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La sentenza della Cassazione sul salario minimo spiazza il Governo Meloni: cos'hanno deciso i giudici

Una fresca sentenza della Cassazione complica i piani di Giorgia Meloni e del Governo sul salario minimo: esultano invece Elly Schlein e le opposizioni

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Cristiano Bolla

GIORNALISTA

Giornalista pubblicista esperto di cinema, televisione, nuovi media e spettacolo, scrive anche di cronaca e attualità. Laureato in Scienze e Tecnologie delle Arti e dello Spettacolo con Master in Drammaturgia e Sceneggiatura, ha lavorato per diverse produzioni prima di muovere i primi passi nelle redazioni di testate giornalistiche di Torino e Milano. Attualmente collabora anche con importanti riviste di settore.

La decisione della Corte di Cassazione su un caso che coinvolge il salario minimo, rischia di complicare i piani del Governo di Giorgia Meloni su questo tema dibattuto. Le opposizioni esultano per quella che viene giudicata una sentenza storica.

Cosa ha deciso la Corte di Cassazione sul salario minimo

Nella giornata di ieri, martedì 3 ottobre 2023, la Cassazione si è espressa nei confronti di un procedimento relativo all’articolo 36 della Costituzione e alla situazione del dipendente di una cooperativa che si lamentava della sua non conformità nel proprio Ccln.

L’uomo, vigilante in un supermercato, sosteneva che il suo salario non rispettasse i canoni imposti da quell’articolo, secondo cui la retribuzione deve essere sufficiente ad assicurare un’esistenza “libera e dignitosa”. Per i giudici, la prevalenza va proprio all’art.36.

La segretaria del PD Elly Schlein, a favore del salario minimo

Per questo motivo, il contratto collettivo nazionale, in questo caso quello dei Servizi Fiduciari, non può tradursi in una compressione del giusto livello di salario e di dumping salariale, come sottolineato dal vice capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra, Marco Grimaldi.

Perché la sentenza complica i piani del Governo Meloni

Il tema del salario minimo è centrale nel dibattito politico attuale, specie dopo l’eliminazione del Reddito di Cittadinanza da parte del Governo Meloni. Nonostante numerosi incontri tra le parti, fino ad agosto la premier ha ribadito la sua contrarietà al provvedimento.

Ad agosto aveva proposto il coinvolgimento del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) nella questione, per arrivare ad una soluzione condivisa: “Ci interessa quando viene posta la questione del rafforzamento dei salari, il tema del contrasto al lavoro povero, purché ci si comprenda. Ci sono divergenze sugli strumenti” aveva detto.

Dopo la sentenza esultano Elly Schlein e le opposizioni

Al contrario, la sentenza della Cassazione, che ha ribaltato la decisione della Corte d’Appello, fa esultare le opposizioni. Per Elly Schlein, riporta Adnkronos, si tratta di una “sentenza storica, una indicazione che conferma la necessità e l’urgenza di stabilire un salario minimo secondo i principi stabiliti dalla Costituzione”.

La contrattazione collettiva va comunque sostenuta, “affinché sia sempre garantito a chi deve lavorare per vivere il diritto a un’esistenza dignitosa” afferma, ma il Governo su questo tema “continua invece a fare il gioco delle tre carte, incurante delle condizioni reali di tante lavoratrici e lavoratori in questo Paese”.

Per Grimaldi, è la prima volta che questo dibattito arriva al terzo grado di giudizio e che la Cassazione parla di “povertà nonostante il lavoro, introducendo in sostanza al massimo grado la categoria di lavoro povero nel dibattito giurisprudenziale”. Il Governo, per lui, ora “non può far finta di niente”.

Esulta anche Carlo Calenda di Azione, secondo cui “la Cassazione è arrivata dove invece fino a ora il governo ha temporeggiato” e lancia un appello: “Basta ritardi: dimostriamo che anche la politica sa riconoscere che il diritto a uno stipendio dignitoso è garantito da Costituzione”.

Fonte foto: ANSA

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