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Tiziano Renzi torna in aula, bancarotta fraudolenta e fatture false: la difesa del padre dell'ex premier

Tiziano Renzi torna in aula nel processo che lo vede imputato, insieme alla moglie Laura Bovoli, per bancarotta fraudolenta e fatture false

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Simone Vazzana

GIORNALISTA

Giornalista professionista, è caporedattore di Virgilio Notizie. Ha lavorato per importanti testate e tv nazionali. Scrive di attualità, soprattutto di Politica, Esteri, Economia e Cronaca. Si occupa anche di data journalism e fact-checking.

Tiziano Renzi torna in aula a Firenze. Nuovo capitolo del processo in cui il padre dell’ex premier è imputato, insieme alla moglie Laura Bovoli e ad altre 13 persone, per bancarotta fraudolenta e fatturefalse. Le società fallite coinvolte sono le cooperative di servizi Delivery Service Italia, Europe Service e Marmodiv: si occupavano di volantinaggio e distribuzione di materiale pubblicitario.

Le parole di Tiziano Renzi

Tiziano Renzi, come riportato dall’Ansa, ha negato di essere stato l’amministratore delle coop di servizi Delivery Service Italia, Europe Service e Marmodiv, tutte fallite.

L’imputato ha replicato al pm, Luca Turco, sostenendo di essere invece “controller delle cooperative, facevo in modo che venissero rispettati i contratti e i documenti fossero in regola”.

Tiziano Renzi e Laura Bovoli, genitori del leader di Italia Viva

Poi ha aggiunto: “Ho fatturato fino a 8,5 milioni di euro prima che qualcuno in famiglia facesse politica o avesse una qualche visibilità”, alludendo al figlio Matteo Renzi.

Il padre ha voluto parlare anche di come la sua attività ha avuto inizio: “Facciamo servizi operativi di marketing dal 1984, quando per la prima volta ci incaricarono di distribuire 2 milioni e 300 mila tesserine del Bingo. I giornali da allora hanno cambiato veste, trasformandosi in occasioni di vendita. La nostra diversità era garantire che la filiera fosse corretta. Perché davano a noi il lavoro? Perché avevamo gli affidamenti bancari e credibilità, non avevamo debiti, nessun problema con le banche”.

L’accusa della Procura

Secondo gli inquirenti, Tiziano Renzi e Laura Bovoli avrebbero invece amministrato di fatto le coop, condizionando le decisioni dei rispettivi vertici.

Così facendo, le avrebbero usate per aumentare gli affari della società di famiglia, la ‘Eventi 6‘, portando le cooperative al fallimento.

“Con la ‘Eventi 6’ – ha detto Tiziano Renzi – volevamo operare con cooperative che fossero corrette non per un problema etico, ma per un nostro interesse“.

I testimoni

Nella mattinata di mercoledì 5 ottobre, oltre a Tiziano Renzi, sono stati ascoltati anche alcuni testimoni.

Tra questi, un extracomunitario che ha lavorato per una delle cooperative coinvolte: “Dovevo scaricare volantini e portarli su un furgone. Mi hanno pagato 700 euro, ma non mi hanno mai fatto un contratto. Mi sembra fosse la Marmodiv”.

E ancora, l’ex ragioniera di una cooperativa ricorda come una socia di Marmodiv abbia chiesto fatture false nei confronti della stessa coop. Su questo, Tiziano Renzi ha voluto replicare: “Sono abbastanza sconvolto dalle testimonianze, perché non ce n’è nessuna vera. Sono solo una somma di falsità”.

Fonte foto: ANSA

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