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Balneari, Flavio Briatore ammette: "Sempre pagato poco o niente". E spiega la sua ricetta per le concessioni

Flavio Briatore afferma che i canoni per le concessioni balneari sono troppo bassi: per il suo Twiga dovrebbe pagare almeno 500 mila euro all'anno

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Marco Vitaloni

GIORNALISTA

Giornalista pubblicista esperto di politica e con una passione per tecnologia e innovazione, scrive quotidianamente di cronaca e attualità. Marchigiano, studi in Comunicazione, collabora con diverse realtà editoriali locali e nazionali.

Flavio Briatore torna a parlare dell’annosa questione delle concessioni balneari e dell’ennesima proroga decisa dal governo in contrasto con la direttiva europea Bolkestein. L’imprenditore patron del Twiga spiega che dal suo punto di vista i canoni demaniali sono troppo bassi e lo Stato incassa molto meno di quanto dovrebbe.

Briatore: “Al demanio abbiamo sempre pagato poco o niente”

Dalle pagine del Corriere della Sera, Flavio Briatore parla della questione dei balneari, spiegando che la maggior parte degli stabilimenti paga per le concessioni una quota annuale molto bassa, anche quando il giro di affari o la posizione geografica giustificherebbero un canone molto più alto.

Il suo Twiga, uno dei locali più esclusivi di Forte dei Marmi, lo scorso anno ha fatturato 10 milioni di euro, ma per la concessione demaniale paga una quota annuale di poche migliaia di euro. Secondo Briatore “sarebbe giusto che di concessione ne pagassi 500 mila“.

“Al demanio abbiamo sempre pagato poco o niente – ammette – credo che lo Stato ne ricavi cento milioni l’anno… Dovrebbe prendere 800 o più. Ma è tutto sfalsato”.

La questione dei balneari

Secondo il titolare del Twiga e del Billionaire, parte del problema deriva dal potere in mano ai concessionari: “Questi devono sparire. Sono tizi che a volte hanno avuto decine di anni fa delle concessioni, vai a sapere come, e oggi troppo spesso le sfruttano senza lavorarci e senza produrre niente”.

Flavio Briatore afferma che bisogna sì tutelare il più possibile le famiglie che vivono solo di quella concessione, per le quali “non si dovrebbero neanche fare le aste”. Per gli altri sì però: “si fissino criteri e poi si facciano le gare“.

Concessioni balneari, la proposta di Briatore

L’imprenditore lancia quindi una proposta per arrivare ad una soluzione, che ha già avanzato a Daniela Santanchè, ministra del Turismo del governo Meloni e sua ex socia nel Twiga.

Per calcolare il valore delle concessioni “io partirei dal valore della zona – spiega – perché una cosa è Catanzaro Mare e un’altra Portofino. Poi farei un tot a ombrellone. A contare gli ombrelloni non è che ci vuole un genio. Pochi mesi e la mappatura si fa”.

Fonte foto: ANSA
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