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Mes, Italia isolata: cos’è il Fondo salva-Stati, quanto vale e perché siamo gli unici a non rettificarlo

Dopo il via libera della Germania, il nostro Paese è l’unico in Europa a non aver ancora recepito la riforma: cosa farà il governo Meloni

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Sono ore concitate quelle che sta vivendo il governo di Giorgia Meloni in queste giornate conclusive dell’anno. Dopo settimane di trattative, la corsa contro il tempo per l’approvazione della legge di Bilancio si è inceppata proprio alla vigilia della presentazione in Aula, inizialmente fissata per oggi (martedì 19 dicembre) e poi rimandata per le modifiche volute dal centrodestra.

Fin dall’inizio del mese, il rush finale è stato caratterizzato da continui scossoni. Per prima è arrivata la parziale bocciatura della Banca d’Italia; poi si sono levate le proteste dei sindacati, in particolare di Cigl e Uil; infine da Bruxelles sono pervenuti i rilievi dell’Unione europea, che ha chiesto al governo di rivedere alcune misure contenute nella manovra.

Mes, lo strumento della polemica: quando è nato il Fondo salva-Stati

Prima ancora che si mostrassero queste destabilizzazioni, l’ultimo mese dell’anno si era aperto con la polemica su un argomento che da parecchio tempo era sparito dai temi caldi dell’opinione pubblica: stiamo parlando del Mes (acronimo di Meccanismo europeo di stabilità), conosciuto anche con il nome di Fondo salva-Stati. Una materia che aveva rappresentato un importante terreno di scontro tra i governi della scorsa legislatura (i due guidati da Giuseppe Conte) e le opposizioni.

Ma che cos’è il Mes, come funziona e perché è così importante per l’Italia? Per capire di che cosa stiamo parlando occorre tornare al 2012, quando il Meccanismo europeo di stabilità è stato istituito tramite un trattato intergovernativo. La sua nascita va ricondotta all’emergenza economica e finanziaria che ha travolto l’intero pianeta tra il 2007 e il 2009, causando in Europa la cosiddetta “crisi dei debiti sovrani“.

Perché è nato il Fondo salva-Stati e chi lo ha introdotto in Unione europea

La decisione di istituire il Mes è stata assunta a livello di Ecofin, il Consiglio dei ministri dell’Economia e delle Finanze dei Paesi membri che si riunisce a cadenza variabile a Bruxelles. Durante la riunione del 9 e 10 maggio 2010, i titolari dei dicasteri dei diversi stati hanno trovato un accordo per l’approvazione del meccanismo, con l’obiettivo di garantire un’assistenza finanziaria a quelle realtà che – pur avendo un debito pubblico sostenibile – avessero riscontrato delle difficoltà a finanziarsi sul mercato.

In sostanza, a fronte di una dilagante debolezza degli stati europei agli occhi dei mercati finanziari e degli investitori internazionali, l’Ecofin ha deciso di dotare l’Unione europea di uno strumento per sopperire alla diminuzione della vendita di titoli di Stato da parte di quei Paesi che più di tutti erano usciti malconci dalla crisi economica.

Come funziona il Mes e quali sono le condizioni richieste per accedervi

Stando alle specificazioni formulate dalla Banca d’Italia, il Meccanismo europeo di stabilità può variare caso per caso, a seconda di come venga richiesto e di cosa intenda fare con gli aiuti il Paese a cui viene accordato. Infatti, le finalità per cui viene concesso e le condizioni economiche in cui si trova lo stato che manifesta il proprio interesse determinano la natura dello strumento stesso.

Quando viene domandato da un governo per l’erogazione di prestiti, il Mes assume la forma di un programma di aggiustamento macroeconomico, i cui dettagli vengono elencati in un apposito memorandum approvato e sottoscritto sia dallo stato membro che dalle istituzioni comunitarie.

Fonte foto: ANSA

Il ricorso allo strumento è un passaggio assai delicato per chi decide di usufruirne, in quanto il suo utilizzo prevede la conseguente imposizione di apposite restrizioni economiche e finanziarie. Quest’ultime risultano meno gravose qualora il Paese interessato richieda solamente delle linee di credito precauzionali, ossia delle garanzie concesse dall’Ue agli stati in condizioni economiche fondamentalmente sane ma che temono di vedere calare il proprio appeal finanziario a causa di eventi avversi (come fu la crisi del 2007).

Come si accede al Fondo salva-Stati e quanto vale

Il Mes è governato dal Consiglio dei 19 ministri dell’Economia e delle Finanze dell’area euro. L’organo stabilisce all’unanimità tutte le decisioni che riguardano lo strumento, incluse quelle relative alla concessione di assistenza ai Paesi che la richiedono. Il gruppo dei titolari dei dicasteri può approvare delibere a maggioranza qualificata (pari all’85% degli aventi diritto di voto) solamente nei casi in cui la Commissione europea o la Bce richiedano l’assunzione di decisioni urgenti in materia di assistenza finanziaria.

Il capitale concordato per il Meccanismo europeo di stabilità è pari a 704,8 miliardi di euro, di cui 500 rientrano nella disponibilità per i prestiti. Allo stato attuale sono stati erogati ai Paesi richiedenti complessivamente 80,5 miliardi di euro. Dal 2012 ad oggi l’Italia ha versato nelle casse europee oltre 14 miliardi di euro per la strutturazione del Mes, a fronte di una sottoscrizione per un totale di 125,3 miliardi di euro.

Cosa prevede la riforma del Mes, tema che ha scatenato la polemica

Aldilà del suo funzionamento originario, il punto cruciale su cui si struttura il dibattito di oggi sul Mes riguarda la proposta per riformarlo. Approvato dall’Unione europea, il piano di modifica si articola attorno ad un tema cardine, ossia il ruolo di paracadute che lo strumento andrebbe ad assumere: in sostanza, con il suo utilizzo si vogliono prevenire e contenere il rischio di default connesso ad eventuali nuove crisi bancarie.

Per quanto riguarda il debito pubblico di quei Paesi che richiedono l’adozione del Mes, la riforma chiarisce che le verifiche preliminari sulla sua sostenibilità vengono condotte con un “margine di discrezionalità sufficiente”. In questo modo, gli stati che chiedono assistenza non vengono penalizzati rispetto ad altri sulla base delle loro attuali condizioni economiche e finanziarie, anche se viene comunque valutata la loro capacità di ripagare il prestito ricevuto.

Perché l’Italia è l’unico Paese in Europa a non aver ratificato la riforma del Mes

Ma perché in Italia siamo tornati a parlare di Mes proprio ora? La causa sta nel fatto che, in un primo momento, il governo italiano (allora guidato proprio da Giuseppe Conte) aveva affermato di voler attendere il giudizio della Germania sulla riforma. Poi, lo scorso 8 dicembre, la Corte Costituzionale tedesca ha dato il proprio via libera alla ratifica della riforma, cosa che era già avvenuta a livello del Parlamento di Berlino.

Ad oggi, dunque, il nostro Paese è rimasto l’unico dell’area euro a non aver ancora ratificato ufficialmente le modifiche al Mes, che da “strumento per la protezione degli stati dalle crisi del debito sovrano” si è trasformato in un “volano per il finanziamento degli investimenti“.

Riforma del Mes, scontro di fuoco tra governo e opposizioni per approvarla

L’esecutivo italiano, per voce del ministro Giancarlo Giorgetti, ha affermato di ritenere opportuno che “a monte vengano valutate delle modifiche” a fronte dei tanti cambiamenti intercorsi negli ultimi tempi nello scenario macroeconomico mondiale. Inoltre rimane attuale la questione del pregiudizio internazionale nei confronti di chi accede al Mes, visto come sinonimo di scarsa stabilità dei conti.

Invece, da parte delle opposizioni, l’atteggiamento è decisamente più favorevole. Addirittura Matteo Renzi – leader di Italia Viva e da sempre grande sostenitore dello strumento – non si limita a chiedere la rettifica della riforma, ma sottolinea l’importanza di ricorrere al cosiddetto Mes sanitario: si tratta di un’ulteriore possibilità (nata durante l’emergenza pandemica) di accedere a 37 miliardi di euro, la cui unica condizionalità sarebbe quella di utilizzare i relativi fondi ad esclusivo sostegno del sistema sanitario.

meloni giorgetti Fonte foto: ANSA
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