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Covid, la variante più diffusa tra i bambini: i dubbi di Crisanti

Il microbiologo Andrea Crisanti ha commentato la possibilità che il ceppo inglese di Sars-CoV-2 possa essere più contagioso per i bambini

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato:

Nonostante le rassicurazioni dell’Istituto superiore di Sanità su una maggiore contagiosità della variante inglese tra i bambini, Andrea Crisanti vuole vederci ancora chiaro sulla diffusione del nuovo ceppo nelle zone dell’Italia centrale e sulle misure che sono state adottate per contrastarlo. “Io penso che il risultato di queste zone rosse sia un compromesso tra mantenere attività economiche e un certo livello di qualità della vita e allo stesso tempo accettarne il prezzo, cioè non riuscire ad abbattere completamente i contagi e mantenere purtroppo un numero di morti giornaliero elevato” ha detto intervistato su Skytg24.

Uno studio dell’Associazione italiana di epidemiologia (Aie), riportato da Repubblica, segnala nell’ultima settimana di gennaio un calo del contagio del coronavirus in tutte le fasce d’età, ma un aumento in quelle 0-5 e 6-10. La settimana precedente questa tendenza era stata osservata solo in Umbria, in particolare nel perugino dove sono stati trovati 13 casi del ceppo brasiliano e alcune decine di quello inglese, mentre ora si starebbe espandendo in tutta l’Italia centrale, l’area dove finora sono stati rilevati più casi di ceppi mutati.

Su questo fenomeno è tornato proprio Crisanti in diretta TV: “Sembra che effettivamente la variante inglese colpisca i bambini con maggior frequenza rispetto alle altre varianti. Comunque c’è ancora una differenza tra bambini e adulti, anche nella variante inglese.”

“Questa variante ha un indice di trasmissione molto più elevato, questo indice si riflette sia nei bambini che negli adulti. Credo che sia ancora presto per dire che è una variante che ha sfondato questa barriera di età” ha però specificato il direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova.

Il virologo ha aggiunto che se l’obiettivo dell’istituzione delle zone rosse nel Centro Italia è quello di mantenere un equilibrio tra attività economiche e conseguenze sanitarie “penso che ci stiamo riuscendo, tenendo presente che l’emergere di varianti con elevata trasmissibilità e potenzialmente resistenti al vaccino chiaramente mettono in pericolo questo scenario”.

“Se si vuole bloccare la diffusione di varianti o resistenti al vaccino o ad elevata trasmissibilità bisogna veramente fare delle zone rosse tipo Codogno o Vò, tutti fermi“, ha affermato infine il professore.

Fonte foto: ANSA
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