NOTIZIE
CRONACA

Illegittimo il decreto Salvini, per il tribunale sui documenti ci sarà “genitore” e non “padre” e “madre”

Per il Tribunale, che accoglie il ricorso di due mamme, il decreto Salvini è illegittimo. Sui documenti basterà indicare la qualifica neutra di “genitore”

Pubblicato:

Ubaldo Argenio

GIORNALISTA

Giornalista pubblicista esperto di cultura, sport e cronaca, scrive anche di attualità, politica e spettacolo. Laureato in Scienze della Comunicazione, inizia a collaborare con testate locali di Benevento per poi passare a testate nazionali, per le quali si è occupato principalmente di approfondimenti sportivi e culturali. Lavora anche come editor.

Il ricorso al Tribunale di Roma di due madri è stato accolto. Adesso entrambe potranno comparire sulla carta d’identità elettronica come madri.

Bocciato il “decreto Salvini” del 2019, che obbligava le coppie omosessuali ad identificarsi come “padre” e “madre”.

Il decreto Salvini bocciato dal Tribunale

Una coppia di madri aveva deciso, con l’aiuto delle associazioni Rete Lenford e Famiglie Arcobaleno, di impugnare il decreto dell’allora ministro dell’Interno, secondo il quale, nei campi contenenti i nominativi delle persone con responsabilità genitoriale, bisognava tornare a scrivere “padre” e “madre” e non più “genitori.

Matteo Piantedosi, attuale ministro degli Interni

Discorso valido ovviamente anche per le famiglie composte da due madri o da due padri, portato fino in fondo nonostante i pareri negativi del Garante della privacy e dei comuni.

Ora però il tribunale di Roma non ha solo accolto il ricorso, imponendo al Viminale di emettere una nuova carta d’identità, ma ha anche imposto di modificare il software che impedisce la trascrizione.

La sentenza del giudice

Il giudice Francesco Crisafulli, come riportato da Repubblica, ha smontato una ad una le argomentazioni presentate dal Viminale per giustificare la legittimità del decreto.

Come scritto dal giudice nella sentenza, tutto il discorso era incentrato su “l’esistenza (o no) di un diritto delle due donne giuridicamente riconosciute come genitrici della bambina a vedersi identificate, nella carta d’identità della figlia, in modo conforme alla loro identità sessuale e di genere, o comunque in termini neutri”.

Oltre ovviamente al diritto “della minore stessa ad una corretta rappresentazione della sua situazione familiare, come figlia (naturale e giuridica) di due donne, quindi di due ‘madri’, o comunque di due ‘genitori’ “.

E, come ha concluso il giudice, “Sull’esistenza di tali diritti, in capo alle ricorrenti, non può nutrirsi alcun serio dubbio“.

La reazione di Matteo Salvini

Immediata la reazione di Matteo Salvini, che ha affidato ai social la sua risposta alla sentenza del giudice: “Usare sulla carta d’identità le parole “PADRE” e “MADRE” (le parole più belle del mondo) secondo il Tribunale Civile di Roma sarebbe una violazione delle norme comunitarie e internazionali, da qui la decisione di sostituirle con la più neutra parola “genitore”.”

“Illegali o discriminanti le parole MAMMA e PAPÀ? Non ho parole, ma davvero” conclude l’attuale ministro delle Infrastrutture.

Bisogna ovviamente chiarire che la sentenza, oltre a non voler discriminare in alcun modo i termini e i ruoli dei genitori (ma che al contrario cerca di renderli più inclusivi), non annulla il decreto, che resta in vigore e continuerà a essere applicato

A meno che non intervenga nel merito l’attuale ministro dell’interno, Matteo Piantedosi. Ex capo di gabinetto proprio di Matteo Salvini.

Fonte foto: ANSA

© Italiaonline S.p.A. 2024Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963