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Assenza dal lavoro retribuita per il coronavirus: come funziona

Può essere difficile o impossibile raggiungere il posto di lavoro nelle zone a rischio. Non tutte le assenze sono però giustificate

Di: VirgilioNotizie | Pubblicato:

In piena emergenza coronavirus in Italia, sono tanti i dubbi che riguardano il mondo del lavoro e la gestione di situazioni straordinarie collegate. Nel decreto legge ‘Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenze epidemiologica da Covid-19′, emanato il 23 febbraio dal Governo, sono spiegate le nuove circostanze in cui l’intervento delle autorità potrebbe limitare le attività professionali.

La Fondazione studi consulenti del lavoro ha ipotizzato alcune situazioni che potrebbero coinvolgere datori di lavoro e dipendenti per cercare di rispondere alle domande più comuni che in tanti si stanno ponendo in queste ore di paura.

Il lavoratore in quarantena va retribuito? È possibile fare assenze per il timore del contagio? Se vengono vietati gli spostamenti nel proprio territorio, è necessario avvertire il capo? I consulenti del lavoro hanno trovato e analizzato la legislazione vigente per fugare ogni possibile dubbio in un approfondimento pubblicato sul sito web.

Coronavirus: assenza dal lavoro per un’ordinanza è retribuita o no?

Qualora un’ordinanza o un qualsiasi provvedimento di un’autorità pubblica impedisca alla cittadinanza di uscire di casa, si verifica l’impossibilità di recarsi a lavoro per cause indipendenti dalla volontà del lavoratore. L’assenza risulterà comunque retribuita. Si tratta di uno dei casi per i quali è stata richiesta l’emanazione di una norma che preveda la Cassa integrazione ordinaria.

In alternativa, quando è possibile, il lavoratore può ricorrere agli strumenti di smart working, quindi operare da casa.

In questi casi non è necessario nessun accordo sindacale, mentre è necessario che azienda e lavoratore abbiano siglato un accordo one-to-one, trasmesso con una comunicazione obbligatorie al portale istituzionale del Ministero del Lavoro.

Con il Decreto del Presidente del Consiglio del 23 febbraio, relativo alle misure da adottare per contenere il contagio nei comuni colpiti dal coronavirus in Lombardia e Veneto, non sarà necessario il preventivo accordo scritto tra le parti.

Coronavirus: se chiude il posto di lavoro, si ha diritto allo stipendio?

Per contrastare il coronavirus, oltre a vietare l’accesso in un determinato comune o area geografica, può essere prevista la sospensione delle attività lavorative per le imprese o per i lavoratori residenti nel comune o nell’area interessata.

Essendo l’azienda stessa impedita dal provvedimento dell’autorità pubblica allo svolgimento della normale attività produttiva, il lavoratore non ha alcuna responsabilità e ha quindi diritto alla retribuzione, anche in assenza della prestazione lavorativa. Anche in questo caso, come annunciato dal ministro del Lavoro, si potrà accedere agli strumenti di Cassa integrazione guadagni ordinaria.

Coronavirus: la quarantena obbligatoria in ospedale è retribuita?

Se un lavoratore viene messo in osservazione o quarantena da un presidio sanitario, il Contratto collettivo nazionale di lavoro spiega come agire. Il lavoratore viene considerato sottoposto a trattamento sanitario, dunque ha diritto alla malattia tutelata dalla legge e dal contratto.

Coronavirus: la quarantena volontaria è tutelata sul posto di lavoro?

Qualora un individuo dovesse rientrare in Italia o cambiare regione dopo aver visitato una zona a rischio epidemiologico o essere entrato in contatto con un caso sospetto di coronavirus, è tenuto a comunicarlo al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria del proprio territorio chiamando il numero verde regionale. A sua volta la Asl lo comunicherà all’autorità sanitaria, che potrebbe disporre la misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva.

La decisione di adottare – su disposizione dei sanitari – un comportamento di quarantena volontaria, in attesa di una decisione su una misura concreta da parte delle istituzioni, è trattata come un’assenza dovuta a un provvedimento amministrativo, come nel primo caso preso in considerazione. È dunque retribuita.

Coronavirus: ci si può assentare dal lavoro per paura del contagio?

Anche senza un provvedimento dell’autorità pubblica che impedisca le attività lavorative o la circolazione dei cittadini, un lavoratore potrebbe decidere di rimanere a casa per paura di contrarre il coronavirus. L’assenza dal lavoro per il timore del contagio non è contemplata da nessuna delle fattispecie prese in esame dalla Fondazione studi consulenti del lavoro.

In questo caso si realizza una assenza ingiustificata dal luogo di lavoro, e si può incorrere in provvedimenti disciplinari, che possono portare anche al licenziamento.

Fonte foto: Ansa
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