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Aumentano le reinfezioni Covid, ma chi si contagia non lo comunica più alle Asl: l'Iss lancia l'allarme

L'ultimo report dell'Iss lancia l'allarme sui numeri Covid che potrebbero essere al di sotto di quelli reali

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Luca Bucceri

GIORNALISTA

Giornalista pubblicista esperto del mondo dello sport e della politica, scrive anche di attualità ed economia. Laureato in Scienze della Comunicazione, muove i primi passi nelle redazioni sportive di Palermo per poi trasferirsi a Milano e lavorare per importanti testate.

La pandemia da Covid-19 sembra non voler lasciare in pace l’Italia e gli italiani, con i casi che sono aumentati nelle ultime settimane. Una situazione da tenere sotto controllo per evitare l’aggravarsi della settima ondata caratterizzata soprattutto dalla variante Omicron 5 diventata dominante e capace di reinfettare coloro che era già risultati positivi in passato.

Aumentano le reinfezioni Covid

È infatti questo il quadro che emerge dall’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, nel quale viene evidenziato come “nell’ultima settimana la percentuale di reinfezioni sul totale dei casi segnalati risulta pari a 12,0%, in leggero aumento rispetto alla settimana precedente”. Sette giorni fa, infatti, il dato era all’11,7%.

Nello specifico, analizzando poi il trend da agosto 2021 a luglio 2022, sono stati segnalati 813.817 casi di reinfezione, pari a 5,2% del totale dei casi notificati.

Chi si contagia non si “denuncia” più

Dal rapporto dell’Iss, però, emerge anche un altro scenario che farebbe preoccupare gli esperti. Il numero dei positivi in Italia, in questo momento, infatti potrebbe essere minore rispetto alla realtà, in quanto in molti avrebbero deciso di non comunicare il proprio stato alle Asl di appartenenza.

Dall’Iss fanno sapere: “In questa fase, caratterizzata dalla circolazione di varianti altamente trasmissibili, è verosimile che ci sia stato anche un aumento della quota di persone che hanno avuto un’infezione non notificata ai sistemi di sorveglianza per motivi legati sia alla mancata diagnosi che alla ‘autodiagnosi'”.

L’allarme è quindi chiaro: “Questo fenomeno potrebbe portare alla sottostima del tasso di incidenza, e quindi del rischio relativo, e dell’efficacia vaccinale”.

Vaccino e Omicron, i dati

Nel rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità vengono anche dati ulteriori dettagli sulla risposta immunitaria data dal vaccino.

Secondo i dati in possesso dell’Iss, l’efficacia del vaccino nel periodo di prevalenza Omicron (a partire dal 3 gennaio 2022) nel prevenire casi di malattia severa è “pari a 67% nei vaccinati con ciclo completo da meno di 90 giorni, 68% nei vaccinati con ciclo completo da 91 e 120 giorni, e 70% nei vaccinati che hanno completato il ciclo vaccinale da oltre 120 giorni e pari all’85% nei soggetti vaccinati con dose aggiuntiva/booster”.

Sulla mortalità, invece, si evidenzia che per le persone non vaccinate è di 6 volte e mezzo superiore rispetto a chi ha fatto la dose booster.

Fonte foto: ANSA

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