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Svolta nella lotta al tumore al pancreas grazie a uno studio italiano: scoperto il meccanismo che lo alimenta

Uno studio italiano pubblicato su Nature aggiunge nuove speranze nella lotta al tumore al pancreas: la scoperta degli scienziati del San Raffaele

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Stefano D'Alessio

GIORNALISTA

Giornalista pubblicista. Laureato in Comunicazione, per anni si è occupato di sport e spettacolo. Scrive anche di attualità, cronaca e politica. Ha collaborato con importanti testate e programmi radio e tv, a livello nazionale e locale.

Nella lotta al tumore al pancreas ora c’è una speranza in più, grazie a uno studio italiano appena pubblicato su ‘Nature’ dagli scienziati del San Raffaele di Milano, sostenuto da Fondazione Airc, Consiglio europeo delle ricerche (Erc) e ministero della Salute.

La scoperta italiana sul tumore al pancreas

Il gruppo di scienziati guidato da Renato Ostuni, a capo del laboratorio di Genomica del sistema immunitario innato dell’Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (Sr-Tiget) e professore associato all’università Vita-Salute San Raffaele, ha scoperto un meccanismo inedito che promuove la crescita dell’adenocarcinoma duttale del pancreas (Pdac).

Tale meccanismo consiste in un “loop infiammatorio” basato sull’interazione tra macrofagi e cellule tumorali, che gli autori dello studio hanno individuato come un possibile bersaglio per nuove cure contro il tumore al pancreas.

La spiegazione degli esperti

Gli autori dello studio, in alcune dichiarazioni riportate dall’agenzia ‘Adnkronos’, hanno spiegato che il blocco del meccanismo inedito da loro scoperto “potrebbe essere utilizzato per aumentare l’efficacia delle immunoterapie contro il Pdac, ma anche come strategia preventiva in persone a rischio”.

I macrofagi – hanno ricordato dal San Raffaele – sono un tipo di cellule del sistema immunitario innato, fondamentali per proteggere l’integrità dei tessuti e per attivare rapide risposte protettive contro gli agenti patogeni e le altre minacce esterne. Nei tumori, però, le funzioni dei macrofagi sono profondamente riprogrammate, al punto che queste cellule non contrastano la malattia e, al contrario, sostengono la sua progressione.

In particolare, i macrofagi associati al tumore (Tam) sono bersagli importanti dell’immunoterapia, dal momento che una loro maggiore abbondanza è generalmente associata a resistenza ai trattamenti, a metastasi e a una minore sopravvivenza dei pazienti. Nel caso del tumore al pancreas, però, l’eterogeneità dei Tam e la complessità della loro interazione con il microambiente tumorale hanno finora reso difficile colpire queste cellule a scopo terapeutico. Il nuovo studio italiano, in questo senso, offre nuove speranze.

Le parole di Renato Ostuni su Facebook

Renato Ostuni ha scritto su Facebook a proposito del nuovo studio: “Sono incredibilmente felice di condividere i risultati del nostro ultimo studio, fresco fresco di pubblicazione su Nature!”.

L’esperto ha spiegato: “Questa scoperta apre la strada a possibili futuri sviluppi terapeutici, tutti da esplorare, per contrastare la progressione della malattia o aumentare l’efficacia delle attuali immunoterapie”.

E poi: “Si tratta di un lavoro durato anni, e che è stato reso possibile dalla passione, dal talento e dall’intuizione delle/gli scienziate/i d’eccezione con cui ho il privilegio di lavorare ogni giorno – e a cui va il merito principale della scoperta: Nicoletta Caronni, Federica La Terza, Francesco Vittoria, Giulia Barbiera, e tutti i membri del lab!”.

Fonte foto: iStock - libre de droit

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