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Coronavirus: 7 giorni per capire se il contagio è alla fine

Il presidente dell'Iss si è dimostrato ottimista, spiegando che a breve sapremo se le misure adottate fermeranno l'epidemia

Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, professore ordinario di Igiene e Medicina preventiva, ha rilasciato un’intervista a Repubblica nella quale ha dichiarato che il coronavirus potrebbe essere entrato in Italia “già a gennaio, ma non ci sono ancora dati che mi permettano di confermarlo”.

In un’altra intervista al Corriere della Sera ha spiegato che “alla fine della settimana capiremo se e quanto le misure di contenimento messe in campo hanno rallentato l’epidemia. Ci attendiamo risultati positivi, sono ottimista. Chiediamo collaborazione a tutti i cittadini. Il loro aiuto è importante per interrompere la catena di infezioni“.

Ieri, dopo un mese, ha potuto raggiungere la sua Udine per stare con la sua famiglia “solo per poche ore”. Oggi il capo dell’Iss è tornato a Roma per dei nuovi vertici sull’emergenza coronavirus. “Con i virus non si può mai stare sereni. Noi abbiamo fatto tutto il possibile“.

“Prima di 10 o 14 giorni dall’avvio degli interventi di contrasto e della creazione delle zone rosse non possiamo però valutare l’efficacia di questa sorta di cintura costruita attorno ai focolai in Lombardia e Veneto. I casi che vediamo moltiplicarsi in questi giorni riguardano infezioni contratte probabilmente prima che ci organizzassimo”, ha spiegato.

“L’aumento esponenziale, con circa 1.700 casi, era atteso. Abbiamo prefigurato una serie di scenari, anche i peggiori, per essere pronti. Se, come speriamo, dal fine settimana la curva scenderà, significa che abbiamo lavorato nella giusta direzione. Insomma credo che ce la stiamo giocando bene“, ha rassicurato il medico. “Gli operatori sanitari fanno miracoli. Grazie a loro per tutti i sacrifici”.

“Siamo concentrati sull’assistenza da dare ai malati e parallelamente stiamo ricostruendo la catena dei contagi. I Paesi dell’Europa ci guardano con molta attenzione, per loro siamo un modello, visto che gli stessi problemi potrebbero toccare anche loro. Per ora non ci sono elementi sufficienti in base ai quali abbozzare il viaggio in Italia del coronavirus“, e capire dunque quando ha avuto inizio l’infezione.

Il quadro clinico causato dal Covid-19 non si traduce però automaticamente in una malattia grave. “Il 4-5% dei malati è in terapia intensiva e richiede un grosso impegno assistenziale. Il 10-20% ha bisogno di ricovero e ne esce agevolmente, senza riportare danni, a meno che non soffra di altre patologie che complicano la ripresa. La stragrande maggioranza delle persone positive resta in quarantena domiciliare con sintomi lievi come la congiuntivite, o addirittura senza sintomi. Significa che viene prescritta una vita socialmente ritirata e che sono controllati dai dipartimenti di prevenzione della Asl. Un monitoraggio stretto“.

Silvio Brusaferro ha spiegato però che la malattia non può essere equiparata a quelle causate dai virus stagionali. “È più impegnativa dell’influenza, in quanto siamo alle prese con un virus nuovo, non abbiamo farmaci specifici né vaccino. Le persone più fragili devono essere curate in terapia intensiva e il sistema sanitario è chiamato a grandi sforzi. Sta rispondendo bene, non sono pessimista. Non mi sento di fare paragoni con l’influenza. Però un dato è sotto gli occhi: nella stragrande maggioranza dei casi la Covid-19 passa naturalmente“.

I comportamenti personali, ha sottolineato ai microni del Corriere della Sera, “sono fondamentali, contano più di ogni altra strategia. Molti sottovalutano l’importanza di lavarsi le mani spesso e con accuratezza di mantenere una distanza di sicurezza con le altre persone, un metro”.

“Le malattie respiratorie si trasmettono con le goccioline di tosse e starnuti di individui infetti, piccole particelle che si diffondono entro il raggio di un metro. Basta tenersi un po’ più lontani e si evita il contagio. Queste accortezze sono la chiave di volta. Una regola che costa poco e dovremmo rispettarla tutti anche se abitiamo al di fuori nelle zone rosse”, tenute a rispettare la distanza minima del ‘droplet‘ in base al nuovo decreto del presidente del Consiglio.

La chiusura delle scuole, ha concluso il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, “è necessaria ma solo nelle regioni dove la circolazione del virus è molto sostenuta, altrove non avrebbe significato. La collettività va protetta con ragionevolezza“.

VirgilioNotizie | 02-03-2020 09:58

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