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Che cos'è l'ergastolo ostativo: cosa significa e cosa ha sentenziato la Corte Costituzionale

Cosa prevede la norma sull'ergastolo ostativo nell’ordinamento giuridico penale italiano e quali sono i rilievi mossi dalla Corte Costituzionale

Pubblicato:

Marco Vitaloni

GIORNALISTA

Giornalista pubblicista esperto di politica e con una passione per tecnologia e innovazione, scrive quotidianamente di cronaca e attualità. Marchigiano, studi in Comunicazione, collabora con diverse realtà editoriali locali e nazionali.

Il primo decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri presieduto da Giorgia Meloni è intervenuto su diverse cose, tra cui il rinvio della riforma della giustizia firmata dall’ex ministra Marta Cartabia e l’ergastolo ostativo. Ma cosa significa ergastolo ostativo? Vediamo cosa prevede a riguardo l’ordinamento giuridico penale italiano e perché il governo ha dovuto intervenire con urgenza.

Che cos’è l’ergastolo ostativo

L’ergastolo ostativo è una delle misure pensate e volute dal giudice Giovanni Falcone nel 1992 per contrastare con maggiore efficacia le organizzazioni mafiose. Sostanzialmente consiste nell’automatismo del “fine pena mai” per gli ergastolani condannati per reati particolarmente gravi come mafia e terrorismo.

Nell’ordinamento giuridico penale italiano tutte le persone condannate, anche all’ergastolo, dopo aver scontato un certo numero di anni in carcere possono accedere – in seguito ad una valutazione del giudice – ad alcuni benefici, dai permessi premio alla possibilità di misure alternative alla detenzione in carcere.

Questo perché il fine ultimo della detenzione è quello di rieducare e non punire. Con l’ergastolo ostativo però i condannati all’ergastolo per mafia e terrorismo non possono accedere a questi benefici.

Cosa prevede l’ordinamento penale italiano

Negli anni Novanta, dopo le stragi mafiose che videro le uccisioni dei giudici Falcone e Borsellino, venne introdotta la norma dell’ergastolo ostativo, con una modifica all’articolo 4 della legge 354/75 sull’ordinamento penitenziario.

In base a questa norma la condanna all’ergastolo per alcuni reati gravi, in particolare mafia e terrorismo, osta a qualunque forma di alleggerimento della pena. Per gli ergastolani condannati per mafia viene esclusa in automatico la possibilità di accedere ai benefici previsti per tutti gli altri detenuti, a meno che non decidano di pentirsi e collaborare con la giustizia.

Le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte Costituzionale

Nel 2019 però sono arrivate due sentenze, una della Corte europea dei diritti dell’uomo e l’altra della Corte Costituzionale italiana, che hanno messo in discussione la legittimità dell’ergastolo ostativo.

Con la sentenza del 9 ottobre 2019, che ha confermato in via definitiva la sentenza emessa a giugno dello stesso anno, la Corte europea ha stabilito che la norma sull’ergastolo ostativo viola “il diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti”.

Sempre nell’ottobre 2019 la Consulta ha dichiarato incostituzionale l’articolo 4 bis della legge sull’ordinamento penitenziario. In particolare l’automatismo che non prevede la possibilità della concessione di permessi premio anche in assenza di collaborazione di giustizia.

La Corte ha stabilito che fare della collaborazione di giustizia l’unico modo per accedere ai benefici è “in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione e con l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.

Con la sentenza era stato previsto un tempo entro cui il Parlamento sarebbe dovuto intervenire per riformare la norma dell’ergastolo ostativo seguendo le indicazioni dei giudici costituzionali.

Ergastolo ostativo, il decreto del governo

Con la caduta del governo Draghi, il provvedimento riguardante l’ergastolo ostativo non ha fatto in tempo a finire l’iter in Parlamento, era stato approvato alla Camera ma non al Senato.

La Corte Costituzionale aveva quindi fissato per il prossimo 8 novembre una nuova udienza sul tema. Il nuovo governo guidato da Giorgia Meloni è intervenuto d’urgenza con un decreto legge che recepisce di fatto il testo precedente già approvato alla Camera.

L’ultimo giudizio spetterà ora alla Consulta, che farà le sue valutazioni sul nuovo decreto legge nell’udienza dell’8 novembre.

Fonte foto: iStock

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