisiva Report avevo già spiegato per iscritto che non sapevo nulla della procedura attivata da Aria Spa e che non sono mai intervenuto in alcun modo”, aveva precisato Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, in una nota rilasciata il 7 giugno in merito al ‘caso camici‘ scoppiato dopo il lockdown.

Dai primi atti di indagine della Procura di Milano sul caso della fornitura di camici e altro materiale da parte di Dama, società del cognato del governatore, sarebbe però emerso un interessamento dello stesso Fontana nella fase di trasformazione dell’ordine di acquisto diretto in donazione.

Il presidente della Regione Lombardia al momento non risulta indagato, ma inquirenti e investigatori stanno facendo accertamenti su un suo presunto ruolo attivo nella vicenda.

La tesi della Procura è che non sarebbe stata una donazione, bensì una fornitura, quell’offerta di camici e altro materiale per un valore di 513 mila euro, durante l’emergenza Covid, da parte della Dama.

È uno dei primi dati acquisiti nell’inchiesta della Procura di Milano che vede indagati il cognato di Fontana, Andrea Dini, e il dg di Aria spa, la centrale acquisti della Regione, Filippo Bongiovanni.

‘Caso camici’, cosa è successo

Al centro dell’inchiesta c’è una fornitura, nel pieno dell’emergenza Covid, di camici e altro materiale per un valore di 513mila euro, poi mai liquidata.

La vicenda risale allo scorso 16 aprile quando la centrale acquisti Aria ha disposto un ordine di acquisto con affidamento diretto a Dama Spa, che ha emesso una fattura con pagamento a 60 giorni per un importo di 513 mila euro.

Il 20 maggio la società di Dini ha trasformato l’ordine in una donazione alla Regione. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, questo passaggio sarebbe avvenuto soltanto perché il giornalista di ‘Report’ Giorgio Mottola aveva iniziato ad interessarsi alla vicenda ponendo domande a Fontana e alla società del cognato.

Sia Aria che Andrea Dini, tuttavia, hanno sempre affermato che si è trattato di una donazione e che nemmeno un euro è uscito dalle casse della Regione, mentre Fontana aveva annunciato querele.

Dini a ‘Report’ aveva spiegato che coloro che si erano occupati della questione in azienda avevano “male interpretato la cosa”, ma che poi quando lui se ne è accorto ha “immediatamente rettificato tutto perché avevo detto ai miei che doveva essere una donazione”.

La mossa di Fontana dopo l’intervista di Report

E proprio dopo l’intervista di Report, Fontana si sarebbe attivato per far modificare il contratto da vendita in donazione.

Prima dell’intervista, la Dama aveva consegnato 50 mila capi per infermieri. Dopo l’intervista, Dini decide di non completare la consegna degli altri 25 mila, nonostante in quel momento ce ne sia estremo bisogno negli ospedali.

Secondo la Procura, Dini avrebbe poi cercato di recuperare del denaro che non avrebbe più incassato dalla Regione cercando sul mercato altri acquirenti, vendendo i 25 mila camici a un prezzo superiore.

Un ruolo nella vicenda lo avrebbe anche l’assessore all’Ambiente Raffaele Cattaneo, nominato responsabile della task force regionale per la produzione di mascherine e Dpi.

Cattaneo (non indagato), sentito in procura due giorni fa, ha ammesso di sapere che la ditta fosse legata alla famiglia Fontana e di essere stato lui a introdurla ai manager di Area. Un consiglio che i pm ritengono non penalmente rilevante, a differenza di chi lo ha recepito e accolto.

Fonte foto: Ansa

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