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Green Pass sul lavoro, parla l'imprenditore: "Preoccupa e divide"

Intervista a Della Bella, titolare della Centro Nord. Green Pass sul lavoro, parla l'imprenditore: "Crea preoccupazioni e divisioni"

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato:

È stata una giornata ad alta tensione quella del 15 ottobre. Il motivo è due parole che abbiamo imparato a conoscere bene: Green Pass. Come noto ormai da giorni, il lasciapassare europeo è diventato obbligatorio sul lavoro a partire dalla metà del mese corrente. Vero è che forse ci si aspettava un day one più turbolento, invece i no pass non hanno bloccato completamente né il porto di Trieste, epicentro della protesta, né l’Italia. Aver scampato il peggio non significa però che il passaggio sia stato indolore. E infatti sono diverse le aziende che hanno rischiato o conosciuto la paralisi.

“C’è un’azienda, in provincia di Verona, che ha il 30% di personale non vaccinato. Fino a oggi (15 ottobre, ndr), questa impresa ha minacciato di sospendere i lavoratori senza Green Pass”, salvo poi fare marcia indietro e “pagare loro il tampone”. A dirlo è Renato Della Bella, presidente di Apindustria-Confimi Veneto e titolare della Centro Nord, azienda veronese specializzata nel settore di solai alveolari e grandi impalcati, che non ha parole gentili né per il governo, definito “debole” e “disorganizzato”, né per Confindustria, le cui scelte considera “folli”.

Virgilio Notizie lo ha raggiunto per un’intervista esclusiva, concessa da Della Bella nella doppia veste di dirigente d’azienda e rappresentante delle piccole e medie imprese.

Come è andata la prima giornata di Green Pass obbligatorio alla Centro Nord?

La prima giornata di Green Pass obbligatorio non è andata male, si è trattato pur sempre di una giornata di assestamento, certo, ma i controlli sono partiti e hanno funzionato bene.

Quali difficoltà avete incontrato nella fase di organizzazione in vista dei controlli?

Quasi tutta la manodopera della Centro Nord è rappresentata da lavoratori formati e specializzati, che non sono sostituibili da un giorno all’altro. Nei tre stabilimenti di Potenza, Novara e Verona c’è complessivamente un 10% di personale privo di Green Pass duraturo (quello che si ottiene con la vaccinazione, ndr). Se questi dipendenti mancano, la produzione può andare in difficoltà. Aggiungiamo pure il fatto che stiamo andando verso il periodo invernale, caratterizzato da un assenteismo permanente del 3 o 4% (ferie, permessi, malattia o infortuni), che, sommato al 10% di prima, rende la prospettiva di una difficoltà produttiva ancora più concreta.

Qual è stata la vostra strategia per i controlli?

In azienda abbiamo persone che iniziano il turno a tutte le ore, quindi verificare ogni accesso risulta difficile. Abbiamo optato per i controlli a campione, concentrati nella prima parte della mattinata e per un totale del 20 per cento del personale. Il 20% al giorno significa che tutti i dipendenti sono controllati su base settimanale. Il Green Pass viene verificato da responsabili designati, anche tramite l’utilizzo dell’app VerificaC19.

L’obbligo di Green Pass ha comportato costi aggiuntivi? Dal punto di vista di un imprenditore, sono di più i benefici o i costi di una misura come quella scattata oggi?

I costi del controllo si dividono in costi sostenuti per l’ottenimento dell’attrezzatura e costi riguardanti le ore di lavoro del personale destinato alla verifica dei Green Pass. Nel caso della Centro Nord, la prima voce riguarda 6 cellulari, circa 500 euro pagati una tantum. La seconda voce invece ha a che fare con circa 5 ore in meno di lavoro al giorno, pari al tempo che 8 persone designate impiegano a controllare i Green Pass degli altri dipendenti. Si tratta di una spesa quotidiana, equivalente a 150 o 200 euro al giorno. Dal mio punto di vista i costi sono maggiori dei benefici. In due anni di convivenza con il Covid ci siamo affidati a protocolli sanitari che hanno dimostrato di funzionare. L’obbligo di Green Pass invece sta creando preoccupazioni e divisioni.

Quale comportamento ha adottato nei confronti dei lavoratori non vaccinati della Centro Nord?

Ho deciso di portare loro rispetto. I lavoratori senza Green Pass di Novara e Potenza, che sono di meno, mi hanno detto che faranno un tampone ogni due giorni. Nello stabilimento di Verona i non vaccinati sono invece sette, quindi, mettendomi d’accordo con altri imprenditori, ho organizzato per loro un servizio di somministrazione di tamponi sul lavoro. I test non saranno pagati dalla Centro Nord ma costeranno di meno (13 euro) grazie a un’intesa con la compagnia che offre il servizio.

È d’accordo con l’obbligo di Green Pass sul lavoro?

Il governo doveva assumersi la responsabilità di imporre l’obbligo vaccinale. Se non ha avuto questa forza, allora non può permettersi di far ricadere la propria debolezza e la propria disorganizzazione su un’economia in difficoltà. C’è un’azienda, in provincia di Verona, che ha il 30% di personale non vaccinato. Fino a oggi, questa impresa ha minacciato di sospendere i lavoratori senza Green Pass, portandosi sulle stesse posizioni di Confindustria. Quando, il 15 ottobre, i dirigenti si sono accorti che il personale non in regola non sarebbe andato al lavoro, hanno subito chiamato un’unità mobile per i tamponi, in modo da garantirsi l’operatività dei dipendenti non vaccinati e pagando pure loro il tampone. Questi sono gli effetti di una scelta non chiara da parte del governo, che sta ricadendo sulle spalle del tessuto produttivo.

Cosa ne pensa della proposta di addebitare alle aziende il costo dei tamponi per i lavoratori non vaccinati? Preferirebbe li pagasse invece lo Stato?

Preferisco una soluzione intermedia, che stiamo portando avanti come Confimi nazionale. A questo punto della pandemia, serve un monitoraggio approfondito della diffusione del virus. Le aziende potrebbero essere messe in condizione di fare tamponi rapidi fai da te, ovvero quei test per i quali non è necessaria la presenza di un operatore sanitario. Insomma, l’impresa ci mette i dipendenti, che fanno i test durante l’orario di lavoro, mentre lo Stato fornisce i test, da fare sia ai vaccinati, sia ai non vaccinati. Si otterrebbe così un’indagine capillare e, in caso di positività, i protocolli sanitari si attiverebbero proprio grazie all’azienda, che potrebbe quindi svolgere un compito di pubblica utilità.

Qual è l’umore tra i proprietari di azienda della provincia di Verona?

Al netto del fastidio, che mi sembra condiviso, esistono sfumature diverse. Ad esempio c’è chi si dimostra più aggressivo nei confronti dei dipendenti e c’è chi dice “il tampone lo paghiamo noi”. In quest’ultimo caso si tratta però di una minoranza. Maggioritaria mi sembra la scarsissima condivisione delle scelte del governo e della posizione di Confindustria. Consideriamo folle ventilare sospensioni, allontanamenti o sostituzioni quando, nella provincia di Verona, tutte le imprese sono alla continua ricerca di personale.

Fonte foto: ANSA
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