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Taglio del cuneo fiscale, stipendi in aumento per milioni di lavoratori nel 2023: quanto cresceranno e per chi

Con l’approvazione della Manovra, è ufficiale il taglio delle tasse sulle buste paga: tutti gli aumenti delle retribuzioni per fasce di reddito

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Federico Casanova

GIORNALISTA

Giornalista professionista, esperto di politica, economia e cronaca giudiziaria. Collabora con importanti realtà editoriali e testate giornalistiche. Organizza eventi, presentazioni e rassegne di incontri in tutta Italia. Ha svolto il ruolo di ufficio stampa per diverse campagne elettorali locali e nazionali.

“Abbassare le tasse sul lavoro per alzare i salari degli italiani”. Questa, tra le altre, la frase che Giorgia Meloni e tutto il gruppo di candidati di Fratelli d’Italia hanno scritto nero su bianco nel programma elettorale con cui il partito si è presentato alle elezioni politiche dello scorso 25 settembre. Uno slogan che fin dalle origini – ossia dal 1994 ad oggi – rappresenta l’impegno più importante portato avanti dal centrodestra nel nostro Paese per quanto riguarda il capitolo del lavoro e delle retribuzioni.

E così ora, dopo la vittoria alle urne, la presidente del Consiglio non poteva di certo disattendere la promessa che le ha permesso di insediarsi a Palazzo Chigi. È risaputo che le risorse a sua disposizione fossero assai poche, soprattutto a causa dell’emergenza energetica che sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese. Eppure la premier, all’interno della legge di Bilancio che proprio nelle scorse ore è stata approvata in Parlamento, non ha rinunciato a mettere mano al tema degli stipendi.

Taglio del cuneo fiscale, la scelta del governo Meloni per diminuire le tasse sul lavoro

Che il governo fosse a corto di tempo (la Manovra è stata validata a soli due mesi dall’insediamento) e di soldi (con 21 dei 35 miliardi di euro della Finanziaria destinati a contrastare il caro bollette) è un fatto di dominio pubblico. Come è chiaro a tutti che Giorgia Meloni non avrebbe rinunciato ad alcune misure bandiera volute fortemente dalla coalizione che la sostiene. In particolare, il taglio del cuneo fiscale rappresenta la norma più attesa tra quelle presenti all’interno del maxi-emendamento depositato alle Camere dall’esecutivo.

Dopo settimane di dubbi e incertezze, è stato lo stesso ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti – assieme ai sottosegretari e ai tecnici del suo dicastero – a scrivere il testo della misura: un intervento che andrà a diminuire la notevole differenza che ad oggi esiste tra la retribuzione lorda e il valore netto della busta paga di un lavoratore.

Taglio del cuneo fiscale, quanto costa per lo Stato e cosa prevede la Manovra

Nello specifico, sulla materia sono due le voci principali discusse e approvate all’interno del Consiglio dei ministri:

  • la conferma anche per il 2023 del taglio di due punti percentuali per le retribuzioni fino a 35mila euro lordi annui, già decisa in precedenza dal governo di Mario Draghi per il solo 2022;
  • l’aggiunta di un ulteriore taglio di un punto percentuale (per un totale di tre) per tutti coloro che dichiarano fino a 25mila euro lordi annui.

Nonostante l’unanime consenso tra le forze di maggioranza, la scelta di operare in questo senso è stata assai sofferta. Anche perché, in totale, il nuovo taglio del cuneo fiscale graverà sulle casse dello Stato per circa 4 miliardi e mezzo di euro solamente per i prossimi dodici mesi. La premier ha dichiarato più volte – l’ultima durante la conferenza stampa di fine anno – che verranno fatti nuovi tentativi per ampliare ancora di più la platea dei beneficiari, al momento composta da circa 15,4 milioni di lavoratori dipendenti. Ma il problema rimane sempre quello: trovare le risorse.

Taglio del cuneo fiscale, quanto aumenteranno gli stipendi da gennaio 2023

Tuttavia, anche solo con questa prima sforbiciata alle tasse, l’impatto sulle buste paga dei contribuenti sarà notevole. Facendo una suddivisione per fasce di reddito, lo schema per gli aumenti netti di stipendio dovrebbe essere il seguente:

  • chi guadagna tra i 10 e i 15mila euro lordi annui vedrà crescere la propria retribuzione dai 18 ai 27 euro netti ogni mese;
  • chi dichiara tra i 16 e i 25mila euro lordi annui vedrà aumentare lo stipendio dai 30 ai 38 euro netti ogni mese;
  • chi incassa tra i 26 e i 35mila euro lordi annui (quindi coloro che avranno un taglio del cuneo del 2%) vedrà salire il valore della busta paga dai 26 ai 32 euro netti ogni mese.

Se si decide di estendere il calcolo dei vantaggi economici su base annua, l’effetto della misura per i singoli cittadini assume dimensioni ancora più significative. In sostanza, stiamo parlando di un aumento di reddito complessivo di almeno 200 euro per ogni lavoratore interessato. La cifra arriva poi a sfiorare i 500 euro per chi guadagna attorno ai 25mila euro (la dote infatti sarà di poco superiore ai 493 euro annui).

Taglio del cuneo fiscale, per chi crescerà lo stipendio da gennaio 2023

In molti però si chiedono quanto sia effettivamente estesa la platea di coloro che usufruiranno del taglio del cuneo fiscale. Secondo i dati aggiornati di recente dall’Istat, la ripartizione dei contribuenti con i salari più bassi d’Italia ha assunto la seguente conformazione:

  • sono all’incirca 4,12 milioni i lavoratori con un reddito fino a 7.500 euro annui;
  • salgono a 4,28 milioni i lavoratori con un reddito compreso tra i 7.500 euro e i 15mila euro annui;
  • più contenuta (circa 3,1 milioni di lavoratori) la fascia in cui il reddito annuo si assesta tra i 15mila e i 20mila euro annui;
  • torna a salire a quota 3,9 milioni la fascia di lavoratori che dichiara tra i 20mila e i 25mila euro annui;
  • infine la platea più estesa (l’unica per cui il taglio del cuneo rimarrà del 2%), ossia quella tra i 25mila e i 35mila euro di reddito, che conta all’attivo poco più di 10 milioni di individui.

Taglio del cuneo fiscale, quanto incide sugli stipendi: il confronto con gli altri Paesi europei

Il tutto mentre proprio in questi giorni l’Istat ha diffuso i risultati dell’indagine denominata “Reddito e condizioni di vita”. L’istituto di statistica ha voluto evidenziare l’importanza della misura sulle retribuzioni: come si legge nel documento, in Italia dal 2019 ad oggi il cuneo fiscale continua a superare il 45% del costo del lavoro, sottraendo dunque quasi la metà dello stipendio di un lavoratore dipendente.

Un dato che si inserisce in un quadro di forti difficoltà che va avanti fin dal 1990, come testimoniato da un altro studio, quello dell’Inapp (l’Istituto Nazionale per le Analisi delle Politiche Pubbliche). Infatti, osservando gli ultimi tre decenni, il nostro è stato l’unico Paese dell’area Ocse in cui il salario medio annuale è diminuito (-2,9%). Per fare un raffronto con i nostri partner più vicini, nello stesso lasso di tempo in Germania il reddito medio è cresciuto del 33% e in Francia del 31%.

Fonte foto: ANSA

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