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Allarme Trichinellosi a San Marco in Lamis, cos'è e quali sono i sintomi: controlli dell'Asl nel Foggiano

Allarme Trichinellosi in Puglia: i casi rilevati sono cinque e non tre. Quali sono i sintomi e quali sono i rischi per l'uomo

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Mirko Vitali

GIORNALISTA

Giornalista esperto di politica e attualità, attento anche ai temi economici e alle dinamiche del mondo dello spettacolo. Dopo due lauree umanistiche e il Master in critica giornalistica, lavora e collabora con diverse testate e realtà editoriali nazionali

Sarebbero cinque, e non tre, i casi di Trichinellosi dell’uomo rilevati a San Marco in Lamis (confermati anche dal sindaco Michele Merla). Il Servizio veterinario di igiene degli alimenti di origine animale dell’Asl Foggia ha quindi dato il via a una capillare attività di controllo e verifica dei prodotti alimentari con sospetta infestazione da trichinella.

Casi di Trichinellosi in Puglia: una persona in ospedale, le altre in cura a casa

Una persona è ricoverata all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, mentre le restanti quattro sono in cura nelle proprie abitazioni. In passato, i focolai in Puglia che hanno coinvolto l’uomo sono stati innescati dal consumo di carni crude di cavallo importate dall’estero, di suini allevati allo stato brado e macellati clandestinamente e di carne cruda o poco cotta di salsicce e di cacciagione di cinghiale.

Cos’è la Trichinellonsi

Secondo quanto riferito dall’Istituto superiore di sanità, la Trichinella è un parassita in grado di infettare uccelli, rettili e mammiferi, soprattutto quelli carnivori e onnivori come il maiale, la volpe, il cinghiale, il cane, il gatto e l’uomo.

Il parassita resiste per parecchio tempo nelle carni in putrefazione e, quando in natura il tessuto muscolare viene ingerito da un altro animale, il ciclo riprende.

L’uomo si ammala esclusivamente per via alimentare tramite il consumo di carne cruda o non sufficientemente cotta che ospita larve del parassita.

La Trichinellosi (o Trichinosi) è quindi la malattia causata da questo parassita.

I sintomi e la diagnosi della Trichinellosi

Nell’uomo il quadro clinico relativo alla Trichinellosi può variare di molto da caso a caso: si va dalle infezioni asintomatiche fino a situazioni particolarmente gravi (in alcuni frangenti si arriva al decesso). La sintomatologia classica è caratterizzata da diarrea – riscontrabile in circa il 40% degli infetti -, dolori muscolari, debolezza, sudorazione, edemi alle palpebre superiori, fotofobia e febbre.

La diagnosi viene suggerita dalla presenza di marcata eosinofilia (fino al 70%), leucocitosi, aumento degli enzimi muscolari (Cpk) e confermata attraverso esami sierologici, o biopsia muscolare positiva per Trichinella.

Il periodo di incubazione nell’uomo è solitamente racchiuso in un lasso di tempo che va dagli 8 ai 15 giorni, ma può variare tra i 5 e i 45 giorni, a seconda della quantità di parassiti ingeriti.

La prevenzione della Trichinellosi

La Trichinellosi può essere prevenuta seguendo alcune misure igienico-sanitarie. Per non infettarsi, è opportuno consumare carne ben cotta: il colore della carne stessa deve mutare dal rosa al bruno.

Se vengono macellati selvaggina e maiali a domicilio, fondamentale che siano esaminati da un veterinario per determinare l’eventuale presenza delle larve del parassita nelle carni. Se non si sa se la carne è stata sottoposta a esame trichinoscopico, è opportuno congelarla per almeno 1 mese a -15°C, poichéil congelamento prolungato uccide le larve.

Nel caso si allevino maiali, evitare che mangino la carne cruda di animali, anche ratti, che potrebbero essere stati infestati dal parassita.

Quando si macella la propria carne in casa, pulire bene gli strumenti.

La preparazione di salumi e salsicce è a rischio se la carne non viene preventivamente sottoposta a esame trichinoscopico.

Salatura, essiccamento, affumicamento e cottura nel forno a microonde della carne non assicurano l’uccisione del parassita.

Fonte foto: ANSA

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