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Minacce a Meloni a corteo pro Reddito di cittadinanza a Napoli: "Senza reddito mai più, Meloni a testa in giù"

Nuove proteste contro Meloni e l'esecutivo per lo stop al Reddito di cittadinanza: a Napoli cori e minacce contro la premier

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Luca Bucceri

GIORNALISTA

Giornalista pubblicista esperto del mondo dello sport e della politica, scrive anche di attualità ed economia. Laureato in Scienze della Comunicazione, muove i primi passi nelle redazioni sportive di Palermo per poi trasferirsi a Milano e lavorare per importanti testate.

Proseguono le proteste contro il Governo e contro la premier Giorgia Meloni per la decisione di sospendere il Reddito di cittadinanza a partire dall’inizio del 2024. Una scelta che ha fatto infuriare diversi percettori che, in giro per l’Italia, si sono riuniti per manifestare contro la decisione dell’esecutivo. E a Napoli, in un corteo avvenuto in zona Porta Capuana, sono arrivate anche delle minacce alla presidente del Consiglio.

Le proteste dei pro Rdc

Un gruppo di circa 200 persone si è radunato a Napoli, nella zona di Porta Capuana, e si è mosso in corteo in direzione del centro della città. Davanti al gruppo dei manifestanti, controllato dalle forze dell’ordine, uno striscione con scritto ‘Il reddito di cittadinanza non si tocca. Vogliamo dignità e lavoro’.

A manifestare sono stati precari storici e disoccupati organizzati. “Siamo in piazza contro il governo e contro tutte le istituzioni”, spiega un manifestante.

Altri, nel corso del corteo, hanno urlato slogan come “Lavoro per tutti”.

Le minacce a Meloni

Ma non sono mancati anche attimi di tensione, col corteo che è giunto fino a piazza Garibaldi per poi arrivare in Corso Umberto dove è presente la sede di Fratelli d’Italia.

Ed è proprio vicino la sede del partito di Giorgia Meloni che i manifestanti hanno urlato slogano e cori contro la premier. “Reddito non c’è più, Meloni a testa in giù” il più duro dei cori, mentre tra gli striscioni esposti ce n’era uno che richiamava alla dignità dei percettori: “Lavoro o non lavoro, vogliamo campare. Lottiamo uniti per il reddito universale. Giù le mani dal reddito“.

“La lotta continuerà”

Alla fine la protesta si è conclusa davanti alla Prefettura di Napoli: nessuna tensione con le forze dell’ordine, che hanno seguito i manifestanti.

Alcuni dei leader di chi ha protestato hanno poi incontrato un funzionario della Prefettura. Annunciate altre iniziative di lotta: “Da oggi – spiega Mario, uno dei dirigenti della rete di Napoli per la difesa e l’estensione del reddito di cittadinanza – comincia a diventare la nostra una protesta molto forte, siamo all’inizio di un balletto di responsabilità nel quale anche le istituzioni locali sono coinvolte. Sentiamo da molte parti il dare forza all’atto di guerra del Governo contro la povertà. Oggi lo diciamo con forte convinzione: è assurdo il comportamento di chi in una torrida estate interrompe con un freddo sms il reddito di cittadinanza, che aveva permesso a molte famiglie di questa città, che resta capitale della disoccupazione e della precarietà, di poter sopravvivere rifiutando il lavoro nero e non entrando nelle fila della criminalità organizzata. Intanto il Governo aumenta i soldi spesi per la guerra e fa riforme per l’evasione fiscale“.

E ancora: “Aumentano i vitalizi dei parlamentari mentre le famiglie vivono con difficoltà nel torrido caldo senza nemmeno poter andare al mare, perché anche il mare è privato qui a Napoli. Oggi siamo senza lavoro e senza formazione, con davanti solo la possibilità di andare a rubare o di farsi sfruttare nuovamente a nero dai datori di lavoro come era fino a poco fa a Napoli. La nostra mobilitazione ora continuerà anche a Roma e in tutta l’Italia, in quelle del sud ma anche Torino e Milano, con le loro periferie dove si vive la disoccupazione e la precarietà”.

L’attacco di Schlein

Una scelta, quella dell’abolizione del Reddito di cittadinanza a partire dal 2024, che ha fatto storcere il naso all’opposizione. Duro l’attacco della segretaria del Pd, Elly Schlein, che in dibattito alla Camera ha sottolineato: “Forse la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, vuole passare alla storia come la prima premier che ha reso i poveri più poveri con un sms. Diciamoci la verità”.

A puntare il dito contro la premier anche l’ex presidente del Consiglio, nonché leader M5s, Giuseppe Conte che accusa Meloni di aver aperto una “vendetta contro il Movimento che però pagano gli italiani”.

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