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Legambiente bacchetta le città italiane: la classifica delle più pericolose per la salute dei cittadini

Legambiente lancia l'allarme sull'inquinamento delle città italiane: 72 su 95 sarebbero infatti oltre i limiti e dunque pericolose per la salute

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Luca Bucceri

GIORNALISTA

Giornalista pubblicista esperto del mondo dello sport e della politica, scrive anche di attualità ed economia. Laureato in Scienze della Comunicazione, muove i primi passi nelle redazioni sportive di Palermo per poi trasferirsi a Milano e lavorare per importanti testate.

L’ultimo report “Mal’Aria di città 2023” di Legambiente fa suonare il campanello d’allarme sui livelli di inquinamento in Italia. Ben 72 città su 95 prese in esame, infatti, avrebbero superato la quantità limite di polveri sottili Pm10 raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, attestandosi a percentuali “illegali” e rischiose per la salute dell’uomo. Lo studio, dunque, avverte sulla necessità di un cambio di passo immediato.

Città inquinate, 72 pericolose per la salute

Da Torino a Milano, passando per Asti, Alessandria, Palermo e Catania, ben 72 sono i comuni italiani ad aver superato, e di molto, i limiti imposti dall’Oms sul Pm10 nell’aria. I numeri, redatti da Legambiente, fanno quindi suonare un chiaro campanello d’allarme.

Tra le città che indossano la maglia nera, poco invidiabile, per il maggior inquinamento da particolato nel 2022 ci sono infatti Torino e Milano, che con i 98 e 84 giorni di sforamento contro i 35 consentiti, conquistano il podio insieme ad Asti (dove l’allarme smog è risuonato 74 volte). Oltre i limiti anche Modena (75), Padova e Venezia (70),  Cremona (67), Treviso (66), Mantova e Rovigo (65), ma anche Roma, in classifica solo per un un giorno in più di sforamento (36 su 35).

Oltre i limiti Ue, chi è indietro

Secondo Legambiente, alcune città devono lavorare di più per ridurre le loro concentrazioni di inquinanti e adeguarsi ai nuovi limiti stabiliti dall’Unione europea, che entreranno ufficialmente in vigore il 1 gennaio 2030. Si tratta di limiti meno rigidi rispetto a quelli dell’Oms che si attesteranno a 20 µg/mc da non superare per il Pm10, 10 µg/mc per il Pm2.5, 20 µg/mc per l’NO2.

Per il Pm10 le città che devono impegnarsi di più sono Torino e Milano (riduzione necessaria del 43%), Cremona (42%), Andria (41%) e Alessandria (40%). Per il Pm2.5 invece Milano, Cremona, Padova e Vicenza (57%), Bergamo, Piacenza, Alessandria e Torino (55%), Como (52%), Brescia, Asti e Mantova (50%). Per ultimo, col NO2, allarme per Milano (47%), Torino (46%), Palermo (44%), Como (43%), Catania (41%), Roma (39%), Monza, Genova, Trento e Bolzano (34%).

L’appello di Legambiente

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, ha quindi lanciato un chiaro messaggio d’allarme affinché le città italiane oltre i limiti possano avviare un processo di cambiamento che possa portarli a rientrare negli standard.

L’inquinamento atmosferico non è solo un problema ambientale, ma anche un problema sanitario di grande importanza. In Europa, è la prima causa di morte prematura dovuta a fattori ambientali e l’Italia registra un triste primato con più di 52.000 decessi annui da PM2.5, pari a 1/5 di quelli rilevate in tutto il continente” ha spiegato.

Ciafni ha quindi sottolineato che “è necessario agire con urgenza per salvaguardare la salute dei cittadini, introducendo politiche efficaci ed integrate che incidano sulle diverse fonti di smog, dalla mobilità al riscaldamento degli edifici, dall’industria all’agricoltura”. “La salute è un diritto fondamentale che non può essere compromesso” ha concluso.

Fonte foto: ANSA

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