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Caso Assange, la corte di Londra dice sì all'estradizione negli Usa: cosa rischia il fondatore di Wikileaks

Il giornalista australiano verrà trasferito negli Stati Uniti, dove lo attende un processo pesantissimo per la diffusione di segreti di Stato

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato:

Nella tarda mattinata di oggi (mercoledì 20 aprile 2022) le agenzie di stampa europee e americane hanno iniziato a diffondere la notizia che molti attendevano da tempo, chi con un sentimento di speranza e chi invece con il coltello tra i denti.

Un magistrato della Westminster Magistrates’ Court di Londra ha infatti emesso la sentenza sulla richiesta avanzata dal governo degli Stati Uniti per l’estradizione dal Regno Unito del giornalista e attivista australiano Julian Assange.

Processo a Julian Assange, cosa hanno deciso i magistrati della Corte di Londra

I giudici togati inglesi della Corte di Londra – al termine di un filone giudiziario con molteplici tappe nel corso degli anni – oggi ha decretato l’ordine formale di estradizione negli Usa per il cronista fondatore di Wikileaks.

Salvo un ricorso dell’ultimo minuto presso l’Alta Corte britannica (anch’essa con sede nella City), spetta ora alla ministra degli Interni, la conservatrice Priti Patel, dare il suo via libera finale – ritenuto scontato da parte di molti esperti avvocati e dai media inglesi – al trasferimento dell’attivista australiano negli Stati Uniti, dove verrà processato da parte dei magistrati della giustizia americana.

Assange e le accuse della giustizia americana: cosa rischia il fondatore di Wikileaks

Una volta approdato negli Usa, il cofondatore del sito Wikileaks (creato assieme ad altri attivisti per la libertà di stampa, che però negli anni si sono defilati o hanno patteggiato una pena con la giustizia) dovrà difendersi da diverse accuse molto pesanti mosse a suo carico dall’amministrazione americana, la cui credibilità è stata duramente colpita dalle sue attività di inchiesta e approfondimento.

Julian Assenge rischia infatti una pesantissima condanna per aver contribuito a diffondere documenti riservati su presunti crimini di guerra commessi dalla forze americane durante le missioni militari in Medioriente, con riferimenti specifici alle operazioni compiute in Iraq e in Afghanistan.

Nel corso del tempo, il giornalista è stato assunto come simbolo di lotta contro i poteri forti da parte di centinaia di migliaia di sostenitori in tutto il mondo. Persone che oggi temono per la sua libertà una volta riportato Oltreoceano. La decisione della ministra è prevista entro un termine massimo di 28 giorni da oggi.

Fonte foto: ANSA

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