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CRONACA ESTERA

Detenuti prendono in ostaggio 50 agenti penitenziari e 7 poliziotti: sale la preoccupazione in Ecuador

I carcerati del penitenziario di Cuenca hanno preso in ostaggio 57 agenti, per protestare contro il trasferimento dei detenuti in altre carceri

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Ubaldo Argenio

GIORNALISTA

Giornalista pubblicista esperto di cultura, sport e cronaca, scrive anche di attualità, politica e spettacolo. Laureato in Scienze della Comunicazione, inizia a collaborare con testate locali di Benevento per poi passare a testate nazionali, per le quali si è occupato principalmente di approfondimenti sportivi e culturali. Lavora anche come editor.

Secondo le autorità locali, 50 guardie carcerarie e sette agenti di polizia sono stati presi in ostaggio dai detenuti del carcere di Cuenca, in Ecuador, in segno di protesta contro il trasferimento di alcuni detenuti e contro un’operazione di sicurezza effettuata dagli agenti in un altro carcere, quello di Cotopaxi.

57 agenti sequestrati in carcere

Da mercoledì 30 agosto, i detenuti del carcere di Cuenca, che si trova nella zona meridionale del Paese, stanno protestando sia per il trasferimento di altri carcerati in differenti penitenziari, sia per un’operazione di sicurezza effettuata nel carcere di Cotopaxi, nella città meridionale di Latacunga.

Proprio in seguito a questi controlli, ai quali hanno partecipato circa 2.200 agenti di polizia e militari e che aveva lo scopo di mantenere la sicurezza e l’ordine interno all’interno del complesso, i detenuti del carcere di Cuenca hanno preso in ostaggio 57 guardie carcerarie: 50 agenti penitenziari e 7 poliziotti.

Agenti di polizia controllano il perimetro del carcere di Cuenca, nel quale i detenuti hanno preso in ostaggio 50 guardie carcerarie e 7 poliziotti

Come affermato da Guillermo Lasso, il presidente dell’Ecuador, “le misure che abbiamo adottato, soprattutto nel sistema carcerario, hanno generato reazioni violente da parte delle organizzazioni criminali che cercano di intimidire lo Stato”.

Preoccupazione per gli ostaggi

Come comunicato dallo SNAI (Servicio Nacional de Atención Integral a Personas Adultas Privadas de la Libertad y a Adolescentes Infractores), “a causa di questioni legate alla sicurezza, non è possibile divulgare ulteriori informazioni”.

L’ente nazionale ha comunque confermato che il sequestro degli agenti da parte dei detenuti “sarebbe una risposta di gruppi criminali alle azioni di intervento della forza pubblica nelle carceri del Paese”.

Il ministro degli Interni ecuadoriano, Juan Zapata, facendo il punto della situazione durante una conferenza stampa si è detto “preoccupato per la sicurezza dei nostri funzionari”.

Decretato lo stato di emergenza

Il sistema carcerario del Paese sembra essere già da tempo vicino al collasso, e per contrastare la gravità della situazione il 24 luglio scorso il presidente Guillermo Lasso ha decretato lo stato di emergenza per l’intero sistema carcerario per 60 giorni, che gli consente di schierare soldati nelle carceri.

Le Forze Armate ecuadoriane hanno difatti confermato di aver schierato truppe fuori dal carcere di Cuenca, mentre serpeggia il dubbio che queste azioni siano legate alle bande che cercano di gestire il traffico di droga, che avrebbero intrapreso una guerra per il potere utilizzando le carceri come centri operativi.

L’operazione effettuata nel carcere di Latacunga si era conclusa con il sequestro di armi, giubbotti antiproiettile, telefoni cellulari, alcolici artigianali e altri oggetti illegali, stando a un comunicato delle Forze Armate.

Nonostante le ritorsioni dei detenuti però, il presidente Lasso ha dichiarato che il governo non intende rinunciare “all’obiettivo di catturare criminali pericolosi, smantellare le bande criminali e pacificare le carceri del paese”.

Fonte foto: ANSA

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