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Bonus 350 euro per i lavoratori del terziario: a chi spetta, quando arriva e come richiederlo

Il bonus 350 euro è destinato a milioni di dipendenti del settore terziario e della grande distribuzione, in arrivo anche un aumento in busta paga

Pubblicato:

Silvia Marchetti

GIORNALISTA

Si occupa principalmente di politica, cronaca, economia e spettacolo su riviste e siti di informazione nazionali, appassionata di musica e di calcio.

Il 2023 comincia con una importante novità per tanti lavoratori: circa tre milioni di dipendenti del settore terziario riceveranno, infatti, un bonus una tantum del valore di 350 euro, diviso in due distinte tranche.

Si tratta di un aiuto concreto per far fronte ai rincari energetici e all’inflazione da record registrati negli ultimi mesi. Ma le sorprese non finiscono qui.

Bonus 350 euro, cos’è e come funziona

Il bonus 350 euro è un contributo economico destinato ai lavoratori dipendenti del macrosettore terziario e a coloro che operano nella distribuzione moderna organizzata e nella distribuzione cooperativa.

Nel settore terziario si trovano due grandi classi di attività: da un lato, i servizi destinabili alla vendita (come il commercio, i pubblici esercizi, i trasporti, le comunicazioni, il credito, le assicurazioni, i servizi immobiliari e quelli alle imprese, la ricerca, la sanità privata, i servizi personali e alle comunità); dall’altro, i servizi non destinabili alla vendita (comprendono attività come l’istruzione, la giustizia, la difesa, la sanità pubblica, i servizi generali della pubblica amministrazione).

Potranno beneficiare del nuovo bonus tutti i dipendenti inquadrati al quarto livello. Questi lavoratori (una platea di circa tre milioni di persone) riceveranno l’aiuto economico all’inizio del 2023, direttamente in busta paga. Non occorrerà, dunque, fare domanda.

Bonus in arrivo per i lavoratori del settore terziario e della grande distribuzione

Quando e come arriverà il contributo economico

La misura è inserita all’interno di un ‘protocollo straordinario’ ed è il frutto dell’accordo tra i sindacati e le associazioni delle cooperative di consumo per garantire una prima risposta contro i rincari.

L’intesa è stata raggiunta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, con Confcommercio, Federdistribuzione, Confesercenti e le Associazioni delle cooperative di consumo.

Il bonus da 350 euro è da intendersi lordo e una tantum. Verrà erogato in due distinte tranche da 200 euro e da 150 euro.

I primi 200 euro arriveranno già con la busta paga di gennaio, mentre per i restanti 150 euro si dovrà aspettare lo stipendio di marzo.

Busta paga, cosa cambia nel 2023

Non solo bonus di inizio anno. I lavoratori impiegati nel settore terziario, dopo aver ricevuto i 350 euro entro il mese di marzo 2023, vedranno aumentare la propria busta paga di 30 euro ogni mese. Ciò avverrà a partire dal mese di aprile.

L’aumento in busta paga pari a 30 euro mensili sarà distribuito anche agli altri livelli di inquadramento dei dipendenti (dunque non solo al quarto), parametrato in base ai livelli di appartenenza.

Si tratta, in sostanza, di un ‘premio alla pazienza’ dei lavoratori del settore terziario che, da ormai tre anni, attendono che vengano rinnovati i contratti collettivi nazionali.

Tre milioni di dipendenti italiani stanno, infatti, aspettando di poter adeguare la loro posizione alla situazione economica del paese. Proprio sulla base di questo, i 30 euro extra mensili sono da intendersi come ‘acconto’ sui futuri aumenti contrattuali.

La speranza è che il rinnovo dei contratti possa attenuare la caduta del potere di acquisto, causata dalla crisi innescata dalla pandemia, dal caro-energia e dalla guerra tra Russia e Ucraina.

La ripresa delle trattative per il rinnovo dei contratti è prevista a gennaio, come promettono i sindacati.

Quali sono i prossimi step per aiutare i lavoratori del settore

L’accordo siglato il 12 dicembre scorso, che introduce il bonus di 350 euro e l’aumento in busta paga di 30 euro per la filiera, viene definito dai sindacati “un passo importante per la tutela dei lavoratori, considerata la difficile congiuntura economica“, i cui effetti determinano “una significativa riduzione della redditività delle aziende” oltre che la “perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni”.

“L’accordo è da intendersi come un passaggio in attesa di definire la parte normativa e salariale dei Ccnl di settore – hanno spiegato, in una nota, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs – Uno step propedeutico al loro rinnovo che contribuisce ad attenuare la caduta del potere di acquisto di milioni di lavoratori e lavoratrici del comparto. L’obiettivo di arrivare a un rinnovo compiuto in tempi brevi è adesso la priorità”.

Rinnovo del contratto nazionale, a che punto siamo

Quanto definito nell’accordo “è solo un primo passo assolutamente parziale: già a gennaio ci saranno i primi incontri per il negoziato”, hanno assicurato i sindacati.

Sul tavolo verranno portate “proposte utili a migliorare le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori“, già previste dalle piattaforme presentate dopo la scadenza del 31 dicembre 2019.

Allarme per le imprese del terziario di mercato

La crescita inarrestabile del costo dell’energia che si sta abbattendo sulle imprese del terziario di mercato, dei servizi e della distribuzione moderna (con aumenti delle bollette e dei costi di gestione non più sostenibili) sta mettendo in ginocchio milioni di lavoratori, come ha denunciato Confcommercio, che da tempo parla di ‘allarme rosso’.

“Uno scenario che, in assenza di nuove e ulteriori misure di contrasto e sostegno, mette seriamente a rischio la prosecuzione dell’attività di tantissime imprese nei prossimi mesi”, ha sottolineato Confcommercio in un recente appello al governo e alle forze politiche.

Bonus e premi anticipati ‘scaccia crisi’

Per contrastare l’effetto dell’inflazione e dell’aumento delle utenze di luce e gas, le aziende hanno fatto leva su molteplici misure, per arrivare a garantire lo stesso potere d’acquisto ai lavoratori.

Secondo le ultime stime dell’Istat, nel mese di novembre l’indice nazionale dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,5% rispetto al mese precedente, ma dell’11,8% su base annua (come nel mese precedente) e questo ha messo in difficoltà chi ha le buste paga più basse.

Da qui, la decisione del governo di sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori attraverso la via della detassazione che sta incoraggiando il ricorso ai fringe benefit, così come la contrattazione sui premi di risultato.

Oppure con bonus discrezionali o concordati con il sindacato, una tantum (come nel caso dei lavoratori del settore terziario e della grande distribuzione). O ancora, con l’attuazione di piani di welfare ad hoc, spesso distribuendo voucher per l’acquisto di beni e servizi.

Fonte foto: iStock

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