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Cosa c'entra l'Isis con l'attentato a Mosca e la Russia: il Caucaso e le cellule cecene "tra le più feroci"

L'Isis ha rivendicato l'attentato a Mosca in Russia del 22 marzo e la pista è considerata credibile anche dall'intelligence Usa: cosa c'è dietro

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Stefano D'Alessio

GIORNALISTA

Giornalista pubblicista. Laureato in Comunicazione, per anni si è occupato di sport e spettacolo. Scrive anche di attualità, cronaca e politica. Ha collaborato con importanti testate e programmi radio e tv, a livello nazionale e locale.

L’attentato a Mosca di venerdì 22 marzo è stato rivendicato dall’Isis e la paternità della strage è ritenuta credibile dall’Intelligence Usa.

Ma cosa c’entra l’Isis con la Russia?

La rivendicazione dell’Isis dell’attentato a Mosca

Con queste parole l’Isis ha rivendicato l’attentato terroristico in una sala concerti alla periferia di Mosca: “I combattenti dello Stato islamico hanno attaccato un grande raduno di cristiani nella città di Krasnogorsk, alla periferia della capitale russa, Mosca, uccidendo e ferendo centinaia di persone e causando grande distruzione nel luogo e poi si sono ritirati sani e salvi nelle loro basi”.

Cosa c’entra l’Isis con la Russia

Le cellule cecene, come ricordato dal ‘Corriere della Sera’, erano tra le più feroci e militanti tra i ranghi del Califfato nel suo periodo di massima espansione, cioè tra il 2014 e il 2016. Terrore dei cristiani iracheni, erano spesso proprio i ceceni a eseguire gli interrogatori e le esecuzioni più feroci. Durante le battaglie contro le truppe di Bashar al-Assad erano sempre i ceceni a dare la caccia con maggiore determinazione ai soldati russi inviati da Vladimir Putin per sostenere il regime.

Quando, tra il 2017 e 2018, l’Isis è stato battuto, diversi analisti avevano messo in guardia sul pericolo rappresentato dai militanti che tornavano alle loro case nelle province musulmane della Russia. Alcuni di loro hanno formato cellule agguerrite per tentare di scalzare il regime di Ramzan Kadyrov in Cecenia, mentre altri hanno fatto ritorno nelle repubbliche islamiche del Caucaso del nord. Qui molti dei profughi delle battaglie in Cecenia avevano trovato rifugio, dando vita a un attivo movimento locale.

Nel 2016, le autorità in Russia hanno affermato che la guerriglia locale poteva contare su oltre 5.000 elementi. Le loro azioni sono state sporadiche: il 18 febbraio 2018 un militante dell’Isis ha ucciso 5 persone nella chiesa russa di Kizlyar. Altri scontri a fuoco si sono verificati nel 2019 in Daghestan. Alcuni elementi potrebbero essersi spostati in Azerbaigian.

Una delle armi usate durante l’attentato a Mosca.

La conferma degli Usa sulla pista Isis

Fonti statunitensi hanno confermato la pista del terrorismo islamico per l’attentato di Mosca. La ‘Cbs’ e la ‘Bbc’ hanno citato fonti di intelligence che hanno confermato la presenza di un flusso costante di informazioni, risalenti a novembre, sull’intenzione dell’Isis di colpire in Russia. Alcune informazioni molto specifiche sono state poi trasmesse anche al governo russo, nonostante i gelidi rapporti tra Washington e Mosca. Agli inizi di marzo, gli Stati Uniti avevano avvertito gli americani a Mosca di evitare grandi assembramenti e specificatamente i concerti.

La portavoce del Consiglio oer la sicurezza nazionale Adrienne Watson ha poi dichiarato ufficialmente: “All’inizio di questo mese, il governo americano aveva informazioni su un piano per un attacco a Mosca contro grandi raduni e concerti” e le “ha condivise con le autorità russe”.

Fonte foto: ANSA
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