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Covid, chi dovrà fare la terza dose di vaccino: lo spiega Locatelli

Franco Locatelli, coordinatore del Cts, ha spiegato quali pazienti potrebbero dover ricorrere alla terza dose del vaccino anti Covid

Bisogna “spingere l’acceleratore delle vaccinazioni anti Covid, persuadere la popolazione a seguire le regole di comportamento, prevenire situazioni che possono generare assembramenti” per evitare i passaggi di colore delle regioni. Lo ha dichiarato Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico in un’intervista sul Corriere della Sera.

“I dati del monitoraggio settimanale, incidenza cumulativa a 7 giorni ogni 100 mila abitanti e valore dell’indice Rt documentano che i contagi continuano a salire, ma non nella misura temuta o da qualcuno ipotizzata”, ha spiegato l’esperto.

“In particolare, nell’ultima settimana vi è stata una decelerazione nella crescita rispetto alle due settimane precedenti. A livello nazionale, i tassi di ospedalizzazione e di occupazione delle terapie intensive rimangono contenuti, rispettivamente al 3% e al 2,2%. In molti Paesi europei, i numeri sono significativamente più preoccupanti”, ha sottolineato.

Nonostante l’incidenza superiore a 50 casi ogni 100 mila abitanti, le regioni restano in zona bianca, a patto che “l’occupazione dei posti letto di area medica sia inferiore o uguale al 15% e quello delle terapie intensive sia inferiore o uguale al 10%. Anche la Sicilia, che ha i valori più elevati, all’8% e al 4,7%, rispettivamente,è lontana da queste soglie”.

“Non ci sono formule magiche” per rimanere in zona bianca. Se non “aumentare sempre di più il numero dei compiutamente immunizzati e mantenere individualmente comportamenti improntati a senso di responsabilità. I dati prodotti dall’Iss sull’impatto avuto dai festeggiamenti per la vittoria agli europei di calcio e i focolai di contagio nelle località turistiche dovrebbero insegnarci molto”.

Positivi e contagiosi dopo il vaccino anti Covid: cosa è emerso

“Come affermato anche dal virologo Anthony Fauci, vi è una limitata percentuale, che dai dati italiani sarebbe del 12%, di soggetti compiutamente immunizzati che possono infettarsi, quasi sempre senza sviluppare malattia, e contagiare”, ha continuato l’esperto.

“In che misura lo facciano in paragone ai non vaccinati merita ulteriori studi, in particolare mirati a definire quella che è la carica virale nelle loro vie aeree, naso e gola. Insieme al tempo di esposizione questo rappresenta il fattore determinante per il contagio”, ha spiegato.

“Si tratta di un evento raro e ancora più rara è l’eventualità che una persona vaccinata, seppure contagiata, finisca in ospedale. La protezione da forme gravi di malattia è superiore al 95%”e , cosa più importante, “si contribuisce a ridurre significativamente la circolazione virale, col pericolo che emergano nuove varianti“.

Chi e perché dovrà fare la terza dose di vaccino anti Covid

Per ora “non abbiamo evidenze solide per decidere se e quando una terza dose di vaccino andrà somministrata. Senza dubbio incrementa la memoria immunologica contro il nuovo coronavirus e ciò potrebbe essere utile per soggetti particolarmente vulnerabili, penso agli ultra settantenni, e a chi ha aumentato rischio di esposizione a Sars-Cov-2 per ragioni professionali”.

“Una scelta di questo tipo deve essere adottata da istituzioni o agenzie sanitarie e non certo proposta dai produttori di vaccini”, come fatto da Pfizer. “Diverso, invece, il discorso per i pazienti immunodepressi“.

Per questa categoria “vi sono chiare evidenze che una terza dose incrementa la percentuale di soggetti che mostrano sieroconversione, cioè producono anticorpi, così come aumenta il titolo, cioè il livello, di anticorpi in chi aveva già mostrato una risposta seppure modesta”.

“Potrebbe avere un senso la valutazione della risposta anticorpale, in quanto ci permetterebbe di identificare quella quota di soggetti che non rispondono al vaccino e beneficerebbero, nel contesto di uno studio rigorosamente condotto, della copertura indotta dall’infusione di anticorpi monoclonali“, ha aggiunto Franco Locatelli.

In particolare “di quelli attivi contro le varianti, che hanno lunga persistenza. Meglio se somministrati per via intramuscolare, addirittura a domicilio”.

Vaccino Covid a bambini e ragazzi: il consiglio dell’esperto

Vaccinare bambini e adolescenti porta sempre benefici perché anche loro “vengono protetti dal rischio di sviluppare malattia grave o addirittura fatale. I deceduti sotto i 19 anni in Italia sono a oggi 28”.

Inoltre “la protezione degli adolescenti consente di proteggere indirettamente coetanei che frequentano la stessa classe o altri luoghi di socializzazione, ma che non hanno un sistema immunitario capace di rispondere efficacemente al vaccino. Lo stesso discorso si applica ai non vaccinati che entrano in contatto con i bambini”.

Vaccinare i più giovani “significa anche creare le migliori condizioni perché possa avere continuità la didattica in presenza. È stato appena pubblicato su medRxiv un articolo scientifico scritto da ricercatori dell’Ohio che dimostra come, negli adolescenti, il rischio di sviluppare miocarditi o pericarditi” sia molto alto contraendo il Covid.

La possibilità di sviluppare infiammazioni del cuore da positivi “eccede di gran lunga, e nei maschi giovani fino a 6 volte, il basso rischio di  sviluppare questi quadri clinici, sempre lievi, dopo la vaccinazione. Ecco dissipato ogni dubbio sull’opportunità di proteggere adolescenti e ventenni. E, quando vi saranno vaccini approvati, anche i bambini“.

VirgilioNotizie | 01-08-2021 10:13

Covid, giusto fare il vaccino ai bambini? Il parere degli esperti Fonte foto: ANSA
Covid, giusto fare il vaccino ai bambini? Il parere degli esperti
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