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Carcere in Cina per chi indossa "abiti che feriscono la nazione": a rischio anche giacca e cravatta?

Il governo cinese avrebbe allo studio una stretta sul dress code della popolazione: proibiti tutti gli indumenti che "feriscono lo spirito della nazione"

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Mauro Di Gregorio

GIORNALISTA

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Approdato a QuiFinanza e Virgilio Notizie dopo varie esperienze giornalistiche fra Palermo e Milano. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Il governo cinese avrebbe allo studio una legge per proibire con il carcere e con una multa salata chi venga sorpreso a indossare “abiti che feriscono lo spirito della nazione”. Al momento non ci sono informazioni in merito agli indumenti vietati, ma le speculazioni si sprecano.

La Cina proibisce gli abiti che feriscono la nazione

Il dibattito infuria sui social cinesi e alcuni utenti si domandano se indossare giacca e cravatta sarà considerato un reato.

Le origini della cravatta si fanno risalire alla Guerra dei trent’anni (1618-1648). Qualcosa di simile alle moderne cravatte venne indossato come segno distintivo dai mercenari croati.

L’accessorio piacque ai francesi che lo adottarono e lo modificarono secondo i loro gusti.

La cravatta, dunque, è un indumento figlio dell’Occidente. Alcuni internauti cinesi si domandano se, in nome dell’autarchia stilistica e delle crescenti tensioni con gli Usa, il governo di Pechino la metterà fuori legge.

Quali abiti feriscono lo spirito della nazione?

Al momento si possono fare solo delle supposizioni. Il presidente cinese Xi Jinping e tutti i leader politici cinesi nelle occasioni ufficiali vestono tradizionalmente all’occidentale, quindi è improbabile una stretta in tal senso.

Si può supporre che la stretta stilistica arriverà su fronti che hanno già assaggiato la repressione della pubblica autorità.

Nel 2022 una donna che indossava un kimono è stata arrestata nella città di Suzhou con l’accusa di avere provocato “problemi”.

Nel marzo di quest’anno la polizia ha arrestato una donna che indossava la riproduzione di un’uniforme militare giapponese.

I cinesi non hanno dimenticato l’invasione giapponese avvenuta due anni prima dello scoppio della Seconda Guerra mondiale e conclusasi nel 1945.

In quel conflitto morirono oltre 20 milioni di cinesi. Alcuni storici parlano addirittura di 35milioni di morti. Per questo motivo abbigliarsi alla giapponese è considerato oltraggioso in Cina.

E all’inizio di agosto alcune persone con indosso insegne arcobaleno sono state cacciate da un concerto del cantante taiwanese Chang Hui-mei a Pechino.

Basso rischio per giacca e cravatta

È probabile dunque che giacca e cravatta, gli indumenti simbolo del mondo degli affari oggi in voga anche in Cina, si salvino dalle purghe stilistiche di Xi Jinping.

Fonte foto: ANSA

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