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Coronavirus più debole: scienziati divisi, cosa dicono i virologi

I massimi esperti italiani concordano sulla gravità ridotta dei sintomi. Alcuni di loro pensano che il virus sia mutato, altri invitano alla cautela

Il coronavirus divide la comunità scientifica. Tra chi parla di un Sars-Cov-2 diventato più “buono” e chi invece lancia appelli alla cautela per evitare una seconda ondata di contagi anche peggiore della prima, abbiamo ascoltato nell’ultimo periodo i pareri contrastanti di numerosi esperti. Qualcosa è cambiato tra i pazienti Covid, come sottolineano i medici in prima linea contro l’infezione, anche se i dati finora raccolti non sembrano fornire una spiegazione esaustiva dell’apparente indebolimento della malattia.

Si moltiplicano le ipotesi per spiegare perché la percentuale dei ricoverati in Italia rispetto al totale dei positivi sia passata dal 61,13% del 6 marzo al 15,17% del 28 maggio, come riporta Agi. E perché i 500 pazienti attualmente in terapia intensiva – erano più di 4mila solo due mesi fa – rappresentino oggi meno dell’1% del totale dei malati, mentre il 6 marzo erano l’11,8%.

Semplice effetto del lockdown e una migliore risposta del Sistema Sanitario Nazionale? Il caldo ha indebolito il coronavirus? L’uso massiccio di mascherine ha ridotto la carica virale e quindi i contagi? O il virus si è davvero evoluto in tempi record, mutando geneticamente e diventando meno aggressivo? Ecco cosa ne pensano i massimi esperti italiani.

Il coronavirus è mutato ed è più debole: cosa dicono i virologi

Arnaldo Caruso, presidente delal Società italiana di virologia, ha annunciato ad Agi che “il nuovo coronavirus sta perdendo forza”. Nel laboratorio di Microbiologia degli Spedali Civili di Brescia, che dirige, sarebbe stata isolata una variante “estremamente meno potente, più buona. Mentre i ceppi virali che siamo stati abituati a vedere in questi mesi, che abbiamo isolato e sequenziato, sono bombe biologiche capaci di sterminare le cellule bersaglio in 2-3 giorni, questo per iniziare ad attaccarle ha bisogno minimo di 6 giorni, il doppio del tempo”.

Matteo Bassetti, direttore del dipartimento di Malattie infettive del San Martino di Genova lo ha confermato in un’intervista a La Nazione. “Il nuovo coronavirus è diventato più buono e questo è un dato di fatto“, ha dichiarato. Nel suo reparto “da un mese nessuno è stato più ricoverato in rianimazione per Covid-19. Vediamo persone di 80, 90 anni che sopravvivono con il virus. Casi identici 2 mesi fa morivano nel giro di 4 o 5 giorni”.

Massimo Ciccozzi del Campus Biomedico di Roma, in una audizione davanti alla commissione Igiene e Sanità del Senato ha dichiarato che “stiamo osservando che il virus responsabile di Covid-19 sta perdendo potenza. Sta continuando a mutare. Ma sta facendo mutazioni che a lui non sono più utili“. Evolve ma perde “contagiosità e, probabilmente, letalità”.

Massimo Clementi, direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia del San Raffaele di Milano, ha dichiarato che il coronavirus “potrebbe diventare un raffreddore, la malattia si sta modificando, sta perdendo la sua potenza”.

Il dato positivo sul coronavirus: i pazienti hanno sintomi più lievi

Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, ad Agi ha dichiarato che “è corretto dire che i nuovi pazienti hanno sintomi più lievi. Da un punto di vista dell’osservazione è giusto dire così, ma dobbiamo capire, dobbiamo studiare questo dato. Probabilmente, come in tutte le fasi epidemiche, nella coda dell’epidemia assistiamo a una riduzione della virulenza. Però queste sono tutte osservazioni che facciamo oggi ad alta voce, ma che dovranno avere poi una base scientifica. Oggi possiamo dire che sulla base delle osservazioni i nuovi pazienti hanno sintomi più lievi, ma si tratta di un dato empirico e non scientifico”.

Guido Silvestri, docente della Emory University di Atlanta, su Facebook, ha sottolineato che il rapporto tra malati e ricoverati era “intorno all’8-10% per i primi 20 giorni dell’epidemia” e ora si attesta al 0,9%. “Questi sono numeri e su questi non si discute”. Il virologo ha anche spiegato che una seconda ondata sembrerebbe oggi improbabile, scagliandosi contro l’eccessivo allarmismo di alcuni.

Giovanni Maga, direttore del laboratorio di Virologia molecolare del Cnr di Pavia ha spiegato all’Agi con più prudenza che “quello che si vede in generale dal confronto delle sequenze genetiche non sembra suggerire grossi cambiamenti, ma è anche vero che quello che può succedere, e magari sta anche succedendo, è che una notevole circolazione del virus in un numero elevato di soggetti possa portare alla selezione di varianti meglio adattate. Quindi ci potrebbe anche stare che nel corso di un’epidemia ci possano essere delle varianti meno aggressive. Io non ho ancora trovato nessun dato oggettivo e riprodotto della circolazione di virus meno aggressivi” ma “l’impressione generale è che la sintomatologia sia meno aggressiva”.

Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pavia, ha commentato davanti ai microfoni di Agi che “non abbiamo ancora evidenze scientifiche che supportino l’ipotesi dell’indebolimento del virus. Il dato di fatto però è che l’epidemia è in calo. Stiamo assistendo a una diminuzione dei contagi, le campagne di screening hanno permesso l’identificazione di casi lievi o asintomatici di malattia che potrebbero non essere contagiosi o al più presentare una carica virale molto bassa. I pazienti documentati sono inoltre molto meno gravi rispetto a qualche tempo fa, e tutto ciò è evidente dal numero di ricoveri, che è pressoché nullo. Questo è il dato di fatto, che però non siamo ancora in grado di spiegare con accuratezza scientifica, possiamo solo fare ipotesi”.

Il coronavirus non è cambiato: i virologi invitano alla cautela

Ilaria Capua, che da anni si dedica allo studio dei coronavirus negli Usa, ha dichiarato a Dimartedì che “i virus che stanno circolando adesso non hanno mutazioni che possano dirci se sono più o meno aggressivi. Ed è per questo che chiediamo le sequenze. Il virus non andrà via, ha trovato una nuova popolazione. Siamo noi, circola all’interno della nostra popolazione provocando danni molto gravi in alcune parti del nostro Paese e in alcune grandi città europee e non europee, dove la situazione è più complicata rispetto a quanto accade in altre, anche per il fattore inquinamento”.

Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive, concorda nel dire che “non ci sono evidenze scientifiche. Singoli casi sono interessanti non fanno la regola, il virus resta estremamente pericoloso“.

Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova e autore del modello veneto ha spiegato ad Agorà, su Rai 3, che “non c’è nessuna evidenza sperimentale. Un virus non è debole, forte, buono o cattivo, un virus è più o meno virulento e ha una capacità di trasmissione che si può misurare. Il resto sono stupidaggini. Sulla base di evidenze sperimentali fatte su grandi modelli si dimostra che quando un virus entra in una nicchia ecologica, che siamo noi, la virulenza in genere aumenta invece di diminuire. Il fatto che oggi si vedano casi meno gravi è esclusivamente dovuto a una diminuzione della carica virale in gran parte legata all’uso delle mascherine. Perché se io uso la mascherina, il mio interlocutore usa la mascherina, la quantità di virus che ci trasmettiamo è molto più bassa”.

VIRGILIO NOTIZIE | 29-05-2020 10:46

Chi è Ilaria Capua: carriera e vita privata. Cosa fa oggi Fonte foto: Ansa
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