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Premio Nobel per la Medicina 2023 per il vaccino anti-Covid a mRna: chi sono Katalin Karikó e Drew Weissman

Le scoperte di Katalin Karikó e Drew Weissman valgono il Nobel per la Medicina 2023: hanno reso possibili i vaccini mRNA contro il Covid-19

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Katalin Karikó e Drew Weissman hanno vinto il premio Nobel per la Medicina 2023. I due ricercatori hanno ricevuto l’importantissimo riconoscimento per le loro innovazioni nel campo dell’mRNA, che come è noto hanno reso possibili i vaccini anti COVID-19. Gli studi di Karikò e Weissman, concentrati sulla risposta immunitaria e sul perfezionamento dell’mRNA sintetico, erano stati inizialmente trascurati. Dopo il suo utilizzo durante la pandemia, questa nuova tecnologia promette di rivoluzionare la medicina, consentendo in futuro la creazione di vaccini per altre malattie e aprendo nuove frontiere nella prevenzione e nel trattamento.

Chi sono i vincitori

Katalin Karikó è una ricercatrice ungherese, classe 1955. Dopo il dottorato ottenuto nel 1982 e l’impegno iniziale all’Accademia delle scienze ungherese di Szeged, Karikó è approdata poi negli Stati Uniti dove è stata impiegata in vari centri accademici. Oggi è uno dei dirigenti di punta di BioNTech.

Classe 1959, Drew Weissman è invece nato Lexington negli Stati Uniti. Dottorato in medicina a Boston nel 1987 e curriculum importante presso vari centri di ricerca, Weissman è il responsabile della divisione del Penn Institute incentrata sull’innovazione nel campo dell’mRNA.

karikò weissman nobel medicinaFonte foto: ANSA

L’annuncio del ricoscimento a Katalin Karikó e Drew Weissman, premio Nobel per la Medicina 2023

La ricerca di Karikó e Weissman

L’attribuzione del Premio Nobel per la Medicina a Katalin Karikó e Drew Weissman è dovuto in particolare alle loro scoperte epocali legate alle modifiche delle basi azotate dei nucleosidi, un traguardo che ha aperto le porte allo sviluppo di vaccini a mRNA straordinariamente efficaci contro il COVID-19.

Il contributo di Karikó e Weissman è stato cruciale per la creazione dei vaccini contro il coronavirus, che hanno letteralmente salvato milioni di vite umane, riducendo drasticamente il rischio di sviluppare forme gravi di COVID-19.

Che vuol dire mRNA

In particolare, i due premi Nobel hanno contribuito a un approfondimento senza precedenti delle interazioni tra l‘RNA messaggero (mRNA) e il sistema immunitario, sfruttando tecniche rivoluzionarie per sviluppare vaccini di nuova generazione versatili e relativamente facili da aggiornare.

Ogni individuo, composto da miliardi di cellule, deve la sua esistenza al materiale genetico, che viene costantemente trascritto per consentire alle cellule di replicarsi e produrre le proteine necessarie per il loro corretto funzionamento.

30 anni di studi

In questo intricato processo, l’mRNA svolge un ruolo centrale. Fin dagli anni ’90, Karikó ha iniziato a esplorare l’idea audace di utilizzare questa molecola per combattere diverse malattie.

Nonostante le difficoltà e numerosi rifiuti di finanziamento da parte di università, fondi pubblici e privati negli Stati Uniti, Karikó non ha mai abbandonato la sua visione innovativa.

“Guidare” le cellule

L’idea fondamentale di Karikó non era così irrealizzabile come potrebbe sembrare. Dal momento che le cellule ricevono istruzioni dall’mRNA per produrre proteine vitali, perché non sviluppare mRNA sintetico in grado di guidare le cellule nella produzione mirata di specifiche proteine?

Queste proteine potrebbero essere enzimi per mitigare gli effetti di malattie, fattori di crescita per ripristinare le funzioni del sistema nervoso o anticorpi per conferire immunità contro specifiche patologie.

Gli studi precedenti

Nel 1990, un team di ricerca dell’Università del Wisconsin aveva ottenuto risultati simili in cavie da laboratorio, ma si scontrava con un ostacolo significativo.

Il nostro organismo è dotato di meccanismi di controllo e difesa per impedire l’azione di istruzioni ritenute errate nell’mRNA, come quelle artificialmente modificate, al fine di prevenire potenziali danni. Questa difesa poteva comportare la distruzione delle informazioni o addirittura una risposta immunitaria.

L’incontro con Weissman

Dopo sei anni trascorsi presso l’Università della Pennsylvania, Karikó aveva perso varie opportunità di carriera a causa della mancanza di risorse per proseguire le sue ricerche. Fortunatamente, la situazione ebbe una svolta quando Karikó incontrò Drew Weissman, un immunologo dell’Università di Boston.

Insieme, svilupparono nuovi metodi per aggirare i sistemi di controllo del nostro organismo, concentrandosi sui nucleosidi, i mattoncini fondamentali dell’mRNA.

I due ricercatori scoprirono così che nelle versioni sintetiche dell’mRNA, uno dei nucleosidi attivava le difese immunitarie del corpo, ostacolando la trasmissione delle istruzioni alle cellule per produrre le proteine desiderate. Attraverso numerosi esperimenti, Karikó e Weissman riuscirono a modificare leggermente il nucleoside problematico, rendendo l’mRNA sintetico impercettibile al sistema di difesa e consentendo il suo trasporto nelle cellule.

La svolta con il Covid-19

A partire dal 2005, i due scienziati hanno iniziato a pubblicare le loro scoperte su riviste scientifiche di risonanza, attirando l’attenzione di altri ricercatori che stavano esplorando il potenziale dell’mRNA.

Sebbene il sistema funzionasse, richiedeva ulteriori perfezionamenti e solo pochi erano in grado di comprenderne appieno le implicazioni. Tra questi ricercatori c’erano gli artefici dei celebri vaccini Moderna e BioNTech (in collaborazione con Pfizer), che oggi sono noti in tutto il mondo per il loro contributo nella lotta al COVID-19.

Gli sforzi iniziali per sviluppare vaccini basati sull’mRNA, ad esempio contro il virus Zika e il coronavirus della MERS, non avevano prodotto risultati promettenti. Tuttavia, la svolta decisiva è arrivata nel 2020 con l’insorgenza del SARS-CoV-2, il virus responsabile della pandemia di COVID-19.

Il valore futuro dell’mRNA

In meno di un anno dal manifestarsi del nuovo patogeno, sono stati sviluppati vaccini altamente efficaci che, sebbene non impediscono l’infezione, riducono significativamente il rischio di sviluppare forme gravi della malattia, comprese quelle fatali.

Gli esperti ritengono che nelle prossime tappe, le piattaforme basate sull’mRNA apriranno la strada allo sviluppo di vaccini di nuova generazione per una vasta gamma di malattie, semplificando le operazioni di prevenzione e contribuendo a ridurre la letalità di vari agenti patogeni.

premio nobel medicina 2023 covid Fonte foto: ANSA
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