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Manovra 2023, accordo nella maggioranza: dalle pensioni minime al reddito di cittadinanza, cosa cambia

Pronto il primo pacchetto di emendamenti del governo alla legge di bilancio. Le novità, dalle pensioni minime al reddito di cittadinanza

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A poche decine di ore dal suo approdo in Aula martedì prossimo, sta prendendo forma la manovra economica 2023 del Governo Meloni. Stando a fonti di governo, è stato infatti trovato l’accordo politico nella maggioranza sul pacchetto di emendamenti da presentare per modificare il testo della legge di bilancio.

Manovra, accordo nella maggioranza sugli emendamenti

Nonostante la Commissione bilancio della Camera non abbia ancora iniziato l’esame dei singoli provvedimenti della legge di bilancio, fonti della maggioranza fanno sapere, come riferisce Ansa, di aver trovato l’intesa, e le relative coperture finanziarie, su alcuni dei fronti più caldi della manovra 2023.

Le novità decise dalla maggioranza di centrodestra, che riguardano in particolare le pensioni minime e il reddito di cittadinanza, saranno contenute in una serie di emendamenti che il governo presenterà in commissione Bilancio. Emendamenti divisi in due pacchetti: uno è stato consegnato nel pomeriggio di oggi, sabato 17 dicembre, il secondo arriverà domenica.

Aumento delle pensioni minime

Uno degli emendamenti riguarda le pensioni. Dopo il via libera dei tecnici del Tesoro, è arrivata anche l’intesa politica in maggioranza sull‘aumento delle pensioni minime per gli over 75.

Inizialmente nella manovra era stato previsto un innalzamento a 574 euro mensili: ora le pensioni minime degli over 75 passeranno a 600 euro a partire dal prossimo anno. Una misura su cui aveva particolarmente insistito Forza Italia.

Sul fronte previdenziale restano confermate quota 103 e la proroga di Opzione donna nella forma attuale.

Manovra 2023, accordo nella maggioranza: dalle pensioni minime al reddito di cittadinanza, cosa cambia

Taglio del reddito di cittadinanza

Da quanto emerso nella maggioranza sarebbe stato trovato l’accordo per inserire negli emendamenti del governo un ulteriore taglio al reddito di cittadinanza. Una sforbiciata alla durata del sussidio per gli occupabili nel 2023, dagli 8 mesi previsti inizialmente a 7 mesi.

Un ridimensionamento che comporta il recupero di circa 200 milioni, risorse che andrebbero così a finanziare l’aumento delle pensioni minime.

Come sappiamo, secondo i piani del governo il reddito di cittadinanza verrà abolito nel 2024 e sostituito con un nuovo sussidio ancora tutto da mettere a punto.

Decontribuzione Sud

Negli emendamenti del governo alla Manovra dovrebbe esserci poi la decontribuzione per il Sud, norma che lo scorso 6 dicembre ha ottenuto l’autorizzazione della Commissione Europea.

Si tratta di una agevolazione che prevede per tutto il 2023, con riferimento ai rapporti di lavoro dipendente, un esonero contributivo del 30% in favore dei datori di lavoro privati con sede in una delle regioni del Sud.

Soglia minima per il pos

Non sembra invece esserci ancora l’accordo sull’attesa norma sui pagamenti digitali, dopo i rilievi mossi dalla Commissione Ue. Non è infatti stata ancora definita la cifra della soglia minima obbligatoria per i pos, senza sanzioni per gli esercenti.

Si oscilla tra i 30 e i 40 euro, meno comunque dei 60 previsti nel testo iniziale della legge di bilancio.

Assunzioni in polizia

Tra le misure che dovrebbero finire nel pacchetto di emendamenti del governo c’è anche quella relativa a nuove assunzioni nelle forze di polizia. Secondo fonti della maggioranza sarebbero state trovate risorse per l’assunzione di circa mille nuovi agenti di polizia.

Meloni Fonte foto: ANSA
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