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Reintegro medici no vax, Cartabellotta tuona sul governo: "Basta favolette, volete raccattare consensi"

Il presidente della Fondazione Gimbe ha criticato aspramente il governo guidato da Giorgia Meloni

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Polemiche a non finire sulla decisione del governo guidato da Giorgia Meloni di reintegrare medici e infermieri che si sono rifiutati di vaccinarsi contro il Covid 19.

Nelle scorse ore, sulla questione, si è pronunciato anche Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.

Presidente della Fondazione Gimbe contro il governo

L’esperto, tramite un tweet duro, ha criticato aspramente la scelta dell’esecutivo. “Smettetela con la favoletta dei medici no-vax reintegrati per la carenza di personale. È una scelta politica per raccattare consensi da chi ha votato Italexit et al”.

La rivolta delle regioni

La decisione di reintegrare i medici no vax ha creato caos anche tra regioni e governo, con le prime (cui fanno capo le aziende sanitarie) che hanno iniziato una vera e propria rivolta contro il decreto.

Perentoria la presa di posizione della Puglia che ha annunciato che manterrà la legge regionale che prevede l’obbligo vaccinale anche contro il Covid per gli operatori sanitari. Immediata è arrivata la risposta del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato: la norma sarà impugnata.

A stretto giro la controreplica del presidente della Regione, Michele Emiliano, che ha invitato il sottosegretario a dimettersi definendolo “inadeguato”.

Matteo Bassetti contro l’esecutivo: “Rivincita dei non Vax”

Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, ha criticato al pari di Cartabellotta le scelte del governo.

“Oggi – ha dichiarato Bassetti al quotidiano La Stampa – quelli come me che si sono spesi per la campagna vaccinale si sentono dire da chi dovrebbe governare il Paese, per vaccinati e non, che la campagna di immunizzazione è stata uno schifo. Se le società scientifiche hanno raccomandato la vaccinazione, non si può dire che tutte hanno avuto un approccio ideologico. È una dichiarazione grave”.

“Il provvedimento – ha aggiunto – è stato inopportuno e intempestivo: credo che oggi non sia più necessario sottoporre tutti i sanitari all’obbligo. Ma è fondamentale in alcuni reparti come la terapia intensiva, il pronto soccorso, o in malattie infettive”.

meloni-cartabellotta Fonte foto: ANSA
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