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Guerra in Ucraina: il riassunto, le tappe e le cause

La cronologia degli eventi che hanno portato alla crisi in Ucraina e all’orlo della guerra tra Russia ed Occidente

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato il: - Ultimo aggiornamento:

Febbraio 2022 sarà ricordato come il mese in cui ci siamo trovati di fronte alla possibilità concreta di una Terza Guerra Mondiale. Da una grave crisi politica, la situazione è progredita fino a giungere sull’orlo di una guerra in Ucraina tra superpotenze, un conflitto che vede contrapposti la Nato e gli Usa di Biden alla Russia di Putin e che potrebbe avere anche ripercussioni catastrofiche sull’economia internazionale en dei paesi dell’Unione Europea.

La crisi ha origini lontane: si parla del 1991, anno della dissoluzione dell’Unione Sovietica e dell’indipendenza dell’Ucraina. Come per altre ex repubbliche sovietiche, la transizione non è stata semplice e sono rimaste aperte fino ad oggi ferite e questioni politiche e identitarie, ma anche legate a rapporti economici con la Russia. Questo ha portato allo scontro diplomatico al quale stiamo assistendo (vedi diretta).

Guerra in Ucraina, cosa succedeFonte foto: 123RF

Ripercorriamo le tappe per comprendere meglio la situazione di oggi in Ucraina e in Russia.

24 agosto 1991: indipendenza dell’Ucraina

Il 24 agosto 1991 è il giorno dell’indipendenza dell’Ucraina, ricorrenza celebrata ancora oggi con una sfilata militare a Kiev. Il contesto è quello della dissoluzione dell’Unione Sovietica e questa dichiarazione di indipendenza segue il putsch di agosto, un golpe fallito avvenuto tra il 19 e il 21 agosto per deporre il presidente Mikhail Gorbachev.

Il 1 dicembre un referendum popolare ha confermato con più del 90% dei voti l’indipendenza ed è stato votato come primo presidente Leonid Kravčuk. L’8 dicembre l’Ucraina entra nella Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) come membro fondatore insieme a Russia e Bielorussia. Nello stesso mese ottiene il riconoscimento internazionale da diversi paesi. Gli Stati Uniti riconoscono ufficialmente l’indipendenza dell’Ucraina il 25 agosto 1991, la Russia il 26 agosto e l’Italia il 28 dicembre.

28 novembre 2000: lo scandalo delle cassette

Il secondo presidente dell’Ucraina è Leonid Kuchma, in carica dal 1994 al 2005. Questo periodo è ricordato per diversi episodi di corruzione e di forte limitazione della libertà di stampa che culminano con quello che viene ricordato come lo scandalo delle cassette. Tutto inizia con la pubblicazione di una registrazione di Kuchma che riguarderebbe il rapimento del giornalista Georgiy Gongadze, poi trovato morto.

In seguito, altre registrazioni riguarderebbero situazioni controverse come quella di un coinvolgimento nel sostegno bellico all’Iraq di Saddam Hussein. La conseguenza è un allontanamento dell’Ucraina di Kuchma dagli Stati Uniti, tra gli stati accusatori, e un rafforzamento dei rapporti con la Russia del neopresidente Putin, che ne sposa le tesi difensive. La tensione con gli americani viene poi allentata con l’invio di contingenti militari durante l’occupazione dell’Iraq nel 2003.

21 novembre 2004: la Rivoluzione Arancione

Il 2004 è l’anno delle elezioni presidenziali per sostituire l’uscente Kuchma, sotto i riflettori per diversi scandali. Lo scontro, al ballottaggio del 21 novembre 2004, è tra il primo ministro Viktor Janukovyč, sostenuto da Putin, e il capo dell’opposizione Viktor Juščenko, appoggiato dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. L’esito è favorevole a Janukovyč, forte soprattutto dell’appoggio dell’oblast di Donetsk e delle regioni orientali del Donbass e della Crimea, ma ci sono forti sospetti di brogli, anche alla luce degli exit poll che davano come sicuro vincitore Juščenko.

Rivoluzione arancione a KievFonte foto: ANSA / ZURAB KURTSIKIDZE

In questo contesto, a Kiev i manifestanti scendono in piazza pacificamente, sventolando striscioni e sciarpe arancioni: è l’inizio della Rivoluzione Arancione, la prima in Ucraina. Il desiderio è quello di dare una svolta dopo anni di corruzione e di repressione della stampa, ma al tempo stesso aprire verso la Nato e l’Unione Europea che stanno bussando alle porte del Paese. Le parti si accordano per ripetere il ballottaggio e vince Juščenko con il 52% dei voti contro il 44% dell’avversario, diventando così il nuovo presidente.

1° gennaio 2006: crisi del gas tra Russia e Ucraina

In seguito all’elezione di Juščenko e all’avvicinamento dell’Ucraina all’Europa, i rapporti con la Russia si raffreddano. Poiché il paese ha ottenuto dall’Unione Europea lo status di economia di mercato, la Russia il 1° gennaio 2006 revoca la concessione di gas a prezzo agevolato e, tramite la compagnia Gazprom, applica le tariffe ordinarie, giudicate inaccettabili da Kiev. L’Ucraina si appella agli accordi di Budapest firmati nel 1994, che però riguardano le minacce alla sovranità e alla integrità territoriale e non erano commerciali.

Il problema assume interesse internazionale perché il gas che dalla Russia pasa in Ucraina costituisce il 25% delle importazioni dei paesi dell’Unione Europea. Il 1° gennaio, Austria, Francia, Germania e Italia, insieme agli altri paesi Ue, chiedono formalmente all’Ucraina di non impedire il flusso di gas. Inizia una lunga partita a scacchi al tavolo con la Russia che passa anche attraverso le accuse della Gazprom contro l’Ucraina di aver prelevato abusivamente 100 milioni di metri cubi di gas destinato al mercato europeo.

Crisi del gas tra Russia e Ucraina nel 2006Fonte foto: SERGEI SUPINSKY/AFP via Getty Images

Si arriva ad un’intesa che prevede l’acquisto del gas dalla Russia e destinato al mercato europeo ad un prezzo fisso per i 5 anni successivi, ma anche la possibilità di acquistarlo a prezzi agevolati da Kazakistan e Turkmenistan attraverso una compagnia svizzera con partecipazioni russe ed ucraine.

21 novembre 2013: nascita del movimento Euromaidan

Nel 2010 Janukovyč diventa presidente. All’indomani della sospensione di un accordo commerciale di libero scambio con l’Unione Europea, nella notte tra il 21 e il 22 novembre 2013 danno il via ad una serie di manifestazioni violente che proseguiranno fino alla rivoluzione dell’anno successivo. Nasce il movimento Euromaidan, favorevole all’ingresso dell’Ucraina in Unione Europea. Si ispira alla Rivoluzione Arancione ma, a differenza di questo, assume un carattere violento e viene appoggiato da gruppi nazionalisti, di estrema destra e paramilitari che si rendono protagonisti di azioni sanguinose come la strage di Odessa del 2 maggio 2014.

18-23 febbraio 2014: rivoluzione ucraina

Euromaidan continua le proteste, mentre l’Unione Europea chiede la scarcerazione di Julija Tymošenko, protagonista della Rivoluzione Arancione e ora in carcere con l’accusa di malversazione di fondi pubblici. I disordini culminano con gli scontri a Kiev in piazza dell’Indipendenza e l’assalto del palazzo presidenziale e delle sedi di governo. Le manifestazioni si diffondono anche in altre aree dell’Ucraina, soprattutto ad ovest dove l’oblast di Leopoli si dichiara indipendente dal governo.

Proteste di Euromaidan a Kiev

Euromaidan riesce a prendere il controllo e nomina Oleksandr Turčynov come nuovo presidente, votato in Parlamento dai presenti e sostenuto da tutte le opposizioni. Tra le priorità del nuovo governo ci sono l’ingresso nell’Unione Europea e l’adesione alla Nato. Janukovyč viene deposto, fugge dal Paese e in seguito sarà condannato per alto tradimento dal Tribunale di Kiev.

20 febbraio 2014: annessione della Crimea alla Russia

Mentre a Kiev sono in corso le manifestazioni di Euromaidan, il 20 febbraio 2014 la Russia inizia l’occupazione della Crimea, facendo entrare le truppe a Sebastopoli. Si tratta di soldati russi che combattono senza vessilli ufficiali, i cosiddetti “omini verdi”, che agiscono a supporto degli indipendentisti locali filorussi. Proseguono gli scontri contro le forze ucraine e in pochi giorni i russi riescono ad occupare le postazioni strategiche della penisola.

Dove si trova la Crimea, Russia o UcrainaFonte foto: 123RF

L’11 marzo, la Crimea e Sebastopoli si dichiarano indipendenti e il Parlamento nomina Sergej Aksënov come primo ministro. Il 15 maggio viene votato il referendum per l’annessione della Crimea alla Russia, sulla base del principio dell’autodeterminazione dei popoli e di fronte ad una popolazione in larga maggioranza con origini russe. Oltre il 95% vota in favore. Governo ucraino, Ocse, Stati Uniti, Unione Europea considerano il referendum illegale e presentano una risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ma questa viene bocciata dal diritto di veto della Russia.

6 aprile 2014: inizio della guerra nel Donbass

Un mese dopo la dichiarazione di indipendenza della Crimea, il 6 aprile 2014 inizia la guerra in Donbass, regione orientale dell’Ucraina molto ricca di giacimenti di carbone e a con una popolazione a larga maggioranza russa (scopri di più sul ruolo del Donbass nel conflitto). I separatisti, supportati da forze armate russe, si impadroniscono di alcuni palazzi governativi e riescono a conquistare importanti città, nonostante l’opposizione dell’esercito ucraino e degli alleati Euromaidan che a volte sfocia in scontri cruenti come la strage di Odessa.

Dove si trova il DonbassFonte foto: 123RF

L’11 maggio viene indetto un referendum non riconosciuto da Kiev e il 6 aprile la Repubblica Popolare di Donetsk e la Repubblica Popolare di Lugansk proclamarono la loro indipendenza. Il conflitto prosegue fino ad oggi, con tensioni crescenti tra Russia, Stati Uniti ed Unione Europea. Il 21 febbraio 2022 Putin riconosce ufficialmente l’indipendenza delle due repubbliche del Donbass.

24 febbraio 2022: inizia la guerra tra Russia e Ucraina

Nel mese di febbraio 2022 inizia la partita a scachi tra la Russia di Putin e gli Stati Uniti di Biden con il supporto della Nato. La diplomazia fallisce e le trattative si interrompono. I russi rafforzano la presenza militare al confine e in Bielorussia, mentre le forze Nato dispongono i loro contingenti per difendersi da un eventuale attacco.

La guerra in Ucraina inizia il 24 febbraio 2022 alle 6 del mattino, fuso orario di Mosca. La Russia bombarda le città di Odessa, Kharvik, Mariupol, Leopoli e la capitale Kiev. Gli obiettivi sono gli aeroporti e le basi militari; la motivazione dell’intervento è la protezione della popolazione del Donbass. Secondo fonti ucraine, questo primo attacco avrebbe causato l’uccisione di 40 soldati ucraini e circa 10 civili, mentre loro sarebbero riusciti ad eliminare circa 50 “occupanti russi”.

Guerra in UcrainaFonte foto: Ansa

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