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Lobby: cosa sono, a cosa puntano e come cercano di influenzare politici e opinione pubblica

Chi sono i lobbisti, chi rappresentano e come cercano di orientare le scelte della politica e dei cittadini. Ecco alcuni esempi di lobby in Italia

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Mauro Di Gregorio

GIORNALISTA

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Approdato a QuiFinanza e Virgilio Notizie dopo varie esperienze giornalistiche fra Palermo e Milano. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Una lobby è un gruppo di pressione, un’organizzazione di persone, unitesi in libera associazione o negli interessi di enti o aziende, che collaborano per ottenere uno scopo. Scopo da ottenersi cercando di orientare le scelte della politica, direttamente o indirettamente tramite, ad esempio, campagne mediatiche, sensibilizzazione dei cittadini e sovvenzione di ricerche scientifiche.

Lobby: significato e traduzione

La traduzione letterale in italiano del termine lobby è ‘atrio’, ovvero quello spazio aperto che all’interno degli edifici viene offerto all’uso del pubblico e in cui fin dai secoli passati i cittadini hanno cercato di avvicinare personaggi politici e istituzionali.

Come funziona il lavoro delle lobby

Contrariamente a quanto mostrato in certa cinematografia, il lavoro dei lobbisti avviene, di norma e salvo casistiche socialmente patologiche, alla luce del sole.

I lobbisti rappresentanti di gruppi di pressione incontrano i politici in sedi istituzionali nel corso di meeting regolarmente calendarizzati. Una volta seduti attorno a un tavolo sintetizzano le proprie istanze e trasferiscono i documenti utili all’approfondimento in vista di successivi incontri.

Il tutto è finalizzato a ottenere leggi favorevoli come ad esempio l’approvazione in commercio di nuovi prodotti o benefici economici sotto forma di sgravi fiscali o incentivi.

Questo è il lobbying diretto. Esiste poi il lobbying indiretto, in cui i gruppi di pressione puntano a ottenere benefici rivolgendosi ai cittadini affinché siano essi, tramite sondaggi d’opinione e voto democratico, a orientare la politica.

Esempi di lobbying indiretto sono convegni, manifestazioni, presentazione di dati, patrocinio di proteste, assistenza legale a cittadini che hanno trasgredito a norme in nome della disobbedienza civile, ecc…

Scopo delle lobby può essere quello di ottenere una modifica legislativa, oppure cercare di opporsi al cambiamento mantenendo lo status quo.

Un esempio del secondo caso è rappresentato dalla potente lobby delle armi che negli Stati Uniti cerca da sempre di opporsi al tentativo di rendere più stringenti i controlli sulla circolazione di pistole e fucili.

Registro delle lobby e dei lobbisti

In Italia il tentativo di regolamentare il mondo delle lobby ha visto negli anni la presentazione di quasi 100 proposte di legge.

Attualmente esistono due pubblici registri delle lobby in Italia. Il Governo ha istituito un Registro dei portatori di interesse presso il Ministero per lo sviluppo economico. E anche la Camera dei deputati ha formalizzato la presenza dei lobbisti nelle proprie sedi istituendo il Registro dei rappresentanti di interessi.

Tali registri rappresentano un primo biglietto da visita sull’identità e sugli incarichi dei lobbisti, ma non entrano nel merito dei dati forniti e delle attività dal momento che la veridicità delle informazioni immesse è affidata alle lobby stesse e Mise e Camera non effettuano controlli in merito.

Al Senato non c’è un registro delle lobby. La proposta di legge più recente in merito alla regolamentazione delle lobby giace attualmente nei cassetti di Palazzo Madama e unisce tre proposte precedenti, presentate tra il 2018 e il 2019.

La proposta punta all’istituzione di un registro unico delle lobby, all’introduzione di un codice etico, punta a introdurre sanzioni e affida le attività dei lobbisti alla vigilanza di un’autorità indipendente.

A livello europeo esiste il Registro per la trasparenza che contiene l’elenco delle organizzazioni registrate e delle persone accreditate per accedere ai locali del Parlamento europeo.

Anche qui però ci sono dei limiti: ad esempio la Ong Fight Impunity di Antonio Panzeri non essendo inserita nel registro non aveva l’obbligo di depositare bilanci. Nella confessione resa da Francesco Giorgi nell’ambito del Qatargate, Fight Impunity sarebbe stata il paravento utilizzato per far transitare e distribuire denaro a fini corruttivi.

Dopo il caso Qatargate la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola ha annunciato un pacchetto di misure più stringenti sull’attività di lobbying.

Esempi di lobby

Qualsiasi organizzazione può fare attività di lobbying. Anche università, ospedali, enti di ricerca, associazioni ambientaliste, istituzioni religiose, enti per i diritti dei disabili e un’infinità di altre realtà con fini solidali praticano da anni attività di lobbying. Si tratta del cosiddetto ‘lobbismo sociale’.

Ecco alcuni esempi di lobby, tratti dal Registro dei portatori di interesse del Mise: Autostrade per l’Italia, Federcontribuienti, Nestlé Italiana Spa, Greenpeace Onlus, Shell Italia E P, British American Tobacco Italia Spa, Api Anonima Petroli Italiana SPA, Rai Radiotelevisione italiana, Confederazione Nazionale Esercenti, Coordinamento Nazionale Operatori per la Salute nelle Carceri Italiane, Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII, Consorzio nazionale imballaggi plastica, easyJet, The Walt Disney Company Italia, Renault Italia, Unione Europea delle Cooperative, ecc…

Nella foto, il Campidoglio degli Stati Uniti a Capitol Hill, Washington D.C.

Lobby più potenti al mondo

È difficile stilare un elenco delle lobby più potenti del mondo. Un tentativo, per quanto riguarda i soli Stati Uniti, l’ha fatto OpenSecrets, associazione no profit con sede Washington il cui scopo è seguire il flusso del denaro negli Usa per monitorare le influenze sul mondo della politica.

Di seguito la lista delle lobby più potenti negli Usa nel 2022 secondo OpenSecrets, elencate secondo i soldi spesi per influenzare la politica:

  1. US Chamber of Commerce – $59,610,000
  2. National Assn of Realtors – $56,390,539
  3. Pharmaceutical Research & Manufacturers of America – $22,382,000
  4. Blue Cross/Blue Shield – $20,574,830
  5. American Hospital Assn – $18,904,914
  6. Amazon.com – $16,090,000
  7. American Medical Assn – $15,855,000
  8. Meta – $15,500,000
  9. Business Roundtable – $15,110,000
  10. American Chemistry Council – $14,230,000
  11. AARP – $11,720,000
  12. Pfizer Inc – $11,580,000
  13. America’s Health Insurance Plans – $10,800,000
  14. Comcast Corp – $10,780,000
  15. Lockheed Martin – $10,123,245
  16. Alphabet Inc – $9,928,000
  17. NCTA The Internet & Television Assn – $9,720,000
  18. Oracle Corp – $9,590,000
  19. Biotechnology Innovation Organization – $9,510,000
  20. AT&T Inc – $9,450,000

L’elenco si basa sui dati depositati presso l’Ufficio dei registri pubblici del Senato degli Stati Uniti. Si tratta certamente di una stima incompleta poiché non tiene conto, ad esempio, dei soldi spesi per le campagne mediatiche e per le attività benefiche con fini di ritorno di immagine.

Il lato oscuro delle lobby

Una lobby può essere pubblica e agire in modo lecito per fini leciti o al contrario occulta e attuare azioni illecite per scopi illeciti. Oppure può essere un mix delle due cose.

Una certa produzione cinematografica dipinge i lobbisti come personaggi senza scrupoli, rotti a ogni esperienza e dediti al malaffare. Il film principe di tale filone è ‘Thank you for smoking’ del 2005 che vede protagonista uno spregiudicato lobbista stipendiato da una multinazionale del tabacco.

Lobbisti di questo tipo, legati a realtà il cui unico valore è il profitto, esistono e agiscono in modi legali contro il pubblico interesse (in questo caso la salute pubblica) a scopo di guadagno.

Mentre la stragrande maggioranza delle lobby rappresenta interessi leciti di realtà perfettamente allineate allo spirito di legalità e trasparenza alla base delle istituzioni democratiche, alcune lobby negli anni se ne sono discostate.

Quella emersa dal Qatargate, la presunta lobby sulla quale indaga la magistratura belga e il cui obiettivo secondo l’accusa era fare gli interessi di Qatar e Marocco a suon di mazzette, può essere considerata un esempio di lobby occulta che persegue fini illeciti con strumenti illeciti, se l’impianto accusatorio dovesse essere confermato.

Esistono poi espedienti, di fatto legali ma moralmente discutibili, tramite i quali le lobby fingono di assecondare i movimenti d’opinione, ma in realtà li pilotano. Si tratta del cosiddetto ‘astroturfing’ che consiste nel pagare organizzazioni di cittadini affinché si battano per una causa o affinché manifestino per ottenere qualcosa (ad esempio la detassazione di un prodotto considerato più ecologico o meno nocivo). La lobby poi si fa portavoce di quelle istanze di fronte al mondo della politica, forte della legittimazione popolare.

Le lobby hanno da sempre utilizzato le ricerche scientifiche per supportare le proprie posizioni.

È entrata nella storia la lotta del chimico Clair Patterson per bandire dalla benzina il piombo, elemento gravemente neurotossico. Patterson si batté contro le multinazionali del petrolio che riportavano evidenze scientifiche divergenti, rimanendo isolato dalla comunità degli scienziati. Ma dopo un’estenuante battaglia legale, dalla sua protesta nel 1970 emerse il Clean Air Act voluto dal Congresso degli Stati Uniti. La storia di Clair Patterson è raccontata nella serie di documentari ‘Cosmos: Odissea nello spazio’.

Uno studio pubblicato nel 2016 mostra poi come per anni le multinazionali dello zucchero abbiano pagato alcuni ricercatori per mentire ai consumatori.

Fonte foto: 123RF

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