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Guardia di finanza scopre frode al Fisco, evasi quasi 2 miliardi: 85 indagati, 140 società fantasma in Italia

Scoperta dalla guardia di finanza una maxi frode fiscale realizzata attraverso una rete di 140 società fantasma

Pubblicato:

Marco Vitaloni

GIORNALISTA

Giornalista pubblicista esperto di politica e con una passione per tecnologia e innovazione, scrive quotidianamente di cronaca e attualità. Marchigiano, studi in Comunicazione, collabora con diverse realtà editoriali locali e nazionali.

Scoperta dalla guardia di finanza una maxi-frode fiscale da quasi 2 miliardi di euro. Le indagini, coordinate dalla Procura di Ancona e condotte dalle Fiamme Gialle di Senigallia, hanno svelato un giro di false fatture che coinvolge 140 società fantasma in tutta Italia: 85 gli indagati per frode fiscale.

Guardia di finanza scopre maxi frode al Fisco

Nella giornata di giovedì 25 gennaio la guardia di finanza ha eseguito oltre 30 perquisizioni nelle province di Milano, Varese, Brescia, Monza, Padova e Ragusa, nei confronti di 85 indagati per frode fiscale.

Secondo quanto riporta Ansa, al centro dell’inchiesta della Procura di Ancona ci sarebbe una rete di società cartiere responsabili dell’emissione di fatture false per 1,7 miliardi.

Secondo l’accusa il sistema messo in piedi dagli indagati permetteva a migliaia di imprese in tutta Italia, gestite da italiani e cinesi, di non versare le imposte e trasferire il denaro all’estero. Grazie a questo sistema gli imprenditori indagati avrebbero evaso almeno 22 milioni di Iva.

Le indagini

L’operazione, denominata “Fast & Clean”, è nata da un’indagine dei finanzieri della Tenenza di Senigallia (Ancona) che aveva portato ai primi sequestri e perquisizioni nell’aprile 2023.

Tutto era nato da alcuni controlli fiscali condotti nei confronti di alcuni laboratori di confezione gestiti da imprenditori cinesi nel distretto del tessile di Corinaldo, nell’hinterland senigalliese.

 L’inchiesta è partita da alcuni laboratori tessili di Corinaldo, in provincia di Ancona

I finanzieri hanno così scoperto una rete di società fantasma che attraverso la simulazione di operazioni commerciali mai avvenute garantiva la ripulitura del denaro e l’immediata disponibilità del profitto della frode fiscale.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le società fantasma esistevano solo sulla carta ma non avevano strutture e dipendenti, domiciliate in luoghi improbabili se non in indirizzi inesistenti, per la maggior parte in Lombardia. Nel giro di due anni (2022 e 2023) avrebbero emesso fatture false per 1,7 miliardi di euro.

I sequestri

Circa 100 finanzieri sono entrati in azione per effettuare perquisizioni e sequestri a Milano e provincia, Roncello (Monza Brianza), Gallarate (Varese), Montirone (Brescia), Firenze e provincia, Padova e Vittoria (Ragusa).

Sono state sottoposte a sequestro preventivo 140 società, di cui è stata disposta la cancellazione per scongiurare la prosecuzione della loro attività, ed interdetta ogni attività presso il sistema bancario italiano.

Su disposizione del gip del Tribunale di Ancona, la guardia di finanza ha eseguito un sequestro preventivo per 350 milioni di euro su conti correnti bancari, contanti, immobili, auto e beni di pregio nelle disponibilità degli indagati.

Cos’è la “underground bank”

Quanto scoperto dalla guardia di finanza rientrerebbe nella fenomenologia della cosiddetta “underground bank“, un sistema di banca occulta al servizio dell’economia illegale che, grazie a una struttura organizzata e complessa, è in grado di trasferire e riciclare miliardi di euro e riconsegnare agli imprenditori i profitti in maniera rapida e occulta.

Secondo quanto ricostruito, la società fantasma emetteva la fattura falsa e indicava al destinatario gli estremi del conto corrente italiano su cui eseguire il bonifico per il pagamento.

Giunto l’accredito, il gestore della cartiera disponeva un bonifico estero di pari importo su di un conto corrente di una banca cinese – direttamente o tramite triangolazione su conti correnti in altri paesi Ue – giustificando l’operazione a titolo di pagamento per operazioni di importazione di prodotti in realtà mai avvenute.

Gran parte dell’importo bonificato dall’utilizzatore della fattura falsa e trasferito in Cina veniva quindi  restituito all’imprenditore in contanti consegnati da corrieri.

Fonte foto: ANSA

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