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Covid, stop AstraZeneca: cosa succede alla campagna vaccinale

Come può cambiare la tabella di marcia della somministrazione dei vaccini anti-Covid in Italia con la sospensione di AstraZeneca

La sospensione delle somministrazioni del vaccino AstraZeneca rischia di rallentare il piano contro il Covid-19 e di fare saltare gli obiettivi appena fissati dal commissario straordinario all’emergenza Francesco Figliuolo. L’Aifa ha disposto il blocco in Italia delle fiale della casa farmaceutica anglo-svedese in via precauzionale, così come altri Paesi Ue, a seguito di alcuni decessi su cui non è stato dimostrato alcun legame causa-effetto e sui quali sono in corso delle verifiche. In attesa dell’indagine dell’Ema, l’Agenzia italiana del farmaco non ha però indicato tempistiche precise sull’interruzione e l’immunità di gregge prevista nel piano vaccini per settembre, come ricostruisce il Corriere, rischia di slittare.

Covid, stop AstraZeneca, cosa succede alla campagna vaccinale: i rischi

Sul vaccino sviluppato dall’Università di Oxford in collaborazione con il centro ricerche Irbm di Pomezia, il nostro Paese ha puntato molto sin da subito e da AstraZeneca si attendono 40 milioni di dosi entro settembre. Dopo i ripetuti tagli alle forniture nel primo trimestre, quest’ultimo intoppo rallenta ulteriormente la campagna vaccinale in Italia.

Come ricorda il Corriere, quasi la metà delle dosi attese a fine marzo dovrebbero infatti arrivare da AstraZeneca: 2,9 milioni dei circa 7,5 milioni di dosi previste. Nonostante la fiducia sul pronunciamento di giovedì 18 marzo dell’Ema riguardo la sicurezza del vaccino, la sospensione a data da destinarsi rischia di intaccare il cambio di passo sull’immunizzazione annunciato dal governo Draghi.

Non solo il ritardo che questo stop può causare alla campagna vaccinale, ad ostacolare la tabella di marcia delle iniezioni potrebbe concorrere anche una paura crescente da parte della popolazione dell’eventualità di reazioni avverse.

Covid, stop AstraZeneca, cosa succede alla campagna vaccinale: le opzioni

Le soluzioni non sono molte: i preparati di Pfizer BioNTech e Moderna sono destinati alle categorie più esposte, come medici e over 80, e non sarebbero in quantità sufficiente per essere convogliati a chi aveva già prenotato la somministrazione con AstraZeneca.

Una pezza potrebbe metterla l’arrivo delle dosi del vaccino di Johnson&Johnson appena approvato, che ha anche il vantaggio di essere efficace con una sola dose, ma le forniture non sono attese prima della terza settimana di aprile.

Intanto l’Italia continua a portare avanti il progetto di produrre i vaccini direttamente negli stabilimenti interni al Paese, con accordi già in essere con tutte le case farmaceutiche interessate. Ma l’effettiva messa in produzione richiederebbe diverso tempo: “Il sistema produttivo è già sotto sforzo — dice il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi — e nell’immediato è difficile fare di più. Gli accordi si firmano ma i risultati purtroppo non si vedono dopo un mese“.

Per tutti questi motivi il vaccino russo Sputnik V diventa sempre più un’opzione. La domanda di approvazione è stata presentata all’Ema, ma anche in questo caso per il via libera è necessario aspettare.

VirgilioNotizie | 16-03-2021 08:52

AstraZeneca, stop in Italia: i virologi pro e quelli contro Fonte foto: ANSA
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