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CRONACA NERA

Alex Cotoia condannato per l’omicidio del padre Giuseppe Pompa, voleva difendere la madre dalle violenze

Alex Cotoia, che aveva ucciso il padre Giuseppe Pompa per salvare la madre dalle botte dell'uomo, è stato condannato a 6 anni e 2 mesi per omicidio

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Matteo Runchi

REDATTORE

Redattore esperto di economia, appassionato di tecnologia e sport. Scrive di attualità e cronaca. Laureato in Storia all’Università degli Studi di Milano, ha lavorato per diversi siti e redazioni.

Uccise il padre per salvare la madre, condannato. La Corte d’Appello di Torino ha definito la pena di Alex Cotoia per l’omicidio del padre Giuseppe Pompa (il ragazzo nel frattempo ha infatti preso il cognome della genitrice). Sarà di 6 anni e 2 mesi. Alex era stato assolto in primo grado, quando i giudici gli avevano riconosciuto la legittima difesa per essere intervenuto mentre l’uomo picchiava la moglie.

Alex Cotoia condannato in Appello

La Corte d’Appello di Torino ha definito la pena di Alex, che nel 2020 aveva ucciso il padre Giuseppe per difendere la madre.

Il ragazzo, che ora porta il cognome materno, Cotoia, dovrà scontare 6 anni e 2 mesi di carcere. Inizialmente la richiesta dell’accusa era stata di 14 anni di reclusione.

Alex Cotoia (al centro), insieme alla madre e al fratello

La Corte costituzionale era però intervenuta su richiesta dell’accusa stessa: i giudici avevano permesso l’applicazione dell’attenuante della provocazione, per bilanciare l’aggravante del parricidio, l’omicidio del padre.

In questo modo si è arrivati alla nuova formulazione della pena. La condanna rimane quella formulata il 4 maggio 2023, che aveva ribaltato la sentenza di primo grado. Alex Cotoia andrà in carcere per omicidio volontario.

Alex Pompa e il cognome cambiato in Cotoia: la vicenda processuale

Alex Cotoia, che allora si chiamava ancora Alex Pompa, ha ucciso il padre Giuseppe il 30 aprile 2020 con 34 coltellate inferte con 6 coltelli diversi. Il ragazzo, ai tempi 18enne, stava cercando di difendere il fratello Loris e la madre.

Giuseppe Pompa durante la giornata aveva infatti spiato la moglie al lavoro. Si era poi infuriato perché un collega le aveva messo una mano sulla spalla. Dopo averle telefonato un centinaio di volte, era rientrato a casa e l’aveva aggredita.

Per difenderla, Alex lo ha quindi a sua volta attaccato, uccidendolo. Aveva poi telefonato ai carabinieri immediatamente confessando quanto aveva fatto.

Il percorso processuale

Le testimonianze della madre e del fratello di Alex Cotoia erano state fondamentali per il processo di primo grado. L’accusa aveva chiesto 14 anni, il minimo possibile secondo la legge, ma i giudici avevano assolto Cotoia riconoscendogli la legittima difesa.

La corte d’Appello di Torino aveva però modificato la sentenza, condannando Alex il 4 maggio 2023 per omicidio volontario, senza però specificare la pena.

Le Corte costituzionale è quindi intervenuta, per mettendo di riconoscere al ragazzo le attenuanti che hanno abbassato il periodo in carcere da 14 anni a 6 anni e 2 mesi. La Corte d’appello ha inoltre chiesto alla procura di rivalutare le testimonianze del fratello di Cotoia e della madre.

Fonte foto: ANSA

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