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Caso camici in Lombardia, indagato il cognato di Fontana

Andrea Dini, cognato del governatore lombardo Attilio Fontana, è indagato in una inchiesta su una fornitura di camici alla Regione

Ci sono i primi indagati nell’inchiesta sul caso sollevato dal programma di Rai3 ‘Report’ sulla fornitura alla Regione Lombardia di camici e altro materiale durante l’emergenza Covid. Una fornitura da 513mila euro da parte della Dama spa, società gestita dal cognato del governatore Attilio Fontana e partecipata al 10% dalla moglie di Fontana.

Secondo quanto riferisce l’Ansa, nel registro degli indagati sono stati iscritti il cognato del presidente lombardo, Andrea Dini, erede di una famiglia di imprenditori varesini che producono il noto marchio Paul&Shark, e Filippo Bongiovanni, direttore generale di Aria spa, la centrale acquisti della Regione. L’ipotesi di reato è turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente.

Nella giornata di mercoledì il Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza ha acquisito negli uffici della Regione la documentazione relativa al contratto di fornitura di camici tra  le due società.

Inoltre gli investigatori hanno sentito negli uffici della Procura alcuni funzionari della task force regionale per il reperimento di mascherine e camici, l’assessore lombardo all’Ambiente Raffaele Cattaneo, responsabile di questa unità, e il presidente di Aria Francesco Ferri.

Caso camici, la vicenda

Al centro dell’inchiesta una fornitura, nel pieno dell’emergenza Covid, di camici e altro materiale per un valore di 513mila euro, poi mai liquidata.

La vicenda risale allo scorso 16 aprile quando la centrale acquisti Aria ha disposto un ordine di acquisto con affidamento diretto a Dama Spa, che ha emesso una fattura con pagamento a 60 giorni per un importo di 513 mila euro.

Il 20 maggio la società di Dini ha trasformato l’ordine in una donazione alla Regione. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, questo passaggio sarebbe avvenuto soltanto perché  il giornalista di ‘Report’ Giorgio Mottola aveva iniziato ad interessarsi alla vicenda ponendo domande a Fontana e alla società del cognato.

Sia Aria che Andrea Dini, tuttavia, hanno sempre affermato che si è trattato di una donazione e che nemmeno un euro è uscito dalle casse della Regione, mentre Fontana aveva annunciato querele.

Dini a ‘Report’ aveva spiegato che coloro che si erano occupati della questione in azienda avevano “male interpretato la cosa“, ma che poi quando lui se ne è accorto ha “immediatamente rettificato tutto perché avevo detto ai miei che doveva essere una donazione”.

VirgilioNotizie | 08-07-2020 22:05

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