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Caso camici in Lombardia, indagato Fontana. La sua reazione

Attilio Fontana, il governatore della Lombardia, risulta indagato nell'inchiesta per la fornitura di camici da mezzo milione di euro

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato:

Il governatore della Lombardia Attilio Fontana risulta indagato dalla Procura di Milano nell’inchiesta sulla fornitura da mezzo milione di euro di camici e altro materiale da parte della società Dama spa gestita dal cognato Andrea Dini e di cui la moglie, Roberta Dini, detiene il 10%. La notizia, riportata da ‘Ansa’, è stata commentata dallo stesso Fontana su ‘Facebook’, che si è detto “certo dell’operato della Regione Lombardia“.

Nell’inchiesta, sono indagati anche Andrea Dini e Filippo Bongiovanni, il dg dimissionario di Aria spa, la centrale acquisti regionale, per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente.

Caso camici in Lombardia, Fontana indagato: la reazione

Su ‘Facebook’, il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha scritto: “Da pochi minuti ho appreso con voi di essere stato iscritto nel registro degli indagati. Duole conoscere questo evento, con le sue ripercussioni umane, da fonti di stampa. Sono certo dell’operato della Regione Lombardia che rappresento con responsabilità“.

All”Adnkronos’, Jacopo Pensa, avvocato di Fontana, ha dichiarato: “Il ‘ruolo’ di Fontana non esiste. Lui nel negozio giuridico non ha messo becco perché non ne era a conoscenza, l’ha saputo solo a cose fatte”.

Il legale ha spiegato che il governatore lombardo, una volta resosi conto del conflitto di interessi venutosi a creare, “si è posto il problema dell’opportunità della cosa e quindi ha fermato il pagamento”.

Ancora Pensa: “Casomai il suo è stato un intervento virtuoso, non malizioso”.

Per il resto, ha concluso l’avvocato, “aspettiamo gli eventi per commentare ulteriormente, per il momento è una notizia giornalistica e io non ho sufficiente fantasia per capire l’ipotesi di reato”.

Camici in Lombardia, indagato Fontana: il commento di Salvini

Il leader della Lega Matteo Salvini, su ‘Twitter’, ha commentato così l’iscrizione di Fontana nel registro degli indagati: “Attilio Fontana ‘indagato’ perché un’azienda ha regalato migliaia di camici ai medici lombardi. Ma vi pare normale? La Lombardia, le sue istituzioni, i suoi medici, le sue aziende e i suoi morti meritano rispetto. Malagiustizia a senso unico e ‘alla Palamara’, non se ne può più”.

Caso camici in Lombardia, il punto sulle indagini

Secondo le indagini sul caso camici in Lombardia, l’affidamento diretto senza gara della fornitura – che risale al 16 aprile – sarebbe avvenuto in conflitto di interessi e l’ordine sarebbe poi stato trasformato in donazione il 20 maggio, dopo che la trasmissione Report iniziò ad indagare sulla vicenda.

In Procura a Milano si è tenuto anche l’interrogatorio di Filippo Bongiovanni, il dg dimissionario di Aria spa, la centrale acquisti della Regione Lombardia, indagato per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente nell’inchiesta dell’aggiunto Maurizio Romanelli e dei pm Filippini, Furno e Scalas sulla fornitura da mezzo milione di euro di camici e altro materiale da parte di Dama spa, società gestita dal cognato del governatore Attilio Fontana.

L’interrogatorio di Bongiovanni è durato circa tre ore e poi l’indagato e il suo legale sono usciti dal Palagiustizia milanese senza rilasciare dichiarazioni. I pm Filippini, Furno e Scalas, dopo l’interrogatorio, si sono riuniti in un ufficio per fare il punto sull’inchiesta fino ad arrivare alla conclusione sul governatore Fontana.

Caso camici in Lombardia: perché è indagato Fontana

Secondo la ricostruzione del ‘Corriere della Sera’, il reato ipotizzato è “frode in pubbliche forniture”. Dietro l’iscrizione di Fontana nel registro degli indagati ci sarebbe un tentato versamento alla Dama spa da un proprio conto in Svizzera, su cui nel 2015 aveva fatto uno “scudo fiscale” per 5,3 milioni.

Il 19 maggio, quattro giorni dopo una generica intervista di ‘Report’, Fontana avrebbe tentato di fare un bonifico per arginare quello che il ‘Corriere della Sera’ definisce “il rischio reputazionale” insito nei 75.000 camici e 7.000 set sanitari venduti per 513.000 euro alla Regione il 16 aprile dalla società Dama spa del cognato Andrea Dini e (per il 10%) della moglie Roberta.

Secondo la ricostruzione del ‘Corriere della Sera’, il governatore lombardo avrebbe tentato di bonificare alla Dama 250.000 euro, cioè gran parte del mancato profitto a cui il cognato sarebbe andato incontro facendo l’unilaterale gesto di tramutare in donazione alla Regione l’iniziale vendita dei 75.000 camici e di rinunciare a farsi pagare dalla Regione i 49.353 camici e 7.000 set già consegnati.

La milanese Unione Fiduciaria, incaricata il 19 maggio da Fontana del bonifico, secondo il ‘Corriere della Sera’ avrebbe bloccato il pagamento perché in base alla normativa antiriciclaggio non avrebbe visto una causale o una prestazione coerenti con il bonifico, disposto da soggetto “sensibile” come Fontana per l’incarico politico.

Così la fiduciaria avrebbe fatto una “Sos-Segnalazione di operazione sospetta” all’Unità di informazione finanziaria di Banca d’Italia, che l’avrebbe girata a Guardia di Finanza e Procura.

Fonte foto: Ansa

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