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Cardito, intercettate le telefonate delle maestre di Giuseppe

Le maestre del bambino avrebbero anche presentato una segnalazione alla preside della scuola

Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha inviato gli ispettori all’istituto per verificare eventuali responsabilità di dirigente e maestre, su quanto è successo a Cardito al piccolo Giuseppe. Secondo quanto riferisce l’ANSA, dalle intercettazioni è emerso che una delle maestre avrebbe definito il piccolo Giuseppe “scimmiettella”, “piccola scimmia”, perché il piccolo si lanciava a terra.

La telefonata intercettata dimostra che la donna avrebbe riferito al fratello la sua preoccupazione per il piccolo, presentatosi a scuola con il “volto tumefatto”. Nella telefonata aggiunge: “Io non so niente, io non ho visto niente”. Le maestre della sorellina di Giuseppe avrebbero riportato alla dirigente scolastica che la bambina arrivava a scuola con segni di maltrattamenti, senza ottenere alcun risultato.

Le intercettazioni degli inquirenti

Da quanto si apprende, le maestre del piccolo Giuseppe, il bimbo morto a Cardito per i colpi del patrigno, avrebbero dunque saputo tutto. Nelle intercettazioni degli inquirenti, ricostruite da Chi l’ha visto?, emergono dettagli inquietanti sulla quotidianità del piccolo e della sorellina.

Tra loro le insegnanti avrebbero parlato di volti tumefatti e pezzi di orecchie mancanti. Scene all’ordine del giorno, che avevano fatto anche partire una segnalazione alla preside, nove giorni prima della tragedia.

Le maestre, a quanto emerge dalla ricostruzioni del programma, sarebbero state dunque a conoscenza della situazione familiare di Giuseppe e della sorella, e del fatto che fosse il patrigno a picchiare i due bambini.

Il racconto della sorella

Il Messaggero riporta le parole di Noemi, la sorella di sette anni del piccolo Giuseppe, ricoverata in ospedale: “È stato papà Tony, gli ha dato la mazza della scopa dietro la schiena, ma senza la scopa. A me mi ha preso dietro l’orecchio e mi ha fatto molto male. Sì ha picchiato Giuseppe tanto tanto, l’ha preso in braccio e poi l’ha tirato contro il muro. E quando era a terra gli ha sbattuto la testa contro il muro. Poi ha preso me, mi ha portato nel bagno, mi ha messo la testa sotto il rubinetto”.

La  bambina ha parlato anche delle violenze subite dal patrigno all’interno delle mura domestiche: “Lui gridava che avevamo rotto il letto. E invece era stato lui con un calcio. Un giorno mi ha preso per l’orecchio e l’ha chiuso dentro la porta, mi sono sentita malissimo. Guardavo Giuseppe, gli usciva tanto sangue, e io pensavo che moriva. Lui ci picchiava sempre. E io lo dicevo alle maestre Camilla e Anna ma loro non chiamavano i carabinieri”.

Il caso di Cardito

Per la morte di Giuseppe, oltre al patrigno 24enne Tony Essoubti Badre, è stata arrestata anche la madre Valentina Casa, con le accuse di omicidio aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi, e tentativo di omicidio nei confronti dell’altra figlia, sfuggita per miracolo alla furia del compagno. La donna avrebbe tentato di cancellare le prove.

VIRGILIO NOTIZIE | 19-04-2019 09:45

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