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Vaccino coronavirus: parla Edward O'Neill, il primo volontario

Edward O'Neill è uno dei primi 500 volontari a cui è stato somministrato il vaccino per coronavirus, in sperimentazione a Oxford

Edward O’Neill è tra i primi esseri umani sottoposti a sperimentazione di un vaccino contro il coronavirus, realizzato dal team del “Jenner Institute” in collaborazione con l’azienda Advent-Irbm di Pomezia. Il Corriere della Sera ha intervistato O’Neill, ricercatore oncologico all’Università di Oxford, dove sono partiti i primi test del vaccino Chadox1 nCoV-19.

Vaccino coronavirus, il racconto del volontario

Il volontario ha raccontato: “Volevano testare il vaccino su persone fisicamente vicine all’università per cui hanno inviato una mail innanzitutto a quelli che ci lavorano. Dobbiamo regolarmente fare il prelievo del sangue, essere monitorati, misurare la temperatura”.

O’Neill è uno dei 500 volontari coinvolti nella sperimentazione, molti dei quali sono vicini al contesto accademico dell’Unversità di Oxford. Nel momento in cui è stato contattato dal Corriere della Sera, aveva ricevuto la somministrazione del vaccino da meno di 24 ore.

Chadox1 nCoV-19, come funziona il vaccino

Come funziona il vaccino Chadox1 nCoV-19? Dopo essere entrato in circolo nel corpo del volontario, provoca una risposta immunitaria grazie alla presenza di un virus, il Chadox1, geneticamente modificato con un frammento di Dna che rende il Covid-19 letale per l’uomo. Il Chadox1 è inoltre una versione più debole di un virus del raffreddore.

I volontari che hanno preso parte alla sperimentazione non sanno se gli è stato somministrato il vaccino Chadox1 nCoV-19 o un altro virus. Hanno inoltre ricevuto indicazioni di compilare un diario online con le informazioni sul proprio stato di salute, o eventuali sintomi, per una settimana. In caso di peggioramenti, il diario andrà compilato per tre settimane.

Vaccino, O’Neill: “Farò qualsiasi cosa per la ricerca”

“Ci hanno detto che verremo sottoposti a una serie di visite – ha detto O’Neill al Corriere della Sera – per valutare la risposta immunitaria al vaccino. Ho dato la mia disponibilità perché sono australiano, mi sento fortunato perché da noi il virus non è stato così letale come in Italia, mi sento in dovere di aiutare gli altri”.

In merito al timore di effetti collaterali, il ricercatore ha affermato: “Ho più paura del coronovirus che dei possibili effetti collaterali del vaccino. È una malattia terribile. Qualunque cosa dovesse servire per aiutare il team di ricerca la farò”.

VirgilioNotizie | 25-04-2020 16:49

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